E’ così che il nostro sempre credibile Toni Servillo, questa volta nei panni del Colonnello Orsini, militare di grande esperienza e valore, uomo fidato di Giuseppe Garibaldi, chiosa questa bella pellicola firmata dal regista Roberto Andò.
Un povera Italia esclamato in terra di Sicilia, che ci fa rimbalzare immediatamente al ‘Povera Patria’ del maestro Battiato, che quella Sicilia dalle perpetue contraddizioni ce l’aveva impressa sull’anima.
Lo sfondo narrativo è quello della spedizione dei Mille guidata da Garibaldi nel maggio del 1860 per liberare la Sicilia dai Borbone e proclamare la dittatura in nome del re Vittorio Emanuele II di Savoia, in vista del più ampio programma di unificazione dell’Italia tutta.
Le scene del “casting” per arruolare i Mille ci lasciano subito intravedere provenienze territoriali e profili umani assai variegati, in alcuni casi ai limiti di una logica affidabilità (ma bisognava anche far numero, e dunque… di necessità virtù).
Fra questi profili borderline, Domenico Tricò e Rosario Spitale (i bravi Salvo Ficarra e Valentino Picone, precedentemente già protagonisti ne ‘La Stranezza’, sempre di Andò e sempre con Servillo): mossi da motivazioni esclusivamente personali (quindi tutt’altro che patriottiche), i due strambi personaggi sostanzialmente scroccano un passaggio verso la Sicilia! Infatti, appena sbarcati a Marsala, le incalzanti cannonate dei Borbone li condurranno verso percorsi alternativi (…) rispetto al resto dei rosso-camiciati.
Dal racconto cinematografico di Andò emergono le tante sfaccettature di quella meravigliosa isola di Sicilia, che sempre isola rimane, con tutte le peculiarità che ne conseguono, e che nessun Ponte (…) potrà forse mai limare. Ed allora l’accoglienza verso gli unificatori dell’Italia può rivelarsi estremamente differente, a seconda di chi ne è protagonista. C’è chi ha rendite di posizione da tutelare (vedi latifondisti e nobilotti), e che dunque mal vede l’arrivo di quell’eroica ciurma unificatrice; e chi, all’opposto, allarga i propri polmoni per respirare quel vento di cambiamento ed è disposto a rischiare per appoggiare il buon esito dell’impresa garibaldina. Questi ultimi sono forse i veri eroi, quelli che non si arrendono alla presunta ineluttabilità di certe condizioni e di certa Storia; una frase pronunciata dal colonnello Orsini sembra incarnarne lo spirito: “Il destino ha gioco quando scegliamo di metterci da parte e lasciarlo entrare”.
Fra i Mille ci sono tanti uomini di cuore e valore, da latitudini diverse della Penisola, davvero pronti all’estremo sacrificio nel nome di un ideale più alto del singolo individuo (ad avercene, oggi, di gente così fra le crepe della nostra misera politica). E poi ci sono i Tricò e gli Spitale (Ficarra e Picone): uomini mediamente mediocri, ai quali però la vita riesce ad offrire occasioni di riscatto, ed allora si può decidere di diventare eroi… un po’ per caso, un po’ per necessità, un po’ per rivalsa.
Salvo poi, magari, tornare a sguazzare nel liquido amniotico della propria mediocrità, perché l’Homo Italicus spesso corrisponde a questo sintetico identikit: mediamente meschino, con punte di virtù.
Credibile tutto il cast (anche Giulia Andò, figlia del regista), naturalmente sovrastato dal trio Servillo-Ficarra-Picone. Belle le ambientazioni e i costumi dell’epoca.
Una sceneggiatura ben architettata, che fa scivolare armoniosamente i circa 130 minuti di pellicola, facendoci un po’ ridere e un po’ pensare. Per le anime più idealiste, forse un po’ tanto… pensare.
*recensione a cura di Girolamo Piepoli
** in programmazione al Savoia e al Multisala Casablanca di San Giorgio Jonico, al Vittoria di Grottaglie e di Sava