La dispersione del popolo ebraico ha origine antiche, dapprima con la cosiddetta “Cattività babilonese” e successivamente sotto l’impero romano.
Il tempio, fulcro della religione ebraica, venne distrutto entrambe le volte. Nel primo caso, perì sotto l’assedio di Nabucodonosor II, e dopo la sua ricostruzione venne definitivamente raso al suolo nel 70 d.C., anno in cui la ribelle Gerusalemme subì le devastazioni delle legioni romane di Tito.
La fine della Giudea trasformò così gli ebrei da cittadini in profughi, disperdendoli, “come tante goccioline d’olio sulle acque delle altre civiltà”, come ben descrisse lo storico francese Fernand Braudel.
Anche a Taranto si formò in quegli anni una comunità ebraica, che trovò il suo posto sull’istmo, nell’estremità orientale del pittaggio Torrepenna.
Dalla contrada cosiddetta Montedoro, situata grossomodo tra l’attuale Piazza della Vittoria, palazzo degli Uffici e la chiesa del Carmine, provengono diverse iscrizioni ebraiche di carattere funerario.

Queste steli in carparo custodite all’interno del museo archeologico Nazionale MarTa, costituiscono un’importante testimonianza archeologica della permanenza di questo popolo a Taranto.


Databili tra il IV e X secolo d.C., sono redatte in greco, latino ed ebraico, molte delle quali addirittura bilingui, segno anche della ormai profonda fusione delle genti ebraiche con la città di Taranto, la quale non abbandonò del tutto l’uso della lingua greca.
I simboli raffigurati sono tipici e identitari della tradizione ebraica; vi sono infatti incise Menorah, ovvero un candelabro a sette bracci, la stella di Davide o lo shofar, cioè un corno d’ariete utilizzato come strumento musicale in particolari funzioni liturgiche.
I tipici nomi qui incisi, quali Ezechiele,Samuele, Daudato, Azaria, Ester, Basilia, Silano e Susanna, restano così impressi per l’eternità e restituiscono uno spaccato di vita del tempo, che permette di conoscere ed approfondire la storia e la cultura di questo antico popolo qui in terra jonica.
Gli uomini, con le loro azioni, hanno scritto ogni singola pagina di storia e il 27 gennaio ricorre quella dedicata alla “Memoria”; un estremo invito ad un ricordo che deve essere ancora tanto vivo in noi, affinché dalle vicende del passato si possa solo imparare a non commettere più gli stessi errori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *