Quest’anno compiono – o hanno da poco compiuto 40 anni – alcuni dischi che hanno segnato, ognuno a modo suo, il mondo del pop internazionale nella seconda parte degli anni ’80, quelli della cosiddetta “British Invasion”, con una miriade di gruppi provenienti da Oltremanica che cominciarono a spopolare nel resto d’Europa e non solo. Il 1985 è l’anno del Live Aid, il più grande evento musicale benefico mai concepito nella storia e al quale parteciparono molti degli artisti menzionati in questo articolo, del quale parleremo separatamente prossimamente.
Phil Collins – “No Jacket Required” (25 gennaio 1985). Reduce da una pausa di riflessione con i suoi Genesis, con questo primo album solista, passò dal rock progressivo ad un pop ben confezionato in cui emerge tutto il suo talento. Un talento che esplode in due super singoli come “One More Night”, una ballad che ancora oggi riesce a far accapponare la pelle e “Sussudio”, brano dal sound corposo, con la batteria in primo piano, i fiati e i sintetizzatori stratificati. Il risultato generale pende verso un’alchimia irripetibile tra genialità musicale e intuizioni “ruffiane” (nell’accezione positiva del termine). Un album che segnò una svolta non solo per Collins, ma per un’intera epoca musicale. Liberatosi dalle influenze dei suoi compagni di band, Phil si immerse completamente nel pop-rock con una leggerezza e una vitalità che colpirono immediatamente il pubblico. “No Jacket Required” rimane una lezione di semplicità e genialità: musica fatta con il cuore, senza tempo.
Sting – “The Dream Of The Blue Turtles” (1 giugno 1985). L’esordio solista del cantante e bassista dei Police, riuscì a raggiungere un obiettivo ambizioso: dare un volto raffinato e “istruito” al pop rock d’alta classifica di metà anni ’80. Un lavoro, questo, che è un mix di generi musicali diversi (sprazzi di jazz, fusion, blues, pseudo-classica, new wave e world music), rivestito di una pellicola smaccatamente pop: Sting, particolarmente ispirato, riuscì a dare un senso compiuto, grazie anche, o forse soprattutto, al prezioso contributo fornito da alcuni tra i migliori sessionmen dell’epoca, fra i quali spicca il pianista/tastierista Kenny Kirkland e Darryl Jones, futuro bassista dei Rolling Stones. L’album viene inaugurato da singolo, “If You love Somebody Set Them Free”, una sintesi di un certo pop ben confezionato degli anni ’80 dalle melodie semplici, eppure eleganti. Da menzionare. anche, “Russians” , un brano evocativo e potente, il cui testo affronta le problematiche della Guerra Fredda lasciando un senso di dramma e “Moon Over Bourbon Street” con le sue belle linee di (contra)basso da atmosfere jazz, raffinate e soffuse.
Bryan Ferry- “Boys and Girls (3 giugno 1985). E siamo ad un altro album solista di un membro di una band che ha fatto la storia del pop rock mondiale. Parliamo del cantante dei Roxy Music che si erano sciolti nel 1982, che tira fuori un album raffinato, sensuale e patinato di dance pop. Non a caso il primo single “Slave to love” ha fatto parte della colonna sonora del film cult “9 settimane e ½”, divenendo uno dei pezzi più noti del carismatico cantante. Nove canzoni di altissima classe e d’incredibile atmosfera e non possiamo evitare di citare l’intrigante “Don’t stop the dance”, con un Ferry più suadente che mai e un giro di basso memorabile. Anche in questo caso Ferry fu contornato da una serie di professionisti della musica che collaborarono in modo determinante al successo dell’album creando atmosfere esotiche, in grado di portarci con la mente su quelle spiagge al tramonto di certi famosi telefilm anni ’80. Stiamo parlando di gente del calibro di Mark Knopfler, David Gilmour, Tony Levin, Marcus Miller, Nile Rodgers, giusto per citare alcuni. Le atmosfere sono simili a quelle di “Avalon dei Roxy.
Arcadia- So Red the Rose (18 novembre 1985) – A fine 1985, i Duran Duran erano in piena crisi esistenziale, travolti dall’enorme successo mondiale dell’anno precedente. Fu così che tre dei cinque membri originari (Simon Le Bon, Nick Rhodes e Roger Taylor) diedero vita a questo side project. Un disco che – a parte il primo singolo “Election Day” con richiami al passato recente (“Union of the Snake”) dei Duran Duran, probabilmente fuori contesto – è stato rivalutato con il tempo. Il lavoro si avvale di ospiti di assoluto pregio e valore (da Sting a Grace Jones, passando per Gilmour e Herbie Hanckok). Il tastierista Nick Rhodes prende il controllo su tutto e punta a tessere trame lontano dalle derive commerciali dei Duran. Appaiono chiari i richiami a band come Roxy Music e Japan, punto di riferimento della band. Da citare il brano “The Promise” che ha un basso meraviglioso, liquido e capace di mescolarsi magicamente con chitarra e sax, con un Le Bon che sfrutta i controcanti di Sting per trovare una linea melodica toccante e suggestiva. Sono gli episodi più “sperimentali”, Missing e Lady Ice, ad aprire le porte al lato oscuro dei Duran. Toni cupi e freddi, lontani dalle solari e variegate trame che i Duran ci avevano consegnato con i loro video esotici.
