“Archiviata questa difficile vicenda, posso tornare a ragionare di politica”. È sereno Piero Bitetti, ex consigliere comunale di CON, all’indomani della sentenza che lo ha visto assolto, insieme agli altri imputati, dal’ accusa di “truffa aggravata in danno di ente pubblico” nell’inchiesta rinominata “Rimborsopoli”: “il fatto non sussiste”, si legge nella sentenza del giudice monocratico del tribunale di Taranto Costanza Chiantini, che ha accolto le argomentazioni del collegio difensivo.
Una storia che sembra averlo segnato particolarmente, senza mettere a repentaglio la sua passione per la politica, ma portandolo ad una riflessione intimistica sulla pressione che vive chi gestisce gli enti pubblici, sulla visione distorta, ma spesso comune, di un sindaco che deve compiere miracoli in totale solitudine: un ragionamento che approda alle caratteristiche che dovrebbe possedere la classe dirigente tarantina, in primis la capacità di far fronte comune per il bene della città.
Bitetti, un anno a di poco difficile, tra l’inchiesta che l’ha visto coinvolto e la revoca della carica di presidente del Consiglio comunale tarantino con l’accusa di non essere imparziale.
“In realtà sono quattro gli anni che possiamo definire particolari: da quando è iniziata questa storia (“Rimborsopoli”, ndr) ho perso tanta serenità, perché pur essendo certo di non aver violato alcuna norma le accuse hanno generato in me tanta sofferenza. Anche quando i fatti si rivelano diversi, le sentenze mediatiche sono inevitabili e dolorose e affrontare questo percorso mi ha causato molta amarezza, sia a livello individuale che familiare, per non parlare dei costi sostenuti anche in termini economici”.
Guardiamo al futuro: tempo fa, prima della caduta dell’amministrazione comunale, alla domanda su un suo possibile coinvolgimento nelle elezioni regionali rispose di voler pensare prima alla sua città: accetterebbe, quindi, una candidatura a sindaco?
“Io faccio politica e da oggi posso tornare a ragionare in tal senso. Glielo dico in totale sincerità: l’impegno politico riguarda non solo il candidato ma anche, indirettamente, la propria famiglia e comporta sacrifici da ambo le parti. Aver chiuso questa fase difficile, che ha messo a repentaglio la reputazione mia e dei miei famigliari mi ha sensibilizzato. La politica, per come la intendo io, è passione, voglia di spendersi per migliorare il mondo in cui viviamo: mi piace poter scendere da casa e trovare i cittadini contenti, vivere in una comunità appagata, che non deve rispondere quotidianamente a delle sofferenze.
Per questo voglio provare a coniugare un mio impegno diretto in politica con la serenità d’animo che in questi ultimi anni avevo perso; chiaramente l’impegno politico va bilanciato, comporta riflessioni accurate perché oggi gestire gli enti pubblici non è semplice: richiede dedizione, rinuncia al tempo libero. Con questo non voglio lanciare messaggi particolari, solo sottolineare che per rivestire certi ruoli è necessaria una collaborazione da parte di tutti. Le campagne elettorali, si sa, sono moltiplicatrici di tensioni e tossine ma dopo la classe dirigente deve avere la forza e il coraggio di mettere da parte le ostilità e fare fronte comune per il bene della collettività”.
Parliamo, allora, delle caratteristiche che dovrebbe avere la classe dirigente tarantina.
“Il primo requisito, a mio avviso fondamentale, è il senso di appartenenza al territorio, l’amore per la propria città. Un altro dovrebbe essere quello del merito. Una classe dirigente così caratterizzata, superate le elezioni, deve essere animata da una comunità di intenti che la porti a cooperare per il bene comune. I cittadini di Taranto devono tornare a sorridere e avere garanzie di futuro: siamo chiamati a combattere quell’impoverimento demografico che sta colpendo Taranto e genera, a catena, impoverimento sociale, culturale ed economico.
Credo sia questo il faro che deve spingere ad impegnarsi non solo la classe politica, ma anche quella parte della società civile che, forse per un fattore di carattere culturale, spesso mantiene le distanze: penso al mondo delle associazioni, delle professioni, a tutti coloro che possono scendere in campo e offrire il loro contributo per il miglioramento collettivo. Il sindaco è un individuo e certamente non può risolvere da solo le criticità di Taranto: servono squadre, quanto più possibile larghe, caratterizzate da merito, qualità e unione di intenti”.
Il PD ha parlato di riprendere il programma elettorale del 2022, opportunamente aggiornato: cosa ne pensa?
“È un programma che ho condiviso e sostenuto in maniera convinta, ritengo che possa essere riproposto alla città ma può essere attuato grazie all’impegno delle donne e degli uomini che avranno l’onere e l’onore di far parte della prossima amministrazione. Tornando alla figura del prossimo sindaco, uomo o donna che sia: non può nulla senza una squadra capace, affiatata e spinta dall’amore per la propria terra”.
Trovarsi un altro lavoro no!?