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Seconda udienza preliminare presso il tribunale di Potenza per il processo ‘Ambiente Svenduto’, sul presunto disastro ambientale provocato dall’ex Ilva durante la gestione del gruppo Riva.
Davanti al giudice per l’udienza preliminare Francesco Valente si è discusso con gli avvocati degli imputati che hanno contestato l’applicazione del principio di immanenza, con diverse motivazioni: sia perché le parti civili sono in gran parte cambiate, poi perché la metà degli imputati sono stati estromessi dal processo, sono stati riformulati ex novo i capi di imputazione ed il processo è ricominciato dall’inizio con l’udienza preliminare. Inoltre, le difese si sono opposte alle nuove costituzioni di parte civile perché giudicate tardive, sostenendo che il momento ultimo per formalizzare la partecipazione al giudizio sarebbe stata la prima udienza preliminare.
Inoltre, hanno evidenziato ancora i legali della difesa, cambiate le regole per la costituzione di parte civile non è più sufficiente la sommaria indicazione dei reati ma è ora necessario, dopo la riforma Cartabia, formulare una domanda risarcitoria evidenziandone le ragioni di diritto e di fatto secondo le regole civilistiche, adempimento che nessuna parte civile avrebbe fatto.
Inoltre, la costituzione di parte civile nei confronti di imputati per reati contro la Pubblicazione Amministrazione non è ammissibile (secondo quanto previsto dal D.lgs. n.231/2001), mentre il reato di associazione a delinquere sarebbe in ogni caso prescritto. Anche il Procuratore, guardando a come si è svolta oggi l’udienza, sembrerebbe condividere la tesi sulla non applicazione dell’immanenza. Le parti civili hanno chiesto di replicare, ma il Gup non l’ha loro concesso perché non previsto dal codice di procedura penale.
Il giudice ha autorizzato la presentazione ma sull’ammissibilità delle stesse e sull’eccezione di immanenza si è riservato di decidere fuori udienza prima della prossima che ha fissato al prossimo 9 maggio. Le parti civili hanno già anticipato che in quell’occasione riproporranno l’opposizione al trasferimento del processo da Taranto a Potenza (iniziativa che a dicembre fu respinta dalla Cassazione).
Ricordiamo che dopo l’avvenuta prescrizione, sono 13 i capi d’accusa al posto dei 34 originari, e 23 imputati contro gli originari 47. Tra gli imputati, ci sono i fratelli Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’impianto tarantino, l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso e l’ex governatore pugliese Nichi Vendola
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/03/21/ambiente-svenduto-giustizia-giusta/)