| --° Taranto

Il rinnovo del Consiglio di Amministrazione della Fondazione della Cittadella della Carità avvenuto la scorsa settimana, con l’ingresso nel CdA di due rappresentanti del gruppo Neuromed, resta al momento l’unica novità nell’annosa vertenza riguardante la crisi finanziaria della struttura sanitaria tarantina. Esplosa in tutta la sua drammaticità negli ultimi due anni, ma che ha origini lontane figlia di una mala gestione finanziaria del precedente management di cui a lungo abbiamo scritto in questi anni.

Nell’incontro avvenuto nelle scorse ore tra le organizzazioni sindacali ed il nuovo CdA infatti, ha portato poche buone nuove. A cominciare dall’argomento più spinoso, l’avviso da parte del Dipartimento della Salute della Regione Puglia recapitato il 20 febbraio e preannunciato nell’ultima riunione in task force regionale per l’occupazione, dell’avvio dei 60 giorni di tempo che la Regione ha concesso alla Fondazione per provvedere a saldare tutti i debiti con i lavoratori, pena l’avvio della procedura di revoca degli accreditamenti. Sul punto i componenti del CdA (che ricordiamo  è ora composto dal neo presidente Giuseppe Straziota in rappresentanza del gruppo Neuromed, affiancato dall’avv. Giuseppe Galeone espressione della Soave Sanità società del gruppo Neuromed e Luigi Cianciotta, dimessosi dalla Fondazione poco tempo fa ed espressione della Curia all’interno del CdA) hanno comunicato l’intenzione di procedere in tal senso, senza però aver chiarito le modalità e i termini del pagamento, né tantomeno se si ricorrerà a strumenti previsti dalla normativa in materia di imprese in crisi come ad esempio l’accesso al concordato preventivo.

Verso i 160 lavoratori coinvolti nella vertenza, lo ricordiamo ancora una volta, la Fondazione vanta un debito pari a 2,5 milioni di euro (TFR e retribuzioni e buono pasto arretrati). Ai lavoratori e alle lavoratrici interessati dalla vertenza continuano infatti a mancare diverse spettanze: metà della tredicesima del 2023, lo stipendio di aprile, il premio di produzione, lo stipendio di novembre e la tredicesima del 2024, a cui si è aggiunto anche lo stipendio di gennaio: solo lo stipendio di dicembre è stato saldato nei giorni scorsi.

Poche informazioni sono state poi date ai sindacati anche per quanto concerne il piano industriale che dovrebbe garantire il rilancio della struttura: non è chiara la percentuale delle quote della Fondazione che il gruppo Neuromed rileverà o ha già rilevato (anche se nei mesi scorsi si parlava del 51%), così come non sono stati chiariti quante risorse economiche il gruppo Neuromed vorrà investire e in quali tempistiche ciò dovrà avvenire. “Ci è stato comunicato che non ci dovrebbero essere tagli occupazionali. Tuttavia, visto quanto accaduto in questi anni, anche se in verità con interlocutori diversi, restano le nostre riserve e preoccupazioni” hanno dichiarato laconicamente al termine dell’incontro le organizzazioni sindacali.

L’unica vera buona notizia riguarda la conferma della riapertura del reparto di Cardiologia, che finora era rimasto chiuso per mancanza di requisiti.

“Purtroppo, la situazione è ancora molto fluida e aspettiamo un qualche ulteriore riscontro concreto per poter esprimere un giudizio compiuto, anche in ragione della complessità della crisi e del fatto che nessuno ha la bacchetta magica” sottolineano ancora una volta i sindacati, impegnati da anni in questa lunga e complessa vertenza. Non va dimenticato infatti, come oramai ampiamente risaputo, che la situazione economica della Fondazione è da tempo vicina al collasso finanziario. Dall’ultima rilevazione effettuata, è risultato che il debito finanziario della Fondazione ammonti a 25 milioni di euro (più il TFR ante 2007) così suddiviso: 12 milioni verso le banche, 6 milioni nei confronti dei fornitori, mentre i restanti 7 sono nei confronti dell’erario e dei lavoratori.

La lunga crisi della struttura sanitaria che svolge un ruolo di prima importanza per la provincia ionica mettendo a disposizione del territorio 80 posti di Rsa e 54 posti letto in una Casa di cura oltre ad un poliambulatorio, e che dà lavoro a 160 persone, è quindi giunta alla sua svolta decisiva. A stretto giro la task force riconvocherà le parti per fare il punto della situazione e chiarire quale sarà il reale futuro dell’importante struttura sanitaria tarantina e dei suoi lavoratori.

(leggi tutti gli articoli sulla crisi della Fondazione Cittadella della Carità https://www.corriereditaranto.it/?s=cittadella&submit=Go)

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