Linee interrotte in tutta Italia oggi, per protestare contro il contratto pirata firmato da Assocontact con Cisal lo scorso dicembre. E’ arrivata anche a Bari la protesta dei lavoratori tarantini della Network Contact che insieme alle organizzazioni sindacali hanno partecipato alla manifestazione nazionale, indetta dai sindacati, contro la decisione dell’azienda di call center di uscire dall’alveo del contratto nazionale delle Telecomunicazioni (manifestazioni e presidi si sono svolti anche a Milano e Bergamo). I lavoratori si sono diretti in presidio sotto la sede dell’ENEL, una dei committenti più importanti per la società che dal mese di febbraio dovrebbe applicare ai lavoratori il così detto ‘contratto pirata’ sottoscritto da un sindacato e da un’associazione di categoria che i sindacati definiscono minoritari entrambi, e dunque poco rappresentativi dell’universo delle telecomunicazioni, per poi recarsi in Prefettura. Dove dopo circa un’ora sono stati convocati e hanno rappresentato i termini della vertenza che, giova ricordarlo, conta a Taranto circa 500 dipendenti, 5.000 in Puglia.
“Non è più il tempo dell’attesa – dice Tiziana Ronsisvalle, segretaria generale della SLC di Taranto – Enel prenda posizione e ci dica da che parte vuole stare!”. “Credo sia successa una cosa importante anche se questo non poteva essere l’incontro risolutore. È stato comunque aperto un tavolo tecnico da oggi al 12 febbraio che dovrà approfondire un percorso legislativo che a noi interessa, ovvero che il contratto nazionale del comparto Tlc venga identificato dal ministero del Lavoro come il contratto di riferimento” il commento del segretario generale della Slc Cgil, Riccardo Saccone, al termine dell’incontro. “Ora abbiamo un luogo di discussione sul tema della rappresentanza nel settore dei Contact Center – aggiunge -, senza voler impedire la contrattazione ma perché la contrattazione deve avere delle regole. Quel contratto che è stato fatto non è un contratto ma un pasticcio che serve per altri due tre anni a massimizzare i profitti”.
Numeri alla mano, la proposta di aumento fatta da Slc, Fistel e Uilcom per il rinnovo contrattuale è di 260 euro mensili per un triennio, calcolate sulla base dell’inflazione che continua a crescere. Il contratto firmato da Assocontact e Cisal prevede, invece, un aumento di molto inferiore, che si attesta sui 7 euro mensili. “Non ci siamo inventati niente – spiega Daniele Carchidi che per la Slc Cgil nazionale segue il settore dei call center -, i rinnovi contrattuali e gli aumenti si stabiliscono sulla base di regole scritte, vanno rapportati all’inflazione, sulla base dell’Ipca (l’Indice dei prezzi al consumo), che in questi anni è volato, talmente da giustificare in tutti i rinnovi degli aumenti consistenti”.
Ma nel ccnl separato firmato da Assocontact non ci sono solo aumenti salariali molto più miseri, c’è in generale un arretramento su una serie di diritti e tutele: dimezzamento dei roll, riduzione dei permessi, taglio alla retribuzione della malattia, tanto per citarne alcuni. In più ad avviso delle organizzazioni sindacali, si riscontrano anche dei profili di illegittimità giuridica per i contratti di collaborazione, per i quali si prevede una paga oraria di 6,50 euro. La legge stabilisce che il contratto a progetto deve avere la paga oraria uguale al dipendente che svolge un ruolo simile. E nel contratto di riferimento è superiore a 9 euro.

Le aziende che avevano aderito a questo nuovo contratto sono una trentina, tra cui qualcuna molto grande (sui 5 mila dipendenti). Grazie alle azioni messe in campo dai sindacati ed in particolare dalla SLC Cgil, alcune di queste sono tornate sui loro passi. Come spiegato e ricordato dalle organizzazioni sindacali, nel settore del customer care oltre l’80% del costo complessivo è il lavoro: non ci sono macchinari, ci sono persone che rispondono al telefono. “Li abbiamo fatti ragionare su come questo contratto, oltre che iniquo sia una sorta di zappa sui piedi – illustra Carchidi – nelle aziende di customer care il costo industria è praticamente inesistente, è il costo del lavoro a cubare quasi il 90% dei costi complessivi dell’impresa. Stipendi più bassi, significa dunque risorse più limitate per aziende che lavorano in appalto per altre”. I clienti di queste imprese sono colossi come la Enel.
Lavoratori e sindacati hanno manifestato sotto la sede Enel “per richiamare la stazione appaltante alle sue responsabilità, data la complicità mostrata dalla stessa Enel alla Network Contact, seriamente interessata ad abbandonare il contratto collettivo nazionale Telecomunicazioni, per abbracciare le opportunità offerte siglando un altro contratto, certamente non sottoscritto dai sindacati più rappresentativi. Opportunità però solo per il datore di lavoro che certamente andrebbe ad incrementare il suo margine di profitto a spese delle tutele e dei diritti dei lavoratori” commentano dall’USB.
“L’incontro in Prefettura è servito a tornare ancora una volta sulla assoluta necessità di non fare passi indietro nelle garanzie dei lavoratori, spingendo sulla conferma del contratto leader e su incisivi interventi a livello centrale mirati a regolare la giungla dei contratti in tutti gli appalti. Dumping contrattuale e gioco al ribasso nell’assegnazione delle commesse devono assolutamente essere messi tra le priorità del Governo. Per questa ragione, non solo abbiamo consegnato documenti riepilogativi della vertenza, ma abbiamo anche ribadito che attendiamo a stretto giro un confronto con i ministeri direttamente interessati, dunque il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ed il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali” proseguono dall’USB.
“Ricordiamo che il nuovo contratto determinerebbe un abbattimento di circa il 15 % del costo del lavoro ed il taglio di tutele importanti per i lavoratori come un graduale passaggio verso il non riconoscimento della malattia nei primi tre giorni, il controllo a distanza individuale, ma anche l’abbattimento di circa il 50% delle ore di permesso. Non da poco inoltre lo smantellamento della clausola sociale in caso di cambio d’appalto, ad opera del contratto pirata. Significa che in ogni ipotesi di cambio d’appalto, non sarebbe più garantito il riassorbimento da parte dell’appaltatore subentrante, determinando un attuale rischio di emorragia di posti di lavoro in un breve lasso di tempo – concludono dall’Unione Sindacale di Base -. Altro aspetto rilevante del nuovo contratto è la possibilità data alla sola organizzazione sindacale firmataria del nuovo ccnl, indipendentemente dalla reale rappresentanza, di nominare rappresentanti sindacali. Praticamente si tratterà di lavorare le stesse ore con retribuzione e tutele minori”.
Si chiamano lavoratori, sono persone. Non dimentichiamolo mai.
(leggi tutti gli articoli sulla vertenza dei call center https://www.corriereditaranto.it/?s=call+center+&submit=Go)