Un vertice in prefettura presieduto dal vice ministro dell’Ambiente e Sicurezza Energetica Vannia Gava, seguito alle operazioni conclusive per il trasferimento dal deposito ex Cemerad dei fusti contenenti anche materiali radioattivi, per fare il punto sulle bonifiche (e non solo) nel SIN di Taranto. E che ha riunito intorno al tavolo, dove erano presenti anche i commissari straordinari Vito Felice Uricchio e Vera Corbelli, enti (ARPA Puglia, ASL Taranto, CNR), sindacati, istituzioni (comune e provincia di Taranto, Regione Puglia) e associazioni datoriali (Confindustria, Confcommercio, Confapi, Confartigianato tra gli altri).

Un incontro dove, oltre ad elencare nuovamente i progetti in essere, si è confermato il momento di attesa vissuto dal territorio ionico. Innanzitutto per quanto attiene lo stanziamento dei fondi FSC 2024-2027 per il SIN di Taranto: a breve il ministero dell’Ambiente dovrebbe comunicare la ripartizione delle risorse per tutti i siti di interesse nazionale, con il commissario Uricchio che spera di ottenere una cifra di diverse decine di milioni di euro, a fronte di una richiesta complessiva pari a 600 milioni di euro.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/01/21/bonifiche-a-taranto-servono-600-milioni/)

Ci si è poi soffermati sullo stallo vissuto dal CIS Taranto, che non viene convocato dall’oramai lontano settembre 2022, pochi giorni prima dell’insediamento del governo Meloni. Anche in questo caso le notizie che arrivano da Roma, portate dal viceministro Gava, parlano di una riorganizzazione della governance e di una prossima riconvocazione della struttura, per la riattivazione del fondo che contiene svariate centinaia di milioni, tra cui anche le risorse per la bonifica dei sedimenti del primo seno del Mar Piccolo. Intervento sul quale il commissario Uricchio è impegnato in prima persona, e che in attesa dello sblocco dei fondi ha una serie di progetti in cantiere per il rilancio della mitilicoltura tarantina.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/08/12/il-cis-taranto-e-stato-congelato/)

Infine, si è affrontato anche il tema del Just Transition Fund per Taranto: dovrebbe essere infatti approvato a breve il piano operativo il cui ritardo, è stato spiegato anche nel vertice in prefettura, riguarda una non convergenza, un disallineamento tra i fondi e i progetti presentati, alla cui risoluzione si sta però alacremente lavorando per evitare di perdere altro tempo prezioso, visto che una parte degli 800 milioni destinati a Taranto, devono essere spesi già entro il 2026.

Dunque, in attesa di conoscere la sorte (l’ennesima) che attende il siderurgico, Taranto attende di poter riprendere due importanti percorsi interrotti come le bonifiche e il CIS, oltre che mettere a terra i primi progetti da finanziare con le risorse del Fondo di Transizione Giusta per tornare a guardare al futuro con maggiore ottimismo. Nella consapevolezza che il lavoro da fare è ancora enorme, e che senza la collaborazione di tutti gli attori in campo difficilmente si riuscirà davvero a voltare pagina.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/11/14/transizione-giusta-taranto-attende-lok/)

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