Nuova riunione in merito alla vertenza riguardante la crisi finanziaria della Fondazione della Cittadella della Carità, questa volta presso la task force regionale per l’occupazione, che segue quella svoltasi la scorsa settimana con il negoziatore nominato dalla Camera di Commercio di Bari, nell’ambito della procedura di composizione negoziata della crisi, alla presenza delle organizzazioni sindacali FP Cgil, Cisl FP, Fials, Ugl, della Fondazione, della Dipartimento Promozione della Salute regionale.
Durante l’incontro, il responsabile del Dipartimento Promozione della Salute della Regione Puglia, Vito montanaro ha chiaramente prospettato la possibilità di un intervento diretto dell’ente regionale nella vertenza, nell’ambito del quadro normativo vigente, per garantire il salvataggio delle prestazioni sanitarie e dei 160 lavoratori coinvolti. Questo perché lo stesso Montanaro ha comunicato che in caso di mancanza di elementi di novità, saranno costretti ad avviare la procedura di revoca degli accreditamenti se entro 60 giorni dalla comunicazione, la Fondazione non dovesse provvedere a saldare tutti i debiti con i lavoratori, rischiando in questo modo la chiusura non essendo più convenzionata con il sistema sanitario regionale.
Allo stesso tempo però, la Regione è impegnata per scongiurare un tale epilogo della vertenza. Presente alla riunione in task force regionale anche il gruppo Neuromed, da tempo interessato a rilevare la gestione della struttura sanitaria tarantina attraverso il fitto del ramo d’azienda alla Soave Sanità (società del gruppo Neuromed): gli emissari dell’azienda avrebbero dichiarato che in un ambito di procedura di concordato preventivo, la società sarebbe disposta a rilevare il 51% della capitale sociale della Fondazione. All’interno di questa eventuale possibilità, i sindacati hanno ribadito, Cgil in testa, il mantenimento dei livelli occupazionali e salariali come condizione imprescindibile per la chiusura positiva della procedura.
Ricordiamo che il debito nei confronti dei lavoratori è pari a 2,5 milioni di euro (TFR e retribuzioni e buono pasto arretrati) e che il piano attualmente ancora allo studio, prevederebbe il pagamento in una soluzione unica entro 12 mesi dalla omologazione del giudice degli eventuali accordi. Una proposta che non è stata accolta dai sindacati e che ha spinto la Fondazione ad avanzare una proposta alternativa di rateizzazione in dodici mesi a partire da marzo/aprile. Le organizzazioni sindacali hanno però chiesto una rimodulazione di tale proposta con una sostanziale riduzione dei tempi in sede di trattativa presso la task force regionale per l’occupazione, fermo restando che per i sindacati resta fondamentale capire quale sia il piano industriale che garantisca la sostenibilità della proposta e il futuro della Cittadella. Ai 160 tra lavoratori e lavoratrici interessati dalla vertenza continuano infatti a mancare diverse spettanze: metà della tredicesima del 2023, lo stipendio di aprile, il premio di produzione, lo stipendio di novembre e la tredicesima del 2024, a cui si è aggiunto anche lo stipendio di dicembre.
Si tratta dunque di una vera e propria corsa contro il tempo. Come ampiamente risaputo infatti, la situazione economica della Fondazione è sempre più vicina al collasso finanziario. Dall’ultima rilevazione effettuata, è risultato che il debito finanziario della Fondazione ammonti a 25 milioni di euro (più il TFR ante 2007) così suddiviso: 12 milioni verso le banche, 6 milioni nei confronti dei fornitori, mentre i restanti 7 sono nei confronti dell’erario e dei lavoratori.
Qualora tramontasse definitivamente l’opzione che porta al gruppo Neuromed, la Regione Puglia potrebbe intraprendere o la strada del commissariamento della Fondazione oppure un processo di internalizzazione della struttura come è accaduto per il San Raffaele di Ceglie in provincia di Brindisi, oltre a cercare altri partner economici. Altre realtà, al momento coperte da riservatezza, sembrerebbero infatti interessate a subentrare, con particolare attenzione alla gestione della RSA “L’Ulivo”.
La lunga crisi della struttura sanitaria che svolge un ruolo di prima importanza per la provincia ionica mettendo a disposizione del territorio 80 posti di Rsa e 54 posti letto in una Casa di cura oltre ad un poliambulatorio, e che dà lavoro a 160 persone, è quindi giunta allo snodo decisivo. A stretto giro la task force riconvocherà le parti per fare il punto della situazione e tracciare una via d’uscita per evitare la chiusura dell’importante struttura sanitaria tarantina.
(leggi tutti gli articoli sulla crisi della Fondazione Cittadella della Carità https://www.corriereditaranto.it/?s=cittadella&submit=Go)
