“La posizione di Legambiente sui dissalatori è critica, dal momento che rappresentano sistemi industriali altamente energivori e, laddove il sistema di approvvigionamento energetico sia collegato alla rete elettrica che utilizza fonti fossili, questo comporta una produzione di CO2 difficilmente compensabile. Inoltre, quando insistono su tratti idrici delicati dal punto di vista ambientale (come, per esempio, il fiume Tara) il rischio che creino disarmonie sull’ecosistema esistente è concreto.
Oggi il progetto più avanzato nell’iter autorizzativo è quello di Taranto.
Le criticità riguardo il progetto che insiste sul fiume Tara sono diverse, dal tema energetico (non c’è riscontro negli atti dell’iter autorizzativo di un approvvigionamento al 100% da fonti rinnovabili) fino ai forti impatti che l’impianto andrebbe a creare sul corso d’acqua, per il quale va conseguito uno stato delle acque “Buono” secondo la Direttiva 2000/60/CE, come evidenziato dalle Osservazioni depositate dall’associazione.
Inoltre, in esso non si è adeguatamente considerato il nodo costituito dal prelievo dal Tara da parte di Acque del Sud di risorse idriche per l’Acciaieria, che peraltro, nelle condizioni attuali, con il livello minimo di deflusso stabilito in Conferenza dei Servizi, porterebbe di fatto ad azzerare la produzione di acqua potabile da parte del dissalatore in coincidenza con le emergenze idriche più critiche, in cui la portata del Tara scende ad 1,5 m3/s.
Due punti sono importanti da segnalare in questa sede, in relazione ai diversi approfondimenti che l’associazione ha presentato in questi anni. Il primo è la segnalazione del diritto contrattualmente previsto per ILVA ieri e, quindi, per Acciaierie d’Italia in AS oggi, di ricevere acqua dal sistema Sinni in caso di indisponibilità o di riduzione dei prelievi di acqua dal Tara a fini industriali.
Il secondo è che l’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2011 per l’ex Ilva conteneva la prescrizione che venissero utilizzati, per far fronte alle necessità idriche dell’impianto siderurgico, i reflui affinati del depuratore Gennarini. Legambiente ritiene inconcepibile che non si sia proceduto a svincolare il Tara dalla servitù del prelievo industriale obbligando l’azienda siderurgica a rifornirsi dalle acque depurate degli impianti di Bellavista e di Gennarini e, pertanto, chiede che tale obbligo sia previsto nella procedura di vendita in essere.
In ultimo, per aumentare la resilienza idrica della rete salentina, è indispensabile la piena attivazione dell’invaso Pappadai, che avrebbe la capacità di accogliere gli eccessi di precipitazione raccolti dall’invaso Cotugno, per un successivo utilizzo differito.
Legambiente sul dissalatore del Tara chiede che venga sospeso l’iter autorizzativo relativo al progetto e sollecita un confronto urgente al Presidente e all’Assessore all’Ambiente della Regione Puglia per verificare come siano rivalutabili in atti formali le criticità che non hanno trovato riscontro nel giudizio di compatibilità ambientale. Al contempo riteniamo urgente un confronto pubblico con tutti i oggetti interessati, a partire dalla Regione, all’ Autorità idrica pugliese, Aqp, i consorzi di bonifica e le associazioni degli agricoltori e degli industriali per discutere in modo strategico e sinergico della gestione della risorsa acqua in Puglia”.
*Fonte comunicato stampa
Sono dei ritardati come al solito ,spesso a vedere Taranto capisco il detto l’importante è partecipare che vincere ,e Taranto partecipa e perde e viene giorno per giorno conquistata e invasa dai regionali stessi ,magari dai barbari …