Un nuovo incontro al Ministero del Lavoro e un aggiornamento al prossimo 4 marzo, per continuare a discutere della richiesta di proroga della cassa integrazione per i lavoratori dell’ex Ilva da parte di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. La proroga di un anno che inizialmente secondo la richiesta aziendale coinvolgerebbe 3.420 lavoratrici e lavoratori a rotazione, dopo l’incontro di ieri toccherebbe una cifra vicina alle 3200 unità, numeri sui quali però i sindacati vogliono continuare a ridurre.
“Abbiamo ribadito la necessità che il tavolo a Palazzo Chigi sia convocato quanto prima perché i lavoratori e le organizzazioni sindacali non possono apprendere dagli organi di stampa quale sarà il loro futuro – afferma Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil -. Abbiamo appreso dalla discussione di oggi che non c’è più un piano di ripartenza, perché è in corso la trattativa di vendita dell’ex Ilva. L’azienda si è resa disponibile a ragionare delle richieste sindacali di continuità delle condizioni della precedente cassa integrazione e a ridurre da 3.420 a 3.200 i lavoratori coinvolti dalla cassa integrazione a rotazione. Si tratta di un numero ancora non adeguato, visto che la media dei lavoratori coinvolti è stata tra i 2.400 e i 2.500″. “Il Governo, da quando sono arrivate le offerte vincolanti, ha smesso di discutere con il sindacato. Per la Fiom-Cgil questo non è più accettabile. La nostra posizione rimane confermata: non si può prescindere dalla presenza in equity dello Stato, dalla integrità del gruppo siderurgico, dalla garanzia occupazionale per i 10.200 lavoratori diretti, i 1.600 lavoratori di Ilva in AS, e i 5.000 lavoratori degli appalti. Pertanto, non accetteremo discussioni che prevedano esuberi. Se sarà necessario, l’incontro a Palazzo Chigi ce lo andremo a conquistare”.
“Pur apprezzando l’apertura da parte dell’azienda con l’assottigliamento a 3.200 dei numeri del personale interessato dalla Cigs, confidando in una mediazione da parte degli uffici del ministero del Lavoro per una convocazione da Palazzo Chigi sulla vertenza, ci sono due elementi che non ci convincono: la riduzione ulteriore dei numeri dei lavoratori interessati dalla Cigs e il riconoscimento di un welfare che possa consentire anche al personale gravato dalla Cigs di ottenere benefici“. Cosi’ il Segretario nazionale Fim-Cisl Valerio D’Alò e il segretario generale Fim-Cisl Taranto Brindisi Biagio Prisciano dopo il tavolo al ministero del Lavoro sugli ammortizzatori sociali dell’ex Ilva. “Auspichiamo che si registri un utilizzo sempre minore degli ammortizzatori sociali in questi stabilimenti. Un trend positivo che possa dare effetti favorevoli del piano di ripartenza sui lavoratori. Pertanto, chiediamo un ulteriore sforzo tale da permettere di traghettare al meglio ogni processo in essere”, aggiungono i sindacalisti.
“L’incontro al Ministero del Lavoro ci ha consentito di acquisire elementi importanti per continuare a confrontarsi per verificare le condizioni di poter raggiungere un accordo nell’interesse dei lavoratori. L’azienda ha confermato la disponibilità a concedere la l’integrazione alla cigs, la riduzione del numero massimo da 3420 a 3200, la rotazione con nessun lavoratore a zero ore. Auspichiamo che l’aggiornamento del tavolo al giorno 4 marzo possa consentire di effettuare ulteriori riflessioni all’azienda per poter portare altri elementi migliorativi che avvicinino le parti al raggiungimento di un possibile accordo, a partire da un ulteriore riduzione dei numeri e del riconoscimento integrale di tutti i parametri salariali contenuti nell’accordo di Luglio 2024 (pdr in welfare etc)” dichiarano Guglielmo Gambardella, Segretario nazionale Uilm, e Davide Sperti, Segretario Uilm Taranto.” “Auspichiamo – aggiungono – che nelle prossime ore giunga anche la convocazione del tavolo di monitoraggio a Palazzo Chigi per la vertenza dell’ex Ilva. La Uilm continuerà ad essere al tavolo fino a quando non si raggiungerà il miglior accordo possibile nell’interesse dei lavoratori” concludono”.
