God Save the Queen. Dio salvi la regina, in questo caso la cozza tarantina. «È davvero ancora un elemento identitario per Taranto? » si è chiesto, lanciando una provocazione, Vincenzo Cesareo, presidente della Camera di Commercio Taranto-Brindisi, che oggi ha ospitato il tavolo camerale per la mitilicoltura in una sala presidiata dagli operatori del settore, delusi e agguerriti. Il comparto è in ginocchio a causa della moria dei mitili determinata dal caldo torrido della scorsa estate (al macero l’80 per cento del prodotto) e della mancanza di politiche mirate che garantiscano ristori e prospettive.
Crisi aggravata dalla perdita del seme che pregiudicherà fortemente la produzione nei prossimi mesi. Già oggi la cozza tarantina è introvabile nelle pescherie e nei ristoranti. Le questioni sollevate dai mitilicoltori sono tante: dall’utilizzo parziale – da più di dieci anni – del primo seno per motivi sanitari (la presenza di pcb e diossine) con trasferimento di novellame ogni 28 febbraio che determina un allungamento di maturazione del prodotto alla necessità di bonifica del mar Piccolo, ai costi, alle concessioni, agli spazi di coltivazione, alla dichiarazione dello stato di calamità, alla burocrazia, ai ritardi, ai rimpalli di responsabilità.
Si teme la scomparsa di una attività legata ad una tradizione millenaria che, nonostante tutto, continua a garantire centinaia di posti di lavoro.
Presenti all’incontro, tra gli altri, il prefetto Paola Dessì, il presidente di Confcommercio Leonardo Giangrande, il commissario straordinario per le bonifiche Vito Felice Uricchio e i rappresentanti di tutta la filiera.
Il tavolo camerale, istituito nel 2024, è stato convocato per affrontare e approfondire le tematiche più urgenti. «La riunione di oggi – ha sottolineato il prefetto Dessì – ha il senso di voler fare quadrato fra tutte le istituzioni per affrontare queste problematiche, talune anche annose, e cercare delle possibili soluzioni, praticabili e concrete».
Le strade percorribili, dunque. Il commissario straordinario per le bonifiche Vito Felice Uricchio, nominato l’1 marzo 2024, ha indicato due progetti presentati lo scorso novembre alla Regione Puglia e inseriti nell’ambito della legge di bilancio regionale, finanziati per un ammontare di 400mila euro. «Non appena potremo essere operativi – ha spiegato – partiremo immediatamente con le attività sperimentali. Intendiamo iniziare a valutare la situazione già la prossima estate».
Le bonifiche «sono estremamente connesse alla mitilicoltura – ha detto ancora il commissario – perché i mitili sono in grado di poter filtrare le acque ma anche di degradare una serie di contaminanti attraverso le loro peculiarità. Una proposta progettuale, definita con il Consiglio nazionale delle ricerche e 36 Università del mare, punta alla resilienza dei mitili perché abbiamo visto che il 2024 è stato particolarmente critico con la perdita del prodotto per il caldo a Taranto, in Italia ed Europa».
La seconda progettualità, ha riferito Uricchio, «mira a compensare la mitilicoltura con i crediti di carbonio perché i mitili assorbono Co2 per poter produrre il proprio guscio, che è composto da carbonato di calcio, e se abbiniamo alla mitilicoltura anche la produzione di alghe, che non solo producono ossigeno ma tolgono anche Co2, avremo una serie di elementi nutritivi quali polifenoli, micronutrienti e vitamine che potrebbero consentire al prodotto di sopravvivere anche a temperature più elevate».
L’assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia, coordinatore per la pesca, ha risposto ai mitilicoltori che lamentavano una presunta disparità di trattamento con i colleghi veneti. «Parliamo – ha osservato – di questioni diverse. Bisogna spiegare che lì c’è un provvedimento del governo per il granchio blu. Il 3 settembre del 2024 abbiamo già messo in condizione il governo, chiedendo il danno, di affrontare anche la questione dei mitili che riguarda Cagnano Varano, Taranto e poi si è aggiunta Manfredonia. Abbiamo sollecitato il ristoro. Vedremo il governo come risponderà. Abbiamo completato tutte le procedure. C’è la relazione di Cnr e Arpa, quindi abbiamo creato le condizioni. Non era mai stata fatta questa operazione perché a parlare è facile, ma gli atti sono la ufficializzazione di una volontà».
Il governo, ha insistito l’assessore, «sicuramente ha aspettato e dato risposta alla questione del granchio blu, oggi diventata una risorsa importante, ma ora siamo in campo per la mitilicoltura e vedremo cosa otterremo. Io risponderò col Feampa (Fondo europeo per gli affari marittimi, ndr), cioè con la programmazione regionale, a fare altre cose, oltre i finanziamenti che pure erano previsti da norme su cui abbiamo dato copertura finanziaria, risolvendo problemi che le cooperative avevano. Pagheremo anche queste persone».
Pentassuglia ha annunciato la volontà di organizzare a Taranto, tra metà e fine giugno, «una fiera internazionale del mare con tutte marinerie per rilanciare la dignità del pescatore nelle sue articolazioni. Spero di non essere nuovamente boicottato visto che l’anno scorso è saltata. Penso che sia stata messa in campo una fase nuova e le polemiche le lascio a chi vuole polemizzare. C’è anche il tema dei delfini che i pescatori hanno posto. Lo sto valutando. Magari chiederemo a qualcuno di evitare che i richiami li portino sotto costa. Ci vuole convivenza civile e rispetto del lavoro di tutti».
Per Luciano Carriero, del Centro Ittico Taranto, presidente dei Mitilicoltori di Confcommercio, «la politica deve fare la propria parte, ci deve mettere nelle condizioni di lavorare. Non possiamo più aspettare perché i problemi sono tanti. Si è messa anche la natura contro di noi. Quest’anno è morto anche il seme, quindi l’annata 2025 è compromessa. Quest’estate niente cozze tarantine. Se siamo fortunati, verso il mese di giugno avremo le primizie, ma bisogna rilanciare il settore. Questo è un momento storico. Dai problemi dobbiamo trarre vantaggi. Noi ce la metteremo tutta. Non possiamo certo immaginare una Taranto senza cozze».
*a cura di Giacomo Rizzo

