La città di Taranto è stata la protagonista della seconda tappa del tour nazionale “Ecogiustizia subito: in nome di un popolo inquinato”, l’iniziativa itinerante ideata da sei associazioni nazionali (Acli, Agesci, Arci, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera) che da sempre si occupano di giustizia ambientale e sociale.

La scelta è ricaduta sulla Città dei due Mari per la presenza industriale ancora attiva dell’ex-Ilva che, secondo alcuni studi insieme alla presenza di Eni Cementir, delle discariche e dell’Arsenale contribuisce in maniera importante all’inquinamento del territorio, sta oggi vivendo una fase di transizione poco chiara, nella quale la ‘chiusura’ della vecchia stagione lascia aperti molti dubbi sul futuro del territorio e della comunità.

“Siamo qui oggi per discutere su come velocizzare la bonifica del Sin Taranto (Sito Interesse Nazionale). Ci confronteremo con il commissario Uricchio nel pomeriggio a Rione Tamburi e con le associazioni promuoveremo un patto di comunità per l’eco giustizia che firmeremo in cui le stesse, assieme ai comitati cittadini, si prenderanno la responsabilità di sollecitare le istituzioni a velocizzare la bonifica e spingere sugli investimenti per la green-economy ed avranno il compito di controllare che tutto venga svolto nel rispetto dei tempi e della legalità” afferma Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente.

L’evento si è tenuto presso la pensilina Liberty a Taranto Vecchia di fronte al Mar Piccolo, con la partecipazione del Centro Servizi del Volontariato -CSV- in rappresentanza del terzo settore del territorio tarantino e della comunità che si è unita alla manifestazione. Attraverso un flash-mob è stato messo in scena un piccolo processo in nome del popolo inquinato, la lettura di una sentenza emessa dal giudice di Taranto interpretato dall’attore Giorgio Consoli con il seguente monologo:

“La giuria di Taranto emette la seguente sentenza: visto il disastro ambientale che ha colpito Taranto, considerato il danno irreparabile subito dalle persone, dall’ambiente e dal futuro delle nuove generazioni, rilevato che chi inquina non può continuare a farla franca, sentenzia che:

Gli inquinatori sono dichiarati colpevoli di aver violato i diritti fondamentali del popolo e dell’ambiente che il popolo inquinato esige giustizia immediata riparazione dei danni e azioni concrete per fermare l’inquinamento e che ogni ritardo nella riparazione dei danni e nella tutela del territorio sarà considerato un aggravante della responsabilità morale sociale ed economica. In nome del popolo inquinato si condanna l’inazione, la complicità e il silenzio”.

La presidente del circolo Legambiente di Taranto, Lunetta Franco ha spiegato, “L’obiettivo del flash-mob è stato quello di ottenere le bonifiche del sito di Taranto nei tempi più brevi possibili. Aspettiamo da 24 anni vogliamo Ecogiustizia e la volgiamo subito”.

Attraverso la manifestazione, i presenti anno voluto ricordare che gli investimenti sulla transizione ecologica si possono e si devono attuare nelle aree interessate, dopo la bonifica, per ripulire dall’inquinamento passato e per mettere in campo nuove imprese e attività produttive che possano garantire al territorio una nuova stagione occupazionale fondata sugli interventi della de-carbonizzazione, sull’utilizzo delle fonti rinnovabili, dell’economia circolare e sugli investimenti necessari al paese per ottenere la transizione ecologica.

Il tour partito dal Piemonte, definita capitale dell’amianto, non si ferma a Tarato. Al contrario si svolgerà in ben 42 siti di interesse nazionale da bonificare, luoghi che si trovano nella fase iniziale di studio dell’inquinamento nei quali verrà chiesta più velocità negli interventi di risanamento ambientale.

Le prossime tappe saranno a Marghera (Venezia) la capitale della chimica, in provincia di Siracusa (Sicilia) in un’area petrolchimica, a Brescia (Lombardia) ed in fine nella vecchia raffineria a Napoli est.

One Response

  1. No vabbè come Fracchia , comunque ormai è sempre più terra di conquista ,a quanto pare i nostri politici per uno scambio di poltrone ,interessi economici e quant’altro di viscido possa esistere ci hanno condannato a vivere in una terra che tra imposizioni e scelte personali di gente sporcacciona, Taranto è tra i comuni più osceni al mondo e quel poco e quei pochi che oggi ancora ci credono ,il dolore diventa immenso a vedere il nostro territorio sfruttato ,frustrato e alla mercede di quattro zoticoni con il patentino ;non capiamo inoltre di quale energie rinnovabili parlano , considerando che creano altri danni all’ambiente e inoltre il più delle volte sono aziende straniere a sfruttare il nostro territorio e ricavarne profitto ,per cui Legambiente incominci a battersi per la non realizzazione del dissalatore e ahimè se la decarbonizzazione sarà la rivoluzione industriale della nuova acciaieria italiana ,mi sa mi sa che ci accorpiamo pure la nave rigassificatore e così piombino si salva e a noi la solita sorte avversa e in cambio paghiamo il gas più caro di tutti ,un po’ come la benzina a noi i veleni e lo scempio a vista e il prezzo non subisce alcuna diminuizione . Svegliamoci .

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