Francesco Rizzo, dell’Esecutivo nazionale Usb ha invece dichiarato che “al netto del passo in avanti fatto dall’azienda, e illustrato attraverso il numero dei lavoratori di Acciaierie d’Italia, coinvolti nella cassa integrazione che, da 3.400 previsti nel piano di ripartenza, scende a 3.200, riteniamo ci possano essere ancora margini di miglioramento, per cui chiediamo un ulteriore sforzo in questa direzione, come anche per il Welfare e per la continuità lavorativa, quindi che non siano dichiarati esuberi né per i dipendenti Adi né per gli Ilva in As. Alla luce di tutto ciò, ci sentiamo di dire che la convocazione a Palazzo Chigi, per affrontare la vertenza nella sua interezza, è un fatto molto importante”. “Riteniamo inoltre che all’incontro di oggi si sarebbe dovuti arrivare ad acquisizione del nuovo proprietario già avvenuta, quando invece sappiamo che questo passaggio probabilmente richiederà ancora quasi un altro mese – prosegue l’esponente dell’Usb -. Sarebbe stato importante perché non è indifferente sapere cosa farà il nuovo acquirente rispetto al piano di ripartenza; certamente esprimiamo preoccupazione in merito, e non vorremmo mai che determinati aspetti venissero rimessi in discussione. Riconosciamo certamente la serietà con cui il nostro interlocutore, l’azienda, sta gestendo una fase delicatissima della storia dell’acciaieria, rispetto al passato, e quindi che è stato rispettato quanto stabilito. Un meccanismo che quindi va sicuramente riconfermato perché ha funzionato”.
“Purtroppo, la richiesta di aprire un tavolo politico a Palazzo Chigi non è stata accolta, la convocazione non è giunta e, nonostante i passi in avanti fatti per cercare di arrivare ad un accordo tra le organizzazioni sindacali e Acciaierie d’Italia, la trattativa si è arenata sullo scoglio della mancanza di un tavolo politico, indispensabile per chiarire quanto stai accadendo quotidianamente nelle trattative tra l’azienda ed i player in corsa per l’acquisizione del gruppo siderurgico”. A dichiararlo sono Daniele Francescangeli, vicesegretario nazionale UGL Metalmeccanici con delega alla Siderurgia e Alessandro Dipino, segretario provinciale di UGL Metalmeccanici di Taranto. “La necessità nel procrastinare l’eventuale accordo non nasce dalle distanze tra i sindacati e l’azienda che, sulla scorta dell’accordo del 26 luglio 2024, ha mantenuto la quasi totale posizione, accogliendo una riduzione dei numeri dei lavoratori da porre in CIGS, il riconoscimento dell’integrazione al 70%, un percorso formativo per i lavoratori in CIGS, seppur non disponendo al momento di uno strumento di premialità (welfare) così come previsto nel precedente accordo ma per il quale siamo ben fiduciosi si possa trovare una strada attraverso condivisione d’intenti, bensì dalla necessità di ricevere rassicurazioni e chiarimenti dal governo circa le dinamiche legate alle valutazioni dei probabili acquirenti, sia nel definire se nel perimetro dell’intera vertenza rientrino i lavoratori di ILVA in Amministrazione Straordinaria e che vi sia la salvaguardia delle aziende e dei lavoratori dell’indotto”. Pertanto, il tavolo è stato aggiornato al prossimo 4 marzo con la speranza che nel mentre possa essere convocato il tanto agognato incontro a Palazzo Chigi”, hanno concluso i sindacalisti.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/02/18/ex-ilva-non-ce-laccordo-sulla-cassa/)
