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Si è svolto nelle scorse ore un incontro interlocutorio tra i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e le organizzazioni sindacali. Durante il confronto è stato confermato l’avvio di interlocuzioni con Baku Steel in merito alla vendita degli asset, con i commissari di Acciaierie d’Italia (Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli) dati in partenza per l’Azerbaijan. Tuttavia, stando anche alle dichiarazioni dei sindacati, non sono emersi elementi di rilievo sul piano industriale, di cui, di fatto, non è stato possibile apprendere ancora nulla.
“L’incontro tra i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e le organizzazioni sindacali, che si è tenuto oggi a Roma, non è l’inizio di una trattativa. Questo è il punto dirimente. Dall’incontro usciamo senza essere a conoscenza del piano industriale di Baku Steel”. Così Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, sottolineando che “l’incontro di oggi è stato del tutto inconcludente, vogliamo avere una discussione vera, con un calendario fitto di incontri, che ad oggi non c’è”. In particolare, “abbiamo precisato con nettezza ai commissari straordinari che i lavoratori e le organizzazioni sindacali non possono continuare ad apprendere dagli organi di stampa i possibili contenuti del negoziato con gli azeri. Ora è il momento in cui i lavoratori e il sindacato siano partecipi e protagonisti della discussione”, ha aggiunto Scarpa, ribadendo che per la “la Fiom-Cgil è necessario che sia garantita l’integrità del gruppo siderurgico, la tutela di tutta l’occupazione e la presenza pubblica nel capitale della futura società, per la gestione della transizione verso la decarbonizzazione“.
“I commissari di Ilva e AdI andranno in Azerbaijan a trovare il gruppo azero per poter cercare di continuare a trattare, perché’ ancora la trattativa non è conclusa. Quindi devono discutere ancora di piano industriale, devono discutere ancora di fatti importanti che vanno ovviamente risolti” ha detto il Segretario generale Uilm Rocco Palombella al termine dell’incontro a Roma con i commissari straordinari. “Noi abbiamo continuato a ribadire – ha aggiunto Palombella – quali sono le nostre idee, quali sono le nostre preoccupazioni. Fino ad adesso non conosciamo il piano industriale. Dal piano industriale si può anche riuscire a capire quali sono il livello degli organici. Per quanto ci riguarda, siccome abbiamo ribadito che vale il piano di ripartenza, il piano di ripartenza significa tre altiforni in marcia con 6 milioni di tonnellate e questo significa zero esuberi. E quindi dobbiamo ovviamente capire loro come riusciranno a portare avanti questa trattativa e poi coinvolgere il sindacato”.
L’Unione Sindacale di Base esprime invece “forte preoccupazione per i potenziali impatti occupazionali che potrebbero derivare da questa operazione, in un contesto in cui il Governo non ha ancora preso in considerazione gli strumenti straordinari di intervento che chiediamo da tempo”. “Il percorso delineato dal Governo punta potenzialmente a una chiusura della trattativa entro il mese di giugno, ma resta del tutto incerto il destino delle migliaia di lavoratrici e lavoratori coinvolti. Il rischio concreto è che si voglia fare tutto in fretta, disperdendo in un attimo il lavoro fin qui svolto dai commissari, gettando via un piano di ripartenza che oggi riporta numeri in linea con il 2018, ricomprendendo anche i lavoratori di Ilva in AS” affermano Francesco Rizzo e Sasha Colautti, dell’esecutivo nazionale confederale di USB. USB ritiene infatti che “l’esperienza della gestione commissariale abbia rappresentato, con tutti i suoi limiti, un punto di tenuta industriale e occupazionale che non può essere cancellato con un colpo di spugna. È importante sottolineare che, proprio in questo momento, il Governo del Regno Unito sta valutando la possibilità di nazionalizzare British Steel per salvaguardare migliaia di posti di lavoro e garantire la continuità produttiva. Questo dimostra come la nazionalizzazione sia una strada percorribile e attuale per la tutela di settori strategici”.
L’USB ha ribadito anche che, “se Baku Steel non dovesse dare sufficienti garanzie in merito alla salvaguardia dell’occupazione e al rispetto del piano di rilancio e dell’occupazione previsto dall’accordo del 2018, non potrà esserci altra soluzione che la nazionalizzazione di tutti gli asset di Acciaierie d’Italia, come unica strada in grado di garantire la piena tutela occupazionale, il rilancio produttivo su basi industriali solide e durature, e il rispetto della questione ambientale. In particolare, riteniamo fondamentale la conferma e l’attuazione del processo di decarbonizzazione, già previsto come parte integrante della transizione ecologica del settore siderurgico”.
In ogni caso, USB sottolinea che “qualsiasi impegno nei confronti dei lavoratori deve essere formalizzato attraverso un accordo sindacale e soluzioni condivise a salvaguardia di tutto il perimetro occupazionale (diretti, Ilva in AS e indotto/appalto) prima di procedere con qualsiasi operazione di vendita degli asset. Un polo siderurgico pubblico, decarbonizzato e al servizio del Paese rappresenta l’unica vera alternativa alle svendite e alle logiche speculative che continuano a mettere a rischio migliaia di posti di lavoro e il futuro industriale nazionale”.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)