Sono trascorsi cinque anni da quel buco nero che ha inghiottito una parte della vita di ognuno noi. Oggi ricorre la giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid. Il 18 marzo del 2020, infatti, le immagini dei camion dell’esercito che portavano via da Bergamo decine e decine di bare con le salme destinate alla cremazione, ci lasciarono impietriti e impotenti davanti ad una tragedia che sembrava infinita.
Se corriamo indietro con la memoria ci sembra di aver vissuto un incubo in una dimensione parallela, tanto appare lontano da oggi quel periodo. Eppure è passato appena un lustro. Per chi, come chi scrive, ha dovuto sopportare un grave lutto proprio in quei giorni è difficile dimenticare di non poter vedere un proprio caro per l’ultima volta, di dover girare, da solo, con un permesso in auto per procedere alle operazioni di tumulazione, di doversi affiggere al portone di casa il manifesto funebre perché le agenzie, solitamente incaricate, non potevano circolare fuori città.
“Ce la faremo”, il celebre urlo liberatorio, cacciato dal balcone da un uomo qualunque costretto al lockdown, esorcizzava la paura che assaliva un po’ tutti noi in quei giorni. Ce l’abbiamo fatta ad uscirne da quel periodo ma, a distanza 5 anni, siamo tornati alle nostre vite frenetiche, immersi in una centrifuga quotidiana che a sentire gli esperti è anche aumentata di velocità rispetto a prime. Tutte quelle riflessioni sui valori veri della vita, sull’occuparsi di più delle cose che contano davvero, sul prendersi più tempo per sé, sono andate probabilmente a farsi benedire.
E la paura della pandemia è stata sostituita dal timore della guerra che è lontana e vicina allo stesso tempo, è anche commerciale e finanziaria, con i nuovi potenti della terra che negli ultimi mesi hanno pensato di dare un grosso impulso all’industria bellica trovando risorse laddove non ve ne erano per la sanità pubblica.
Tutto ritorna…Quella sanità pubblica che nel periodo del Covid è stata messa in ginocchio e che pure ha tenuto botta in quei giorni di marzo 2020 grazie agli eroi delle corsie, medici ed infermieri. Gli stessi oggi, invece, vengono insultati e aggrediti da cittadini rancorosi nei Pronto Soccorso affollati di gente.
“Ne usciremo migliori….” . Si certo!
