Approcciarsi all’ennesima rivisitazione cinematografica di Biancaneve (senza i 7 nani nel titolo) avendo letto le stroncature delle varie recensioni, alla lunga risulta fuorviante. Uscito nelle sale da poco più di una settimana, dopo nove anni di sviluppo della sceneggiatura, (costo 270 milioni di dollari), il film è comunque campione d’incassi.
Le fiabe restano il terreno dove si costruisce l’immaginario dei bambini e noi adulti dovremmo tenerne sempre conto. Seppur questo genere di film si rivolga anche ad un pubblico di adolescenti e post adolescenti (denominati live action dei classici Disney), si sta portando dietro un esagerato strascico di polemiche provenienti dal mondo adulto.
Nel migliore dei casi il film è stato definito pastrocchio senza identità ed il dibattito sulla sua bontà o meno è stato deviato sull’eventuale influenza del politicamente corretto sugli sceneggiatori (i minatori, le minoranze etniche, i nani) o sulla contrapposizione tra la principessa dagli ideali socialisti e la matrigna dal piglio fascista. Critiche sono piovute anche sulla computer grafica, definita una delle peggiori degli ultimi anni, almeno per una produzione hollywoodiana.
Alla fine è soltanto un film per bambini e come tale deve essere preso senza stare a perdere troppo tempo dietro messaggi più o meno nascosti. Ed in sala accade che una bimba gridi al cacciatore: “No…Non lo fare”, mentre questi prova ad uccidere nel bosco Biancaneve, oppure che un gruppo di giovanissime spettatrici esulti quando il nano Cucciolo ritrova la parola. Senza dimenticare gli applausi per il lieto fine della storia, con Biancaneve che si riprende il suo regno.
In realtà questo aggiornamento di uno dei classici Disney mescola qualcosa di “Ribelle” (lo spirito guerriero animato da giustizia sociale di una Biancaneve determinata e sicura di se), di “Robin Hood” (il giovane di cui si innamora Biancaneve non è un principe ma un ladro, a capo di un gruppo di sbandati che ruba cibo ai ricchi per donarlo ai poveri) e della saga del “Signore degli Anelli” (le facce dei 7 nani assomigliano a quelle degli Hobbit o gli alberi e le piante che si animano nel bosco attraversato in solitaria da Biancaneve, ricordano quelli della saga fantasy di inizio anni 2000).
Nella fattispecie qui troviamo qualche variazione come il bandito che sostituisce il principe che con il bacio ridonerà la vita a Biancaneve, il cacciatore che riporta alla regina malvagia uno scrigno con dentro una mela e non il cuore di un cervo (che poi doveva essere quello di Biancaneve), la strega cattiva che non muore per mano dei nani, Biancaneve che affronta nel finale la regina cattiva in una sorta di dibattito pubblico.
I 109 minuti di Biancaneve, comunque ben confezionati, scivolano via lisci, senza sussulti ed è questo il difetto di un film che sembra non avere un’anima. Per carità ci sono la bella Biancaneve (ben interpretata dall’attrice Rachel Zegler), sguattera del castello, la matrigna odiosa e cattiva (buona la prova dell’attrice Gal Gadot) ed il relativo specchio delle brame, il cacciatore buono, che dovrebbe uccidere Biancaneve ma non lo fa, i sette nani (meno nani del solito…) che lavorano nella miniera del fitto bosco.
Mancano però la magia, l’amore, lo stupore, l’umanità e il calore della storia originale. Ma di tutto ciò ce ne accorgiamo soltanto noi adulti. I bimbi in sala vanno via comunque contenti e soddisfatti.
*In programmazione a Taranto (Multisala Savoia) , San Giorgio Jonico (Multisala Casablanca), Martina Franca (Cinema Verdi), Sava (Cinema Vittoria)
