“Essere sindaco di Taranto è un desiderio che nasce nel tempo. Sono venti anni che ho messo piede nel mondo della politica e sono stato già candidato nel 2017, mi sembra l’evoluzione naturale di un percorso. Sento di avere una maggiore conoscenza della macchina amministrativa e di avere una migliore conoscenza dei rapporti con la politica e i vari attori in campo. In questo momento occorre riappacificare la città, occorre tenerla unita dal punto di vista sociale e rilanciarla. Pensare di contribuire a ciò, mi riempie di orgoglio”, esordisce così nell’intervista rilasciata al corriereditaranto.it Piero Bitetti (movimento politico “Con”), candidato sindaco per il centrosinistra.
Ha la voce stanca per via delle tante interviste rilasciate nel giro di poche ore, d’altro canto è appena entrato nel tritacarne di una campagna elettorale che può segnare una (ennesima) svolta per la città dopo due esperienze consecutive, seppur intervallate da un commissariamento, con Melucci sindaco. Sa bene che deve misurare parole e concetti perché si è ancora nella fase di studio, delle alleanze, dei programmi.
Discontinuità è la parola chiave, letta come un prendere le distanze dal recente passato, della campagna elettorale appena cominciata. Come pensate di attuarla questa discontinuità?
“Mi piace utilizzare un altro termine: reset. Azzerare tutto e ripartire con un modo diverso di pensare la politica dell’amministrazione. Servono ascolto, apertura nei confronti dei cittadini, metodi e modi di approccio inclusivi. La nostra è una città che ha bisogno di ritrovare la sua identità. Taranto è stata capitale della Magna Grecia, della Marina, della siderurgia. Taranto deve tornare ad essere trainante per una provincia che ha più di mezzo milione di abitanti.”
Vi viene chiesto di non candidare personaggi appartenenti alla vecchia maggioranza…Questa sarebbe discontinuità.
“Posso garantire per me e per la mia lista, ma non per tutte le liste di tutti i candidati della coalizione. Sicuramente, con i partner elettorali, condivideremo il fatto che alla base delle scelte ci debbano essere determinate qualità.”
Cosa pensate di fare per arginare il fenomeno del cambio di casacca in corsa dei consiglieri comunali?“Provengo da culture politiche e partitiche dove l’etica e la morale di un amministratore avevano un valore. Occorre tornare a quei valori. Il primo passo verso determinati valori riguarda la scelta dei candidati, che vanno analizzati prima di essere messi in lista e che devono avere determinate caratteristiche, due su tutte: essere persone perbene e competenti. Per questo motivo rivolgo un appello alla società civile, al mondo delle associazioni e delle professioni, a tutte quelle persone che si sono allontanate dalla politica perché disamorate. Devono tornare ad essere protagonisti e a dare un contributo utile alla causa.”
Quanto l’ha ferita quella dichiarazione di voto di Melucci terminata con la frase “Abbate tutta la vita”?
“Mi ha fatto sorridere. Con quella frase, secondo me, lui si liberava di un momento di forte ansia, di forte tensione, forse anche di sofferenza perché non credo che fosse convinto di aver individuato bene il mio successore. Non mi ha ferito, ero già stato revocato ed ero a conoscenza dei motivi e delle dinamiche che hanno spinto i colleghi del consiglio a muoversi in quella direzione ossia allineandosi ad un ordine di scuderia”.
Cosa pensa dell’ex sindaco Melucci?
“L’uomo è stato per me in gamba, intelligente, capace, stakanovista. Il politico è riuscito a fare un capolavoro al contrario. Aveva una maggioranza larga, che aveva condiviso un programma elettorale successivamente non rispettato. Ha palesato dei limiti caratteriali che assieme ad una percezione personale della politica hanno scatenato un cortocircuito dal quale sono derivate diversità di vedute e contrasti con chi lo aveva sostenuto inizialmente”.
Qualche vostro avversario politico vi accusa di volervi rifare una verginità politica dopo aver sostenuto il Melucci bis…
“Nel momento in cui accade il cortocircuito citato, che fa modificare le dinamiche, che manda fuori dal perimetro di quel programma condiviso, l’unica cosa che puoi fare è prendere le distanze ed è quello che io personalmente ho fatto. In precedenza avevo lanciato dei segnali di disaccordo su questioni importanti come quella della privatizzazione degli asili nido o del comparto 32. Il programma elettorale era stato condiviso da tutti gli alleati ma poi non è stato attuato nei tempi e nei modi e si è deciso di porre fine ad un’esperienza amministrativa che non produceva più effetti positivi per la città.”
Esponenti del Partito Democratico hanno dichiarato che il programma “Ecosistema Taranto” del 2022 era valido e verrà riproposto anche per le prossime elezioni. Di quel programma cosa metterebbe subito in pratica se dovesse essere eletto sindaco?
“Penso che la richiesta di questi ultimi mesi da parte dei cittadini di una città pulita e vivibile sia una delle priorità. Quindi anzitutto puntare l’azione amministrativa sul decoro urbano. Poi occorre mettere mano alla viabilità urbana puntando sulla mobilità sostenibile, sul trasporto pubblico locale più in genere e risolvere la carenza atavica di parcheggi. Occorre interagire con Regione e Governo per i collegamenti da e verso Taranto perché non vogliamo restare isolati dal resto d’Italia. Infine occorre mettere in condizione i nostri giovani di restare a Taranto creando loro opportunità di formazione e lavoro sul territorio.”
Come si convincono i tanti, troppi, astensionisti a tornare a votare?
“L’unico modo per recuperare la sfiducia della popolazione è stare in mezzo alla gente, parlare in maniera chiara, trasparente, senza utilizzare il politichese. Bisogna avere una grande capacità di ascolto per comprendere quali sono le istanze provenienti dal territorio e tradurle in fatti concreti non in vacue promesse.”
La coalizione di centrosinistra a sostegno della candidatura di Bitetti, però, non si potrà definire, al momento, campo largo visto che nelle scorse ore (dopo la realizzazione di questa intervista, ndr) il MoVimento 5 Stelle (4% alle scorse elezioni amministrative) – del quale Bitetti ha dichiarato di nutrire grande rispetto, soprattutto per il suo massimo rappresentante sul territorio, il senatore Mario Turco – ha deciso, a seguito di votazione nel corso dell’assemblea cittadina degli iscritti, di voler proporre al tavolo della coalizione di centrosinistra come candidato sindaco un proprio nome, espressione della società civile.
Insomma, questa decisione non significa che il M5S correrà da solo, dichiara pubblicamente di aver subìto la scelta Bitetti, ma la domanda sorge spontanea: non lo potevano dire prima che avevano un nome da proporre pure loro per la corsa alla carica di primo cittadino?
