Prima le nomine dei presidenti delle Authority o prima la riforma portuale? Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, in visita istituzionale al porto di Taranto dopo un sopralluogo al porto di Bari, ha spiegato che si tratta di un falso dilemma perchè in realtà i due obiettivi sono all’orizzonte ma stanno seguendo strade diverse. Una notizia il rappresentante del governo l’ha data: non c’è la previsione di un accorpamento delle autorità portuali di Taranto e Bari. «Bisognerà vedere cosa conviene – ha detto ai cronisti – e lo deciderà il territorio, lo deciderà il futuro. Oggi comunque nella riforma non si parla di accorpamenti, sicuramente dobbiamo fare in modo che si facciano sinergie per poter avere investimenti importanti. Porti come quelli di Bari e Taranto hanno bisogno di grossi investimenti. Quindi noi stiamo cercando di avere un modello un po’ sulla falsariga di quello spagnolo che possa consentire di valorizzare tutti i porti, non solo i più grossi».
Rixi ha parlato anche della richiesta di continuità territoriale per l’Arlotta di Grottaglie per la quale il Comitato pro Aeroporto sollecita il finanziamento che possa garantire la riapertura ai voli civili. Il vice ministro non ha risposto nel merito, ma ha fatto intendere che è una misura che non piace al governo. «Credo – ha obiettato – che il ricorso alle continuità territoriali, che una volta si usava solo per le Isole, sia una sconfitta per i territori. Se i progetti funzionano poi devono camminare sulle gambe del traffico aeroportuale. Quello che serve è ad esempio è discutere su come collegare gli aeroporti al sistema portuale, sul tema del turismo ma anche del traffico di crocieristi. La continuità territoriale può essere utile quando viene affrontato un momento di difficoltà ma pensare che in Italia si mantengano gli aeroporti sul sostegno da parte del pubblico a mio avviso nel lungo periodo significa illudere il territorio».
Rixi ha ricordato «casi analoghi ad Ancona, in Friuli-Venezia Giulia. In un Paese dove il traffico aeroportuale cresce a due cifre c’è da domandarsi cosa non funziona. Se fossimo un Paese dove il traffico non cresce e dove non arrivano i turisti sarebbe diverso. Probabilmente nella costruzione del piano aeroportuale nazionale sono state fatte delle errate previsioni che hanno comportato questo».
Quanto ai nuovi vertici delle Autorità portuali, il toto-nomine è partito da un pezzo. Voci ricorrenti indicherebbero l’attuale presidente dell’Authority del Mar Ionio Sergio Prete, a cui scadrà a fine mese la proroga del mandato, alla guida dell’Autorità portuale del Mar Adriatico meridionale, mentre a Taranto potrebbero arrivare Floriana Gallucci (ex commissario della Zona economica speciale Ionica) come presidente e Giovanni Gugliotti (ex sindaco di Castellaneta ed ex presidente della Provincia di Taranto) come segretario generale. Ma potrebbero esserci delle sorprese.
Da regolamento è previsto che il ministro indichi il nome e si trovi «un’intesa – ha riferito Rixi – con le Regioni (altrimenti deciderebbe il governo e in ogni caso bisogna passare dalle commissioni Trasporti di Camera e Senato, ndr) sugli obiettivi da dare e sulla qualità dei presidenti. Ho incontrato anche il governatore Emiliano per fare il punto sulla situazione delle Autorità portuali pugliesi. Quindi, in base a quando raggiungeremo una situazione d’intesa non solo con la Regione Puglia ma anche con i territori delle altre autorità portuali che dobbiamo nominare arriveranno le nomine».
«Non c’è l’intenzione da parte del governo – ha chiarito il viceministro – di fare prima la riforma o prima le nomine. C’è il fatto che noi quest’anno andremo a rinominare praticamente tutte le autorità del sistema portuale nazionale, eccezion fatta per Ancona, dove sarò domani, e di Catania. Per questo abbiam bisogno di una strategia complessiva».