Power Station – Power Station (omonimo, 18 marzo 1985) – Il gruppo era formato dal cantante Robert Palmer, con il suo timbro di voce baritonale inconfondibile., dai due componenti dei Duran Duran Andy Taylor (chitarra) e John Taylor (basso) e dal batterista degli Chic Tony Thompson. Un altro componente degli Chic, Bernard Edwards, fu coinvolto nel lavoro di produzione in studio come produttore. La band si formò a New York alla fine del 1984, prendendo il nome dagli studi di registrazione. Parliamo di un hard rock made in Usa, quindi con una sezione ritmica bella potente, con una batteria martellante, un basso pulsante ed una chitarra tagliente. Questo album è quello che si dice un “One Shot”, il muro di suono prende il sopravvento in pezzi tirati come “Some like it Hot”, con un assolo da guitar hero di Andy Taylor, e “Geti it on – Bang a Gong” con uno strepitoso slap bass di John Taylor. Spezzano il sound rockeggiante pezzi un po’ più pop rock come “Harvest for the World” o il funky targato Chic ‘Lonely Tonight’.
Eurythmics: Be Yourself Tonight (29 aprile 1985) Tra gli album d’inediti di studio è il bestseller della band, un album che a livello di diffusione trasforma il duo Lennox- Stewart – da paladini del pop sintetico a vere e proprie pop star nonché volti-simbolo dei luccicanti anni 80. In questo caso si parla di svolta radiofonica del duo britannico, passato da sperimentatoro a hit-maker. Trascinati dal revival anni ’60 e dal crescente boom della black music, il duo opera inversamente rispetto ai loro album precedenti. Non più musica nera rivista in chiave sintetica e bianca, ma musica bianca che vorrebbe essere nera, con una chiara presa di posizione data dalla partecipazione di Aretha Franklin (nel manifesto Sisters Are Doin’ It for Themselves) e di Stevie Wonder all’armonica a bocca. Sull’elegante melodia di “Adrian” c’è pure Elvis Costello ai cori. Il connubio elettronica – r&b funziona alla grande su There Must Be an Angel. Would I Lie to You?, è, invece, l’altro super singolo che non ci smette di far ballare.
Depeche Mode – The Singles 81-85 (14 ottobre 1985). Con questa raccolta di singoli, i Depeche Mode chiudono la prima fase della loro carriera che aveva avuto dei ritmi piuttosto intensi, considerato che avevano fatto uscire un lavoro ogni anno, seguiti dai relativi tour. In un momento di crisi di ispirazione e di tensione per la band. Daniel Miller, il loro manager e proprietario della casa discografica Mute Record, decise di far riposare i suoi pupilli facendo inserire, però, in questa raccolta due inediti: Shake the Disease” con Dave Gahan e Martin Gore molto ispirati e la fredda “It’s Called a Heart”. Il resto è un guardarsi indietro per far comprendere l’evoluzione continua di una band che sarà seminale negli anni a venire. Gli inizi tecno pop adolescenziale di Just Can’t Get Enough, il synth pop di “Leave in Silence” ed “Everything Counts”, gli albori della tecno music di “Get the Balance Right”, il singolone da european chart “People Are People”, l’elettronica industriale di Master And Servant e Blasphemous Rumors, con decine di suoni campionati e testi che affrontano temi come religione, sesso, amore. Sonorità originali per una band che di li a poco salirà tutti i gradini dell’Olimpo dell’elettro rock.
A-HA – Hunting High and Low (1 giugno 1985) – Primo album della band norvegese synth-pop, travolta da una immediata fama in tutto il mondo (il disco vendette 11 milioni di copie), grazie soprattutto al singolo “Take on me” accompagnato da un azzeccatissimo videoclip animato che fu proposto in heavy rotation su MTV. Gli A-HA furono una delle tante risposte europee ai Duran Duran. Il già citato singolo “Take On Me”, è diventato negli anni, non solo il loro cavallo di battaglia, ma proprio un classico immancabile in ogni retrospettiva sugli anni Ottanta. Ma anche la ballata synth, con tanto di arrangiamento orchestrale “Hunting High And Low”, utliizzata per una campagna di Greenpeace, catturò per intensità emotiva, lo spirito del tempo. Senza dimenticare l’altro singolo “The Sun Always Shines On”, un pop elettronico di immediata resa. Ancora attivi, seppur nel Nord Europa, hanno diversi estimatori nel mondo della musica contemporanea, tra cui i Coldplay.
Simply Red – Picture Book (11 ottobre 1985) è l’album di debutto del gruppo pop e soul britannico Simply Red , pubblicato nell’ottobre 1985, guidato dal rosso Mick Hicknall. Contiene il singolo numero uno negli Stati Uniti ” Holding Back the Years ” e una cover di ”Money’s Too Tight (to Mention)” dei Valentine Brothers. Altri tre singoli sono stati pubblicati dall’album: “Come to My Aid”, “Jericho” e “Open Up the Red Box”. L’album, si caratterizza per le trascinanti melodie pop-funk tinte di soul bianco che hanno fatto ballare milioni di ragazzi negli anni ’80. Un disco apripista per il successo mondiale del successivo “Men And Woman” del 1987.
Inxs – “Listen Like Thieves” (14 ottobre 1985) – Senza le basi poste con questo lavoro, la band australiana del compianto Micheal Hutchence (un front man che sul palco sapeva stare come pochi all’epoca), non avrebbero probabilmente avuto la possibilità di arrivare ad avere quel successo in Europa e negli Stati Uniti giunto successivamente nel 1987 con “Kick”. Dopo una lunga gavetta, durata cinque album, il successo di questo lavoro arriva grazie al traino di uno dei singoli più belli della band, “What You Need”: sassofono ammiccante, chitarre che tagliavano e tenevano il tempo, Energico, gioioso, vivace, melodico, questo disco propone altri brani meritevoli di ascolto: “Listen Like Thieves”, “Kiss The Dirt (Falling Down A Mountain)”, “Good And Bad Times”.
