C’è un nome che riecheggia tra i vicoli della Valle d’Itria, un nome che si fonde con l’eco dei cori biancazzurri: Giuseppe La Monica. Con 8 gol e 2 assist messi a segno in 18 partite, l’attaccante classe ‘01 si è consacrato come uno dei simboli del Martina. Non solo numeri, ma cuore, grinta e una determinazione che incarna lo spirito di un’intera città. Guidati dall’esperienza e dalla saggezza tattica di mister Massimo Pizzulli, i biancazzurri stanno vivendo una stagione da incorniciare: 19 risultati utili consecutivi, tra campionato e Coppa Italia di Serie D, un biglietto per le semifinali della competizione nazionale e un piazzamento in classifica che parla chiaro. Quarti, a soli due punti dalla vetta condivisa da Casarano e Nocerina, il Martina è più di una sorpresa: è una squadra pronta a scrivere la storia. Con l’appuntamento di febbraio contro il Guidonia che potrebbe spalancare le porte della finale di Coppa, e il sogno della promozione in Serie C ancora vivo, La Monica e i suoi compagni sono chiamati a proseguire un cammino fatto di sacrifici, passione e, soprattutto, risultati. Per il numero 9 biancazzurro, cresciuto respirando calcio nei campi del sud, ogni gol è un pezzo di sé donato a questa squadra, ogni assist una promessa di futuro. E per il popolo di Martina, quel futuro potrebbe essere più luminoso che mai.
Dopo un periodo iniziale complicato, il Martina sembra inarrestabile: qual è il segreto di questo gruppo?
«Come succede in tutti i gruppi nuovi, avevamo bisogno di un po’ di tempo per trovare la giusta intesa. Essendo una squadra giovane, probabilmente ci servivano alcune difficoltà e sfide per assestarci. Quando le cose all’inizio non funzionavano, ci siamo tutti sentiti in dovere di dare qualcosa in più sul campo. È proprio così che sono arrivati i risultati di questo ultimo periodo».
Il match contro il Casarano è stato una vetrina per il calcio pugliese: qual è il suo giudizio sulla partita?
«Sapevamo che sarebbe stata una gara difficile. Martina e Casarano sono due squadre che stanno mostrando un calcio di livello superiore, sia per intensità che per qualità. La partita non ha deluso le aspettative: è stato un grande spettacolo. Il punto conquistato ci dà maggiore consapevolezza nei nostri mezzi. Abbiamo già affrontato squadre attrezzate come Andria e Francavilla, ma la differenza la fanno l’intensità e la voglia di emergere. A Martina tanti giocatori, me compreso, hanno trovato il contesto giusto per esprimersi al meglio, e questo si vede in campo».
Dopo il gol del pareggio, ha abbracciato mister Pizzulli: che tipo di rapporto vi lega?
«Per me è come un padre. Mi ha accolto a braccia aperte e mi tratta come un figlio, alternando momenti in cui usa il bastone e altri in cui offre la carota. Già lo scorso anno, quando giocavo con il Barletta contro il Martina, mi aveva fatto i complimenti per la prestazione: da quel momento ho percepito un bel feeling. A fine stagione mi ha chiamato insieme al presidente Lacarbonara, e non ho avuto alcuna esitazione ad accettare la loro proposta».
All’inizio del girone di ritorno, avrebbe firmato per essere a soli due punti dalla vetta?
«Assolutamente sì, avrei firmato subito. Ma ormai posso dire che il Martina non è più una sorpresa: siamo una realtà consolidata. Vogliamo dare filo da torcere a chiunque incroci la nostra strada».
Dalla Juve Stabia al Taranto, poi Barletta e Martina: dove si vede La Monica tra qualche anno?
«Mi auguro di giocare tra i professionisti, ma adesso penso solo al presente. Stiamo disputando un campionato importante, e questa può essere una stagione che segna una carriera e dà una spinta per il futuro».
Tornando alla sua avventura con il Martina, cosa pensa di poter dare ancora a questa piazza?
«Qualche giorno fa ho scritto sui social che questo gruppo ha ancora tante pagine da scrivere, e lo penso davvero. Voglio fare tanti altri gol con questa maglia e togliermi numerose soddisfazioni insieme ai miei compagni».
Una di queste pagine potrebbe essere la Coppa Italia di Serie D?
«Sicuramente. È uno dei nostri obiettivi, ma vincere il campionato sarebbe un vero miracolo sportivo. Abbiamo un sogno nel cassetto e vogliamo continuare a cullarlo. Personalmente, l’emozione è talmente forte che la notte faccio fatica a dormire».
L’appetito vien mangiando: cosa darebbe per vincere il campionato? E cosa farebbe in caso di promozione in Serie C?
«Ho fatto una promessa ai miei compagni: se vinciamo, mi farò un tatuaggio dedicato alla squadra, mi taglierò i capelli a melone e li tingerò di biondo. Questo gruppo è speciale, e non succede tutti gli anni di vivere un’esperienza così. Dietro c’è tanto lavoro».
Che rapporto ha con i tifosi?
«Sono spettacolari. Fin dall’inizio, anche nei momenti più difficili, ci hanno sempre supportato. È quello che cercavo, soprattutto dopo l’esperienza poco fortunata di Barletta. So che qualcuno ha parlato della mia difficoltà a segnare lì, ma venivo da un infortunio al ginocchio che mi ha tenuto fermo tre mesi. Nonostante tutto, mi sono sempre preso le mie responsabilità e ho dato il massimo. A Martina, invece, sento la fiducia di tutto l’ambiente e sono felicissimo. Io vivo per queste emozioni: sono nato a Castellammare, in una piazza dove il calcio è ovunque, e ho giocato a Taranto in un contesto splendido. Martina ha un’atmosfera simile, e se fosse per me resterei qui per tutta la vita».
*foto Paolo Conserva

