Una retrocessione che si poteva evitare. La Gioiella Prisma Taranto, staff tecnico e squadra (non la società, che non scende in campo) deve fare mea culpa. Non è mai stata ultima in classifica, eppure all’ultima giornata saluta la Superlega nella maniera più atroce possibile, ossia arrivando a pari punti con Monza ma con due vittorie in meno che fanno la differenza.
Già, le vittorie. Solo 4 in 22 partite. Poche, troppo poche, se si pensa che quella casalinga alla prima giornata (che aveva illuso) contro un Milano non ancora in palla è stato solo un episodio favorevole. Pesa, a bocce ferme, soprattutto non aver vinto da tre punti lo scontro diretto casalingo con Monza nel girone di ritorno (tra l’altro unico successo della seconda parte di stagione). Se poi si pensa che tra andata e ritorno la squadra di coach Boninfante ha lasciato a Padova, avversario alla sua portata, 5 punti sui 6 disponibili, il rammarico aumenta ancora di più.
Una squadra che doveva divertire, stando alle dichiarazioni di inizio stagione, che, invece, ha fatto innervosire per quanto umorale è stata nel corso, non solo della stagione ma addirittura all’interno di una stessa gara. Quella contro Verona è soltanto l’ultima di una lunga serie in cui si è giocato sprazzi di buonissima pallavolo, alternati a momenti di down vertiginosi. In trasferta, poi, la Prisma Volley ha fatto pena. Due soli punti conquistati in 11 gare, 1 nel girone di andata ed 1 nel girone di ritorno.
Una squadra con evidenti limiti nel fondamentale di ricezione (ultima nella graduatoria a squadre, solo il 16,7% di ricezione perfetta) che lo staff tecnico non è riuscito a limare nonostante la presenza di due ex specialisti mondiali come Papi e Corsano. Una squadra che retrocede nonostante sia decima per ace, settima nella classifica degli attacchi vincenti e addirittura sesta per muri vincenti.
Una squadra per conformazione originaria troppo poco “fisica” se si pensa agli schiacciatori in organico: Hofer (200 cm di altezza), Lanza (196 cm di altezza), Held (195 cm), Paglialunga (192 cm).
Si è pagata forse la presunzione di poter riuscire a farla franca anche quest’anno (ma non c’erano Ravenna, Siena o Catania), “tanto c’è Grottazzolina”, che con un organico inferiore sulla carta, ha scompaginato i piani, salvandosi con diverse giornate di anticipo grazie ad un sistema di gioco che nella seconda metà di stagione ha trovato la sua quadratura, consentendo ai marchigiani di lottare su ogni campo.
Altro dato curioso è che per la prima volta, nelle stagioni in cui coach Di Pinto non si è seduto sulla panchina rossoblù, il suo “erede” sostituto non è stato esonerato o avvicendato: era accaduto nella stagione 2007/2008 (prima Totire e poi Lattari), nella stagione 2008/09 (prima Lattari, poi Bonitta, infine D’Onghia), nella stagione 2009/2010 (prima Montagnani e poi Serniotti), nella stagione 2024/2025 (prima Mastrangelo e poi Travica). Boninfante, invece, nonostante le sette sconfitte consecutive rimediate nel momento centrale della stagione (tra la fine del girone di andata e l’inizio di quello di ritorno) ha conservato la fiducia del club.
VOTI SPARSI:
Coach Boninfante 4: ha goduto di buona stampa sia a livello nazionale che locale ma alla fine ha pagato lo scotto della sua inesperienza in Superlega. A dicembre si sarebbe promesso a Piacenza. Nessun dubbio sulla sua professionalità ma parecchi sulla mentalità da trasferire alla squadra che non è quella battagliera che ci si attendeva. Ad ogni sconfitta la frase è stata più o meno la stessa: “lavoreremo per migliorare, pensiamo alla prossima partita”. Poi i match sono finiti e la squadra è retrocessa dolcemente senza esser mai stata ultima ma con l’etichetta rassegnata di “questi siamo non cambieremo mai”… Non si è capito poi perché ad un certo punto della stagione lo schiacciatore canadese Hofer sia stato relegato a mero cambio in battuta e l’opposto Gironi (l’unico in organico), sostituito ai primi errori e in qualche occasione mai più rimesso in campo.
Direttore Generale Primavera- Direttore Sportivo Corsano 5: anche loro responsabili di questa retrocessione dolce. Sempre accomodanti, sempre troppo pacati con una squadra che aveva bisogno di “cazzimma”. Sul mercato non sono intervenuti tempestivamente quando c’era da prendere in considerazione magari l’arrivo di un martello ricevitore piuttosto che di un opposto. Diranno che il budget era risicato. Si potevano inventare qualcosa di meglio di un inutile opposto tedesco (Hopt) preso ad un mese dalla fine della stagione solo per far numero.
Capitano Lanza 5: ha tirato la carretta per gran parte della stagione. Però ad un certo punto si è intuito che fosse lui a volere sempre il pallone da attaccare, condizionando nelle scelte il palleggiatore Zimmermann. Tanti errori al servizio (73 su 232 battute eseguite), bersagliato in ricezione (20,3% di perfetta su 369 ricezioni), in attacco (45,6% di positività su 472 attacchi, 38 errori punto, 49 muri subìti) ha alternato colpi degni del suo passato a momenti di sfinimento dovuto al logorio dell’età. Un capitano che ci si attendeva fosse più condottiero(quanto sono lontani i tempi in cui un certo Kovac si strappava la maglia per la rabbia o cazziava i compagni di squadra durante i time-out, ndr). Sarebbe stato bello se da capitano ci avesse messo la faccia, a retrocessione avvenuta, nelle dichiarazioni di fine match con Verona.
Ufficio Stampa 3: leggero miglioramento nell’efficienza rispetto alla stagione precedente ma stesso approccio presuntuoso ed arrogante nei confronti di chi, come chi scrive, ha osato fare delle osservazioni, giuste, su ritardo nell’invio di tabellini e comunicati stampa post gara o isolamento postazioni giornalisti nella tribuna alta del PalaMazzola (ribattezzata tribuna LAF) da dove non si vede una cippa, mentre a bordo campo (il luogo dove in ogni palazzetto d’Italia vengono dislocati i giornalisti) albergavano amici, sponsor e qualche politico con l’hobby della fotografia. Per tutta risposta piccoli dispettucci da asilo nido: escluso dalla chat dei giornalisti ad inizio stagione, bannato dalla visione della pagina Facebook ufficiale della società.
Senza dimenticare che non vi è un ingresso al PalaMazzola destinato agli accrediti di stampa e che, anzi, il tizio della security presente dalla porta via lato Cesare Battisti pretendeva che i giornalisti facessero la fila assieme al pubblico: “La prossima volta vieni prima se non vuoi fare la fila”, mi sono sentito dire…Bene, bravo, bis!
RINGRAZIAMENTI SPARSI:
Al duo Bongiovanni-Zelatore perché senza di loro, con tutti gli addebiti che gli si possono fare (non ultimo, non aver abbassato il prezzo dei biglietti nelle ultime gare casalinghe) non ci sarebbe stata alcuna pallavolo a Taranto, né nel passato, né nel presente. Cinque anni ad altissimi livelli, più gli altri sei in precedenza. Tanta roba per un club del Sud.
Agli irriducibili ed encomiabili tifosi dello Zio’s Boys Group che non hanno mai fatto mancare il loro sostegno per tutto l’arco della stagione. Loro ci hanno creduto sino alla fine ma sono stati delusi dalla squadra e dal tecnico, che non hanno mai subìto alcuna contestazione.