Il giro «di queste settimane nei vari porti del Paese – ha puntualizzato il vice ministro – credo che debba servire a questo, che nessuno si debba sentire in qualche modo messo da parte perchè noi abbiamo bisogno che sedici autorità portuali italiane nel loro complesso possano far diventare l’Italia la prima nazione marittima europea. Oggi solo il porto di Rotterdam fa più traffico dei sedici porti italiani. Penso che nelle prossime settimane inizieremo a chiudere per la nomina dei presidenti e poi dobbiamo definire il testo della riforma da portare al consiglio dei ministri perché vogliamo aprire una nuova strada per i porti italiani».
Quello «che si vorrà fare con la riforma – ha osservato Rixi – è dare anche una regia nazionale affinchè gli scali si possano sviluppare traendo nuovo traffico internazionale e non andando semplicemente, come purtroppo è successo negli ultimi anni, a drenare traffico da un porto italiano a un atro porto italiano. Pensiamo ad una Spa pubblica che possa gestire ad esempio tutte le nuove opere e i servizi. Molti porti purtroppo non sono in grado di sviluppare determinati progetti».
Il vice ministro nel pomeriggio ha partecipato a una riunione con il presidente dell’Autorità portuale del Mar Ionio Sergio Prete, il prefetto di Taranto Paola Dessì, il sindaco e presidente della Provincia di Taranto Rinaldo Melucci, l’assessore regionale ai Trasporti Debora Ciliento, il commissario regionale della Lega Roberto Marti, i presidenti di Confindustria, Camera di Commercio e Confapi Taranto, il comandante della Capitaneria di porto e i vertici territoriali delle forze dell’ordine.
Rispondendo alle domande dei cronisti, Rixi ha illustrato le prospettive di sviluppo della Puglia, «regione – ha affermato – che gode della specificità di avere due mari, in particolare lo Jonio ma anche l’Adriatico, anche se quest’ultimo non vive uno dei suoi momenti migliori. Però ci apre verso tutto il commercio riguardante sostanzialmente il Nord Africa orientale e tutta la penisola balcanica. E la Puglia è una delle regioni più sviluppate del Mezzogiorno».
Il vice ministro ha aggiunto che «tutto quello a cui l’industria italiana ma anche europea serve arriva via mare. Quello che a me preoccupa per i prossimi anni è avere a disposizione un sistema di rifornimento dei nuovi carburanti compatibili, che sia sostenibile a livello di investimenti nazionali. Occorrono reti ferroviarie ed autostradali efficienti alle spalle dei porti. Noi ci vogliamo candidare a essere la porta per il Sud dell’Europa e per far questo abbiamo bisogno di incrementare la capacità degli scali di farlo, razionalizzando gli investimenti».
La portualità di Taranto «è in una fase di trasformazione – ha ammesso Rixi – anche dovuta alle politiche sull’acciaio, sull’Ilva, e quindi c’è necessità di trovare una nuova vocazione allo scalo. C’è sicuramente il tema dell’eolico offshore. Ci stiamo confrontando col Mase sul decreto ma è chiaro che l’eolico offshore è un po’ amore e odio, nel senso che da una parte c’è la valorizzazione di alcuni specchi marittimi importanti, dall’altra parte è chiaro che siamo in un mare complesso come quello Mediterraneo e bisogna considerare anche l’aspetto ambientale. Per Taranto è possibile uno sviluppo anche della cantieristica di attività di carattere industriali compatibili».
Questo «presuppone – ha concluso – una forte collaborazione tra gli enti locali, il governo e il sistema delle autorità portuali». Obiettivo neanche semplice considerando anche la rinuncia al progetto di Ferretti per l’area portuale ex yard Belleli che doveva permettere la realizzazione di un insediamento industriale per la costruzione di modelli e stampi per la produzione di scafi per yacht di lusso.

