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“Invasione dei fast food nel Tarantino? Piuttosto porrei l’accento sui posti di lavoro creati”. Così Silvestro Colitti, licenziatario per Mc Donald’s dell’area di Lecce, Brindisi e Taranto.

Nella provincia ionica, in particolare, tra fine 2024 e inizio 2025 sono stati aperti altri tre locali, che portano in totale a 4 i ristoranti della nota multinazionale presenti sul nostro territorio. A questi bisogna aggiungere, poi, i punti ristoro di Old Wild West e Burger King.

“Nei miei store – spiega Colitti – lavorano 250 persone, di cui 180 assunte proprio dalle città in cui sono stati aperti o dalle zone limitrofe”.

Inutile ribadire le cause del successo di queste catene: packaging accattivante, standardizzazione dei prodotti, velocità del servizio, gusto studiato appositamente per attrarre e soddisfare il palato di grandi e piccini, ma soprattutto prezzo accessibile a tutti.

Quest’ultima, anche alla luce delle considerazioni espresse dai nostri lettori, sembra essere diventata la motivazione principale che spiegherebbe il successo sempre maggiore di questi locali, sempre pronti ad offrire ulteriori sconti e promozioni “salvaeuro”, soprattutto alle famiglie. Il che, in un contesto economico e sociale come quello attuale (ed in particolar modo, locale), garantisce affari d’oro.

Un successo che va a scapito della promozione dei prodotti e dei ristoranti nostrani? Non è detto. Innanzitutto, come avanzato da una classe di una scuola tarantina che ha partecipato al progetto “Giornalista per un giorno” qualche mese fa, resta sempre valida la proposta di incentivare il numero di street food locali: una soluzione che potrebbe coniugare l’esigenza di cibo rapido ed a buon prezzo con la valorizzazione dei sapori della nostra terra.

La diversificazione delle proposte culinarie in atto sul territorio tarantino, poi, sembra porre le basi per una solida convivenza pacifica: a ciascuno il suo, insomma, sulla base di esigenze e richieste differenti.

Non mancano, tuttavia, alcune “ombre”: è di qualche settimana fa la notizia della mobilitazione da parte dei sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per “l`indisponibilità aziendale ad avviare un tavolo di trattativa per la definizione di un Contratto integrativo di gruppo, nonché il mancato adempimento di quanto previsto dalla contrattazione nazionale di settore in tema di diritti di informazione, con particolare riferimento ai dati aziendali richiesti e non ancora ricevuti”. Una posizione che rappresenta “una chiusura totale rispetto a quanto previsto dagli accordi interconfederali e dal Ccnl applicato”.

Dal punto di vista della trasparenza sulla catena di approvvigionamento, poi, sono stati avanzati alcuni dubbi: “In Italia – si legge sul magazine Materia Rinnovabile – dove lo standard alimentare è piuttosto elevato, ci sono 600 McDonald’s che vendono carne proveniente da più di 15.000 allevamenti del territorio, ma solo il 6,6% di questi fa parte del progetto avviato con Coldiretti, Inalca e A.I.A a favore della sostenibilità. Eppure, a fronte di questi dati, il grande fast food è stato recentemente definito “un percorso di valorizzazione del Made in Italy” da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti.”, Una presa di posizione che ha tempestivamente suscitato le critiche di Slow Food: “Non può essere presentato come operazione culturale e sociale che conduce verso l’eccellenza, la valorizzazione della biodiversità e del made in Italy, la sostenibilità, il benessere animale”.

Tuttavia, non manca l’impegno nel sociale: a raccontarci alcuni progetti nell’ambito del CSR è proprio Colitti. “Il primo – spiega – è “Sempre aperti a donare” attraverso cui abbiamo la possibilità di donare pasti caldi alle persone più fragili del territorio in cui operiamo, un progetto che quest’anno è giunto alla sua quinta edizione e che ci ha dato la possibilità di aiutare concretamente chi ha bisogno, donando in media 500 pasti per ristorante.
Tra le iniziative nazionali, anche “Insieme a te per l’ambiente” che in questi anni ci ha dato la possibilità di supportare le istituzioni nella riqualifica di aree pubbliche per i cittadini, organizzando giornate interamente dedicate alla raccolta di rifiuti abbandonati.
Inoltre, ho scelto di aderire da subito anche a “Non sei sola, lasciati aiutare”, apponendo sulle porte dei nostri bagni degli adesivi che invitano le donne vittime di violenza a chiedere aiuto, attraverso il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522. Si tratta di un primo passo per affrontare un tema quanto mai urgente come quello della violenza contro le donne.

“Promuovere l’inclusione sociale e lavorativa – afferma Colitti – per me si traduce anche nell’offrire una possibilità di ripartire a donne vittima di violenza. Grazie, infatti, al dialogo con i centri antiviolenza ho attivato lo scorso anno un primo tirocinio e sono al lavoro per continuare a promuovere questo progetto di inclusione.
Infine, ma non meno importate, grazie al dialogo quotidiano con le istituzioni locali e le associazioni che operano sul territorio, ho anche la possibilità di cogliere eventuali esigenze e di fare la mia parte portando avanti una serie di progetti locali. È da qui che è nata l’opportunità di promuovere l’inclusione lavorativa e sociale di rifugiati politici. Per queste persone, non siamo solo una porta aperta sul mondo del lavoro ma anche un’opportunità per entrare in una comunità e per sentirsi parte di questa. Negli ultimi due anni mi sono impegnato molto su questo fronte, collaborando con enti e associazioni locali, e ho attivato in totale 17 tirocini e assunto 10 rifugiati politici. Un impegno riconosciuto lo scorso anno in occasione del “Welcome Working for refugee integration” – il programma di UNHCR, Agenzia ONU per i rifugiati – e di cui sono particolarmente orgoglioso”.

 

 

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