“Non siamo contrari al dissalatore a prescindere, siamo contrari alla sua realizzazione sul Tara”. Così Luciano Manna, di VeraLeaks, intervenuto questa mattina a “Cittadini in marcia, dagli ulivi alla Procura”.

In tanti all’appuntamento presso Masseria Carmine per sottoscrivere un esposto da consegnare presso la Caserma dei Carabinieri di Paolo VI.

“Abbiamo già presentato una denuncia lo scorso 10 dicembre – ha spiegato il proprietario di Masseria Carmine, Vincenzo Fornaro – contro ignoti: qualcuno ha numerato con vernice rossa e blu numerosi ulivi delle nostre proprietà, non abbiamo la certezza che sia stato l’Acquedotto Pugliese ma abbiamo notato che gli alberi segnati corrispondo al punto in cui passerà la linea del dissalatore. L’esposto di oggi va ad integrare quella denuncia e lo facciamo anche attraverso le firme dei cittadini che non approvano la scelta di costruire un dissalatore sul fiume Tara. Le rassicurazioni di AQP sul ripristino vegetazionale? Sinceramente, se questo è il modo di agire, entrando nei terreni altrui senza “bussare” e senza contattare i proprietari, non mi tranquillizzano affatto nè pongono le basi per un’interlocuzione futura proficua”.

“Ci sarà una terza denuncia – continua Manna – VeraLeaks tirerà fuori dei documenti che non sono passati in Conferenza dei servizi, in cui dimostriamo che l’impatto del dissalatore sull’ecosistema fluviale sarebbe devastante”.

E mentre AQP continua a sostenere l’assoluta compatibilità del dissalatore con l’ambiente, la Provincia e il Comune di Taranto hanno espresso parere contrario alla realizzazione dell’impianto, chiedendo alla Regione di valutare la disponibilità di altri siti.

“Sono basito da questa decisione del AQP, una progettazione vecchia di 19 anni per approvvigionare acqua dolce – ha commentato Marco Calabretta, intervenuto come esponente di Socialismo XXI alla marcia di questa mattina – Nel 2018 la Regione affermava di voler procedere all’installazione di depuratori di acque reflue sul territorio pugliese e con delibera di Giunta si ammettevano a finanziamenti tre importanti progetti finalizzati a consentire il riuso in agricoltura delle acque reflue provenienti dai depuratori civili gestiti da AQP. In particolare in provincia di Taranto è stato approvato l’intervento proposto dai comuni di Palagiano e Massafra: l’importo ammesso era di 3.900.000 euro e spettava al comune di Palagiano, come capofila, attivare le procedure necessarie per la realizzazione di questo importante progetto per un riuso ecologico della risorsa idrica.Con la stessa delibera fu ammesso il finanziamento per un importo di 1.500.000 euro per finanziare infrastrutture per lo stoccaggio e il riutilizzo delle acque reflue depurate dell’agglomerato di Sternatia, in provincia di Lecce, oltre al progetto di riutilizzo delle acque reflue civili dell’impianto di Manfredonia per un importo complessivo di 6.393.200 euro. Quindi non comprendo la decisione di AQP dell’installazione di un dissalatore di questa grandezza”.

“Inoltre – prosegue Calabretta – nell’aprile del 2024 la Regione Puglia si è fornita di una legge importantissima per la salvaguardia della costa pugliese e del suo ecosistema marino, quindi come si concilia questa nuova (ma vecchia) progettazione con ciò che la Regione promuove adesso verso l’ AQP ? Cosa c’è sotto? Abbiamo letto le considerazioni di AQP, suffragate da geologi incaricati, che raccontano delle falde acquifere poco approvvigionate dalle piogge. Non è che le idrovore della ex Ilva hanno bisogno di altre forniture di acqua? Forse non traggono più acque da questi pozzi? Inoltre, se la salamoia acida creata dal processo venisse rilasciata in mare creerebbe un danno irreversibile alla flora del nostro golfo e di conseguenza alla fauna del luogo. Noi di Socialismo XXI non siamo disposti ad accettare passivamente questo scempio del territorio jonico”.

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