«Resistere, resistere, resistere. Ci sono stati casi di bollette di qualche migliaio di euro, e parlo dei privati, di duemila euro, di tremila euro. Poi abbiamo la vicenda emblematica di un panificio che ha ricevuto una bolletta di più di 10mila euro. Insomma, è una questione che credo abbia un certo impatto sociale. Tocca tutti e noi dobbiamo difenderci».

A fare il punto della situazione sul caro bollette e a indicare i possibili strumenti di tutela è l’avvocato Giovanni Cianci, responsabile del settore legale e contenzioso di Federconsumatori, che già nel maggio dello scorso anno, raccogliendo le tante segnalazioni giunte all’associazione, aveva denunciato casi di bollette da capogiro recapitate a impiegati, operai, pensionati.

In particolare, fu contestata una lettera inviata agli utenti con posta o mail ordinaria antecedente a luglio del 2023 «in cui, come se si trattasse di una semplice pubblicità targata Enel Energia, si riportava incidentalmente nel testo – rammenta il legale – anche la variazione di tariffa».  Ma, considerando il periodo estivo, quando il consumo di gas è notoriamente inferiore, molti cittadini non si accorsero del cambiamento. L’amara sorpresa arrivò con le bollette di dicembre, febbraio e marzo. In quelle informazioni, secondo il legale dell’associazione dei consumatori che fa capo alla Cgil, «secondo noi vi è la mancanza della necessaria intestazione e di altri elementi previsti dalla normativa di settore, oltre al mancato rispetto del termine di preavviso di almeno tre mesi a favore dell’utente».

Sono diversi, spiega Cianci, «i casi che stiamo trattando. Un metro cubo di gas è aumentato anche di cinque volte e oltre. Siamo intenzionati ad esperire prima il tentativo di conciliazione che è obbligatorio, ma anche ad agire perché spesso ci siamo trovati davanti a un muro di gomma. Sono già partite alcune diffide. Le comunicazioni di questo tipo, vanno fatte da qualsiasi gestore con raccomandata, non possono essere ordinarie. La questione dell’aumento delle tariffe del gas, anche a causa della guerra, è chiaramente la più sentita». Gli indici di inflazione «incidono – ammette il referente di Federconsumatori – sul caro bollette e poi delle utenze non se ne può fare a meno. Anche se riduci i consumi, spegni la luce, non accendi i termosifoni, ti metti tre coperte quando fa freddo, non te ne puoi liberare. Per questo motivo il governo intervenne e chiese di bloccare gli aumenti fino al miglioramento della situazione economica generale, ma evidentemente non è bastato».

La questione si ripropone ciclicamente e proprio in questi giorni se ne parla perché allo studio dei ministeri competenti ci sono misure per cercare di aggredire il problema del caro-bollette e sostenere le imprese e le famiglie maggiormente in difficoltà, come eliminare il divario fra il prezzo del gas sul mercato europeo e quello sul mercato italiano e ampliare la platea dei beneficiari del bonus sociale.

Ma ci sono ostacoli da superare, a cominciare dal nodo del rispetto delle norme europee sugli aiuti di Stato e a quello del reperimento delle risorse per le coperture. Solo allargare la platea del bonus sociale, come fatto in passato, verrebbe a costare circa 1,5 miliardi di euro. Sono diverse le ipotesi su cui si sta lavorando. La prima è quella di annullare la differenza tra il costo del gas sul mercato di riferimento europeo (l’indice Ttf della Borsa di Amsterdam) e quello sul mercato all’ingrosso italiano (l’indice Psv). Su quest’ultimo il prezzo del gas arriva ad essere più elevato anche di 2 euro a megawattora. Questo porterebbe a un ribasso immediato delle bollette, anche di quelle dell’elettricità legate in parte all’andamento del prezzo del metano. La Lega ha sollecitato una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali.

Il problema, con l’apertura al mercato libero, è generalizzato e non è per nulla facile districarsi tra costi fissi e oneri di sistema. Peraltro, quando si cambia gestore solitamente ti offrono una scontistica per il primo anno. Alla scadenza …arrivano i dolori.

Quali possono essere i consigli per gli utenti? «C’è innanzitutto “il consiglio della nonna”, molto semplice, anche ai limiti della banalità: cercare – osserva Cianci – di contenere i consumi. Il classico esempio del televisore lasciato acceso con la spia rossa. Spegnete tutto, evitate gli sprechi. Ma serve fino a un certo punto. Lo scenario prevede tantissime compagnie: non è facile orientarsi, anche perché la triste realtà è che i contratti sono sottoposti a possibili iniziative unilaterali del venditore che può sempre aumentare le tariffe. Con grande sforzo puoi, nel migliore dei casi, riuscire a capire quale sia l’offerta più  conveniente in quel momento, ma non puoi dire di aver risolto per sempre, rimanere 10-15 anni con lo stesso gestore come si faceva un tempo».

Per il legale di Federconsumatori, «il pluralismo da un lato può sembrare una cosa positiva, ma è una giungla e il fatto che siamo sempre tutti sotto questa spada di Damocle è sconsolante, non ci tranquillizza per niente».

L’invito è ad avere «una maggiore consapevolezza. Cerchiamo di leggere le bollette, anche se non è per niente facile perché sono criptiche, di essere appunto consapevoli di quello che spendiamo. Spesso, per mancanza di tempo, apriamo la busta come se giocassimo a poker, la spizzichiamo e vediamo quanto è il consumo. Se è una cosa accettabile pensiamo che in quel mese è andata bene. Sarebbe molto più interessante per chi ha tempo, voglia e curiosità, andare a vedere sempre cosa si sta pagando».

Nei casi «più estremi – avverte l’avv. Cianci – bisogna rivolgersi, per esempio, a un’associazione di consumatori per avere un supporto sia dal punto di vista consultivo (cosa mi succede, cosa sto pagando) ma anche eventualmente per un’azione di tutela giudiziaria. Ci sono varie scale di azioni che si possono mettere in campo perché, diciamocelo chiaramente, queste bollette ormai sono diventate come le rate di un mutuo».

 

 

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