Tutti gli anni ’80 sono stati un periodo musicalmente parlando davvero prolifico con gruppi e dischi leggendari. Erano gli anni in cui avveniva un passaggio dai vagiti punk degli anni ‘70 alle varie declinazioni della new wave, del dark e dell’elettronica, dell’affermazione di generi musicali che hanno fatto la storia, proverò a ricordare alcuni dischi iconici che in questo 2025 tagliano il traguardo dei 40 anni dalla data di pubblicazione, il 1985 appunto.
SECONDA PARTE
The Style Council – Our Favourite Shop – Paul Weller grande protagonista negli anni ‘80, con le sue commistioni fra musica jazz e soul, insieme al fido tastierista Mick Talbot. Oltre a molti singoli, gli Style Council sfornano diversi album interessanti dando vita a quello che sarebbe stato il movimento British Soul. Our Favourite Shop è il loro secondo album, con successi come “Walls Come Tumbling Down”, “The Lodgers” e il beffardo stato del decennio “Come To Milton Keynes”.
New Order – Low-Life – Un disco discusso Low Life, giudicato da molti un disco furbo intriso di singoli estrapolati dall’album, una abitudine che ancora oggi è la caratteristica dei New Order. “The Perfect Kiss” e “Sub-culture” furono i primi 45 giri, insieme al “pezzone” del disco “Love Vigilantes”, con un giro di armonica epocale che racconta, la toccante storia del ritorno a casa di un soldato dal fronte. L’album non è fra i migliori del gruppo, ma segna un’epoca in modo indelebile.
Tom Waits – Rain Dogs –Per Tom Waits il periodo a cavallo degli anni ’80, erano quelli in cui era in piena forma, con la pubblicazione di questo album “Rain Dogs” aggiunse un tassello ai suoi capolavori come “Swordfishtrombones” e “Frank’s Wild Years”. Offrì oltretutto ed inavvertitamente un grande successo a Rod Stewart con “Downtown Train”, mentre con “Anywhere I Lay My Head” fornì il titolo al disco solistico all’LP di Scarlett Johansson.
Lloyd Cole & The Commotions – Easy Pieces –Questo album nel 1985 di Lloyd Cole arrivò dopo il debutto del 1984 “Rattlesnakes”, Lloyd Cole volle approfondire ulteriormente le radici della cultura popolare americana intitolando il suo secondo LP con il nome di un film di Jack Nicholson Easy Pieces appunto. Lontano dal successo e d elogi clamorosi ottenuti con “Rattlesnakes”, “Easy Pieces” ha con i Commotions dei brani eterni come “Brand New Friend”, “Lost Weekend” e “Cut Me Down”.
REM – Fables Of The Reconstruction – È proprio l’anno 1985, e quelli successivi a decretare la grandezza universale del gruppo di Micheal Stipe, trasformandola in una band planetaria. Nonostante tutto il valore della band, nel disco questa importanza dei REM non emerge, “Fables Of The Reconstruction”, risulta essere un lavoro meditativo influenzato dalle radici della musica americana, con i Byrds soprattutto, ma il valore del gruppo emerge in modo muscolare in “Can’t Get There From Here”, preludio del trionfale futuro a divenire.
The Sound – Heads and Hearts – Una menzione detta più dal cuore che dalla logica. La storia dei Sound di Adrian Borland è quella di una band che ha raccolto pochissimo rispetto ai propri meriti. Una formazione compatta dipendente sempre dagli umori del leader. Sette album e questo “Heads and Hearts” del 1985, è forse non paragonabile agli epici “Jeopardy” e “From the Lion’s Mouth”, raccoglie comunque degli autentici capolavori come Total Recall e One Thousand Reason, brani esattamente in armonia del titolo dell’album che dice tutto.
Everything But The Girl – Love Not Money – Questo secondo album di Tracey Thorn e Ben Watt non riuscì a ottenere il successo di “Each And Every One” e di “Eden”, ma confermò come il duo britannico fosse sempre in grado di incidere autentiche gemme con la voce unica di Tracey Thorn. Momenti come “Ugly Little Dreams”, “Are You Trying To Be Funny?” e le trame dream-pop di “Ballad Of The Times”, costituiscono gli esempi migliori di quel filone new wave più raffinato e romantico.
David Sylvian – Alchemy: An Index Of Possibilities – È solo uno dei tanti capitoli della carriera da solista di David Sylvian, probabilmente nel suo genere la più bella voce in circolazione. Trasudando sempre quella non celata ossessione per l’Estremo Oriente e il Giappone, navigando attraverso passaggi stilistici tra il glam e la canzone d’avanguardia, “Alchemy: An Index Of Possibilities” è il suo secondo album bellissimo, essenzialmente strumentale, con paesaggi onirici sonori jazz e ambient. “Words with the Shaman” e “Steel Cathedrals” (la soundtrack per il suo minifilm insieme a Yasuyuki Yamaguchi e R. Sakamoto), sono l’esempio per quella sua esasperata ricerca dei suoni più intimi e visionari.
The Cult – Love – Dopo aver eliminato la parola “Southern Death” dal loro nome, i Cult di Ian Astbury e Billy Duffy rafforzarono il loro sound con una virata decisa verso suoni più dark. Con “LOVE” entrarono nella top ten degli album indies più venduti. Erano, ma ancora oggi più che mai attivissimi, artefici di quel mix fra dark/goth e successivamente metal, con la capacità di fraseggi rock come pochi gruppi dell’epoca. In “Love” troviamo “She Sells Sanctuary”, “Rain”, “Revolution” tracce diventate veri successi e punti fermi della scena rock-disco indies dell’epoca, un disco unico.
Scritti Politti – Cupid & Psyche 85 – “Cupid & Psyche 85” degli Scritti Politti è un esempio di quella produzione discografica precisa degli anni ’80, una fusione perfetta di pop e soul che ha reso il leader Green Gartside una grande star e un cantautore eccezionale (collaborò anche con Chaka Khan). Pezzi come “Wood Beez (Pray Like Aretha Franklin)”, “Perfect Way” e “The Word Girl” furono dei grandi successi, ma erano solo la punta dell’iceberg di quel movimento pop incontaminato che proprio in Gartside trovò uno dei più autorevoli interpreti.
*recensioni a cura di Franzi Baroni