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Come abbiamo scritto in precedenza il laboratorio politico di Taranto continua a dare soddisfazioni dal punto di vista della sperimentazione puntando tutto sulla fluidità, ossia una mancanza di reale identità politica, dei suoi elementi che in realtà non cambiano ma si mescolano tra loro.

Ad esempio la Lega che si stacca dalla coalizione di centrodestra per trasformarsi in una lista civica ed appoggiare un candidato sindaco centrista (Francesco Tacente) appoggiato da quasi tutti i personaggi che hanno animato gli ultimi mesi della giunta Melucci bis.

Il Partito Socialista Italiano che è sempre stato nell’alveo della coalizione di centrosinistra che, unico in Italia, invece, confluisce nel cosiddetto Terso Polo, sempre a sostegno di Tacente sindaco, accanto agli ex della Lega di Salvini.

Due ex consiglieri comunali di opposizione (Cosa e Festinante), alleati nel fare opposizione alla giunta Melucci con il centrodestra attraverso un movimento denominato Svolta Liberale che vanno all’opposto trasferendosi nella coalizione di centrosinistra (che poi è la loro origine) in appoggio del candidato sindaco Bitetti.

Infine le titubanze di Forza Italia che non solo hanno rallentato l’annuncio del candidato sindaco della coalizione di centrodestra (Lazzàro) ma addirittura paventato uno scenario, fortunatamente sfumato, da pasticcio tutto locale in cui gli ex Berlusconiani sarebbero potuti anche loro confluire nel Terzo Polo lasciando solo Fratelli d’Italia.

Alla faccia, insomma, dei buoni propositi di riportare la gente alle urne, l’impressione generale è che, in attesa di conoscere i programmi elettorali, lo spirito della maggior parte dei candidati, quelli noti, anzi arcinoti all’elettorato tarantino (che pure li continuerà a votare) sia animato dalle solite ambizioni personali portate avanti con opportunismo.

La probabile frammentazione del voto con ben otto candidati sindaco (Alfano, Angolano, Bitetti, Cito, De Gennaro, Di Bello, Lazzàro, Tagliente, in rigoroso ordine alfabetico) ovviamente favorirà quei partiti o quelle liste che penseranno di determinare qualcosa avendo semplicemente una percentuale che va dal 3 al 5%.

Intanto, con l’investitura ufficiale di Lazzàro a candidato sindaco della coalizione di centrodestra giunta appena lo scorso 4 aprile, la campagna elettorale può entrare nel vivo a poco meno di 50 giorni dal voto.

In campo sono scesi sin dal 23 febbraio Di Bello (Adesso) e dal 18 marzo Bitetti (centrosinistra), i quali sicuramente si sono portati avanti rispetto a tutti gli altri, avendo avuto il tempo di organizzarsi meglio. E in una campagna elettorale breve, il fattore tempo può rivelarsi determinante.

3 Responses

  1. Faccio notare che i leader nazionali del centro-destra non hanno mosso un dito per trovare un accordo per il candidato sindaco di una delle più importanti città del meridione. Di solito anche per realtà meno importanti si sono prodigati e qui, invece no- La mia spiegazione è che anche il solo pensiero di vincere li terrorizza, dovendo poi misurarsi con i tanti e gravosi problemi a cominciare dal futuro di ex ILVA, ma non solo. Così meglio che se la sbrighino altri ,infatti si sono acconciati a perdere, meglio all’opposizione e poi criticare anche da parte del governo assente.

  2. La MESCOLA è di per se un termine negativo. Né carne né pesce. Di conseguenza perché dovremmo sceglierli? Per questo preferiamo i partiti e gli schieramenti chiari e differenti tra loro. Le mescole le lasciamo ai cattivi venditori di vini adulterati.

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