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I dazi amari imposti da Trump spaventano i mercati e impongono nuove strategie. Anche in Puglia e a Taranto ci si interroga sulle conseguenze e si studiano le contromisure. Se n’è parlato nel corso del convegno sul tema “Identità e innovazione sul territorio: la Moda Italiana tra tradizione e avanguardia” organizzato da Confindustria Taranto nella sede della Cittadella delle Imprese.
In un videomessaggio, il vice ministro alle Imprese e Made in Italy Valentino Valentini, ha detto che “promuovere il made in Italy significa proteggere un patrimonio che non appartiene solo a noi ma al mondo intero” ma non ha pronunciato una parola sui dazi.
Ha aggiunto che “significa difendere la nostra capacità di creare bellezza, qualità ed emozione attraverso ogni prodotto che porta il marchio made in Italy, la parola Italia. Ma significa anche guardare al futuro con ambizione. Investire nella sostenibilità, nella digitalizzazione, nella formazione delle nuove generazioni, consente di garantire il nostro sistema e renderlo competitivo e rilevante nel tempo”.
Per il vice ministro “la moda italiana fare sistema, unire le forze e competenze per affrontare le sfide globali con coraggio. Solo così possiamo continuare a essere un punto di riferimento mondiale non solo per ciò che produciamo ma per ciò che rappresentiamo: eleganza, creatività e innovazione”.
Il presidente di Confindustria Taranto Salvatore Toma, padrone di casa e già presidente del settore Tessile/Abbigliamento, ha esordito partendo “dal presupposto che non dobbiamo fasciarci la testa prima di rompercela. Nel senso: aspettiamo, conosciamo la creatività di Trump, sappiamo che lui annuncia i dazi del 20-25%. Sicuramente non è una cosa positiva. Noi come Confindustria Taranto e nazionale innanzitutto stiamo spingendo lo Stato italiano a guardare nuovi mercati. Per fare degli esempi: Mercosur (mercato comune dell’America meridionale, ndr) e il piano Mattei per quanto riguarda l’Africa”.
Toma ha ricordato che “in particolare riguardo al Mercosur (Paesi del Sudamerica, ndr), proprio due settimane fa abbiamo avuto a Taranto la visita dell’ambasciatore del Brasile in Italia ed esponenti importanti dell’Argentina. Sono nuovi mercati che, verso giugno-luglio, se tutto va bene, dovrebbero diminuire i dazi e di conseguenza incentivare le esportazioni e le importazioni”.
Per il presidente degli industriali tarantini, “la cosa importante è che non ci deve essere uno Stato dell’Europa che va a trattare da solo. Quello che noi stiamo dicendo come Confindustria nazionale è che l’Europa deve andare unita”.
Rispondendo alla domanda del corriereditaranto.it sullo stato di salute del made in Italy, Toma ha rilevato che “è un brand sempre apprezzato a tutti i livelli. Nel mondo siamo riconosciuti per quello. Sicuramente il settore della moda negli ultimi due anni ha registrato un segno negativo, ma sono convinto che nei prossimi cinque-dieci anni ci sarà una inversione di tendenza. Le nuove generazioni stanno iniziando a preferire la qualità alla quantità. Il tessile-moda impatta molto a livello di inquinamento e quindi si va nella direzione della sostenibilità e si sta pensando a realizzare tutele dedicate tutte al made in Italy”.
Il marchio italiano, ha avvertito ancora Toma, “si difende con la tracciabilità. Bisogna arrivare a distinguere il fast fashion (moda veloce, settore della vendita al dettaglio di abbigliamento che realizza abiti di bassa qualità a prezzi molto ridotti, ma con la veloce disponibilità in negozio di nuove collezioni, ndr) dal made in Italy, che si può fare solo con il passaporto digitale e, appunto, la tracciabilità. Taranto è al centro di un programma nazionale importante dopo tutto quelle che abbiamo vissuto negli ultimi 30 anni con la delocalizzazione all’estero e alla desertificazione dei nostri territori soprattutto nel tessile-moda”.
Tra gli altri, sono intervenuti il direttore generale Mimit Amerigo Splendori (che ha presentato l’ologramma di Leonardo Da Vinci), il dirigente della Direzione generale politica industriale dello stesso ministero Luca Gentile, il presidente del comitato scientifico “Cluster Nazionale Made in Italy” Pietro Pantano, e il presidente della Fondazione Tecnopolo di Taranto Antonio Messeni, la commissaria prefettizia del Comune Giuliana Perrotta.
È stato spiegato che la moda italiana non è solo un settore economico strategico ma anche culturale che racconta prodotti identitari che hanno una storia fatta di passione ma anche di innovazione. Ed è proprio questa unicità che rende il sistema della moda italiano invidiato e spesso copiato in tutto il mondo. Ma questo significa anche accettare le sfide del cambiamento, di una profonda trasformazione per adeguarsi alle esigenze produttive e distributive, della sostenibilità, della digitalizzazione, dei principi dell’economia circolare.
Il vice ministro Valentini ha osservato che “l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie stanno ridefinendo i modelli di business internazionali, aprendo nuove opportunità ma anche richiedendo investimenti significativi in innovazione e trasformazione. Il nostro compito, come istituzioni, è quello di supportare le imprese italiane in questo percorso complesso ma necessario attraverso incentivi mirati, come quelli previsti nella legge quadro per la tutela del made in Italy. Stiamo fornendo investimenti per la transizione economica e digitale con una dotazione complessiva di oltre 45 milioni di euro dedicati al settore tessile e alla moda”.
Il responsabile della Direzione generale politica industriale del Mimit Luca Gentile si è soffermato sulle “sfide del settore della moda” e sulla “necessità di supportare, in Italia come in Ue, le imprese davanti alla duplice transizione green e digitale”.



