Prosegue il nostro giro di orizzonti all’interno del mondo politico tarantino per carpire l’aria che tira dopo il defenestramento del sindaco Melucci. Oggi abbiamo avvicinato Gianni Liviano, consigliere comunale uscente di Demos, tra i 17 che hanno firmato le dimissioni contestuali (poi se ne sono aggiunti altri due) per far cadere la giunta Melucci.
Liviano, era una mossa inevitabile quella che avete scelto di fare?
«Direi di sì. Era in atto da tempo una crisi determinata dalla relazione tra il sindaco e il consiglio e tra il sindaco e la città soprattutto. C’era un vulnus relazionale. Le ultime decisioni di Melucci raccontavano una situazione di fortissima confusione: penso agli asili nido, alla gestione dei Giochi del Mediterraneo, alla vicenda della squadra di calcio».
Perchè Melucci ha perso il controllo della situazione?
«Perché lui, a un certo punto del suo percorso politico, ha completamente rinunciato all’orizzonte valoriale del suo impegno. La politica è stata messa da parte. Le persone che gli stavano attorno hanno anteposto la logica del mercato alla prospettiva politica. C’è stato un momento in cui anche con i suoi fedelissimi ha fatto fatica a reggere. Lì dove non c’era più la politica, non c’erano persone capaci di portare una visione di comunità e la relazione era ormai basata solo sul “cosa sta per me” era inevitabile che si arrivasse a una implosione».
Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da litigiosità e instabilità. I partiti come possono ritrovare credibilità? Da dove si riparte?
«A volte si antepone l’aspettativa di governo all’idea della centralità della comunità. Cioè la città anziché essere il fine dell’esperienza politica qualche volta diventa lo strumento perché il fine sembra essere il potere. Se i partiti riescono a recuperare questa idea di essere strumento per il bene della comunità, ciascuno a partire dal suo punto di vista, della sua opinione, perché è chiaro che un partito di destra la penserà diversamente da uno di sinistra sui grandi temi, allora è possibile riallacciare il feeling con la comunità e l’elettorato. A me sembra invece che ci siano dinamiche che non agevolano. Occorre ridimensionare l’arroganza che in alcune circostanze accompagna alcuni attori della politica. Bisogna recuperare una idea di condivisione, di confronto, di sforzo di sintesi e di rispetto delle diversità».
Liviano, lei è stato candidato in quota Pd ed è stato anche capogruppo prima di fare altre scelte e aderire a Demos? Ritiene di fare autocritica?
«Partiamo dall’inizio. Sono stato consigliere regionale e penso di aver fatto anche bene perché molte cose che si stanno realizzando adesso sono partite da un lavoro che ho fatto io, come il piano strategico per Taranto, la legge speciale per Taranto, la legge sul parco del mar Piccolo. Mi pare che non ricandidandomi alla Regione abbia dimostrato una serietà nell’approccio perché ho dichiarato che Emiliano non mi piace come politico e non intendevo sostenerlo. Poi ho provato a costruire un terzo polo alle scorse elezioni comunali.
In realtà, però, le persone con cui dialogavo hanno deciso di schierarsi o con il centrodestra o con Melucci, quindi è stato sostanzialmente impossibile costruire questo terzo polo. Io sono uno di centrosinistra e mi sono candidato come indipendente nel Partito democratico. Mi sono dimesso da presidente della Commissione Bilancio e da capogruppo dopo tre mesi perché ho detto che era impossibile dialogare con Melucci, che non rispettava le persone. Quindi sono stato il primo a dire che non poteva funzionare. Non penso, per queste ragioni, di dover fare autocritica. Mentre altri amici sono passati dal centrosinistra, dove erano segretari del Pd, a essere candidati del centrodestra (Walter Musillo, ndr), io non sono questo tipo di persona. Rispetto le loro scelte ma non le faccio. Sono di centrosinistra e resto nel centrosinistra. Nel giugno 2022 ho sostenuto il candidato sindaco del centrosinistra dopo aver provato a metterne un altro e rinunciando successivamente alla posizione di capogruppo del Pd».
Si ricandiderà alle prossime amministrative?
«È troppo presto per dirlo, mi candiderò sicuramente alle prossime elezioni regionali, non so alle amministrative».
Ha scritto un libro dal titolo emblematico: “Volevo fare il sindaco”. Le piacerebbe candidarsi nuovamente alla carica di primo cittadino?
«Sarebbe un onore grande, tutti sarebbero contenti di poter fare il sindaco».
Gianni Liviano cosa augura alla città?
«Il futuro più radioso del mondo. Mia madre diceva che dopo ogni notte c’è sempre l’aurora, frase evocata dalla Bibbia. Ho fiducia e speranza che questa città possa rinascere, anche ricompattandosi e ricostruendo comunità».