Il ministero dell’Ambiente pubblicherà a breve il decreto, previsto dal DL 181/2023, che individua i porti di Augusta in Sicilia e di Taranto in Puglia quali cantieri navali per la realizzazione dei parchi eolici in mare. “Abbiamo individuato Augusta e Taranto come base della cantieristica offshore” ha rivelato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, nel corso dell’evento dedicato alla presentazione dello studio di impatto ambientale del progetto Med Wind, organizzato da Fondazione Univerde.

Dunque, ritardo di diversi mesi, sarebbe finalmente pronto il decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che deve individuare i due poli portuali in cui realizzare investimenti a sostegno dello sviluppo di un’articolata filiera per l’eolico offshore sarebbe stato predisposto e cofirmato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. E’ chiaro che bisognerà leggere nel dettaglio cosa è riportato nel decreto, ma le dichiarazioni del ministro in persona non lasciano più dubbi al riguardo. Il ritardo sarebbe da attribuire alla definizione del quadro economico, per il quale in questi mesi sono avvenute diverse interlocuzioni con il Ministero dell’economia e delle finanze.

Fra i sei scali candidati dalle rispettive Autorità di sistema portuale la scelta è quindi ricaduta su Augusta e Taranto. Per quel che riguarda la Puglia, Taranto era e resta candidata in partnership con Brindisi, ma con una sorta di priorità per il porto ionico perché avrebbe bisogno di meno interventi strutturali rispetto al porto che si affaccia sull’Adriatico.

Quanto ad Augusta, il progetto presentato dall’Adsp, era stimato valere all’incirca 50 milioni di euro. A Taranto è previsto il coinvolgimento di circa il 50% delle aree del Molo Polisettoriale, oggi formalmente destinate ad un traffico container mai ripartito dopo il tramonto della funzione di hub per il transhipment dello scalo e assegnate in concessione al San Cataldo Container Terminal del gruppo turco Yilport. L’Autorità portuale ha candidato quasi la metà dell’area in cui sorge il terminal contenitori, pari a quasi 400mila metri quadrati riferiti ad una zona più verso terra, che inevitabilmente ridurrebbe gli spazi per l’operatività della stessa Yilport.

L’avviso non è da confondere invece, con l’intesa che Renantis e BlueFloat Energy hanno sottoscritto nei mesi scorsi con la stessa Yilport, nella quale è previsto che le aree del terminal container di Taranto siano usate per l’assemblaggio e la costruzione dei parchi eolici previsti in Puglia.

Adesso non resta che la pubblicazione del decreto, dalla cui lettura si capirà meglio quali nuove prospettive si potranno aprire per il porto di Taranto e per i suoi lavoratori. Oltre che per l’economia della provincia ionica.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/01/16/2024-annus-horribilis-del-porto-di-taranto/)

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