Lascia l’amaro in bocca l’ultimo atto della vicenda che ha visto protagonisti Adriana Parisi e Saverio Simonetti: questa mattina la donna ed il figlio autistico di 34 anni hanno dovuto sgombrare definitivamente e in tutta fretta l’appartamento di Talsano in cui risiedevano.

Riepiloghiamo brevemente la vicenda per chi non fosse a conoscenza: Adriana abitava da circa 25 anni nella casa in questione insieme al figlio, affetto da una grave forma di autismo. Dopo la separazione dal marito, avvenuta nel 2016, la donna e l’ex coniuge non sono riusciti a pagare alcune rate del mutuo, anche a causa delle cure costose sostenute per il figlio, cosicchè l’istituto di credito ha pignorato e venduto all’asta l’immobile nel 2023.

A nulla sono valse le proposte economiche di acquisto o affitto avanzate in questi anni dalla donna, nè la raccolta fondi avviata e l’attenzione concessa dalla stampa locale e nazionale: ad un anno fa risale il servizio de Le Iene, intitolato: “Sei autistico? Ti sfratto lo stesso”, in cui i giornalisti cercavano di convincere l’acquirente a trovare una soluzione alternativa allo sfratto di mamma e figlio, purtroppo inutilmente.

La situazione, circa un anno fa, si era temporaneamente risolta grazie all’intervento dell’allora prefetto Demetrio Martino, che aveva ricevuto Adriana e Saverio. A distanza di alcuni mesi, tuttavia, tutto è precipitato rapidamente.

Gli acquirenti, circa un mese fa, si sono presentati sul posto per rivendicarne il possesso insieme all’Istituto Vendite Giudiziarie, alle forze dell’ordine e agli assistenti sociali. Solo la protesta pacifica di Adriana e del Comitato spontaneo #iostoconSaverio ha permesso di ottenere, dopo lunga mediazione, una proroga di 30 giorni dello sfratto.

Al termine della mediazione la donna, duramente provata dalla vicenda, si è sentita male.

Adriana Parisi aveva dichiarato di essere da tempo alla ricerca di una nuova soluzione abitativa, di star raccogliendo soldi, aggiungendo che un mese è un tempo troppo breve per trovare una soluzione.

Intanto, si era pensato insieme agli organi preposti e agli attori coinvolti nella vicenda di abituare gradualmente il ragazzo al cambiamento di abitazione, che non sarebbe stato facile nè indolore: la madre ha più volte spiegato che per Saverio è necessario trovare una casa con determinati requisiti e che lasciare l’ambiente protetto del suo quartiere avrebbe potuto comportare grosse difficoltà.

Questa mattina, allo scadere dei 30 giorni previsti dalla proroga, ecco l’ennesimo schiaffo: “Questa è la fine di 3 anni di battaglia – spiega Adriana – Oggi avevo chiesto 24 ore di tempo per svuotare casa e sistemarmi in un B&B che avrei visionato nel pomeriggio per valutarne l’idoneità. Un’ennesima presa in giro: mi hanno detto di mandare via la stampa e togliere solo qualcosa per far vedere la buona volontà, assicurandomi che avrei anche potuto restare qui con Saverio per la notte, invece era una bufala”.

“I servizi sociali – prosegue lo sfogo della donna – hanno trovato un posto che sarà pronto tra un paio di mesi, poi sono andati via e ora, in presenza delle forze dell’ordine, sono costretta a sgombrare casa alla men peggio e andare via. Dove andrò? Non lo saprà nessuno. Non vi fidate, anche se c’è un ragazzo con disabilità non importa a nessuno”.

Una storia triste e assurda, in cui la vera vittima è proprio Saverio: la salvaguardia della sua serenità viene dopo le leggi e gli interessi.

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