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Intervenuto durante il meeting “Machinery e Meccanica: l’innovazione made in Italy”, organizzato da Federmacchine nella sede di Streparava SpA a Darfo (Brescia), il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha incontrato i rappresentati dell’industria italiana del bene strumentale e delle imprese bresciane e lombarde. Un’occasione per il ministro di indicare gli impegni del Governo e dell’Europa nel rilanciare la competitività delle imprese e nei negoziati per rimuovere i dazi Usa.

A margine dell’evento, inoltre, Urso ha anche fatto il punto sulle trattative per la cessione di Acciaierie d’Italia in A.S. e Ilva in A.S. agli azeri di Baku Steel e Azerbaijan Ivestment Company, auspicado che si arrivi ad una chiusura entro giugno e ha garantito la partecipazione minoritaria di Invitalia nella futura società.

Al termine del suo intervento davanti ad una platea di imprenditori e rappresentati associativi, rispondendo alle domande di Siderweb, Adolfo Urso ha ricapitolato quanto è accaduto dal 27 febbraio 2024, quando l’ex Ilva è tornata in amministrazione straordinaria e, in particolare, come in poco più di un anno “il governo abbia salvaguardato lo stabilimento che ormai era prossimo alla definitiva chiusura: avrebbero spento l’ultimo altoforno nei giorni successivi, condannando a morte Taranto. In questi mesi abbiamo riattivato pienamente l’altoforno 4, con la manutenzione necessaria, riattivato un secondo altoforno e sta per essere riattivato anche un terzo altoforno”. In questo modo, ha aggiunto Urso, “puntiamo a raggiungere una capacità produttiva di 6 milioni di tonnellate annue. Il percorso della rinascita è già stato indirizzato e, per certi versi, realizzato“.

Accanto a tutto questo, è stata attivato il bando per la vendita degli asset, ovvero “una gara internazionale competitiva e, sottolineo, competitiva al rialzo”. Una procedura “che è passata attraverso una prima fase di raccolta delle manifestazioni d’interesse, presentate da 15 imprese e 3 per l’intero asset. E queste erano le tre più interessanti per il Governo e a loro abbiamo chiesto un rilancio competitivo. Alcuni l’hanno concesso e altri no. Dunque, quella di Baku ad avviso dei commissari è stata l’offerta migliore e io ho dato loro la possibilità di negoziare in via preferenziale. Questo significa che, anche in questa fase, se uno degli attori che aveva già presentato l’offerta o se un quarto attore dovesse presentarsi con una proposta di gran lunga migliore, i commissari potrebbero anche sospendere la negoziazione con Baku per valutare l’altra offerta“.

Le trattative stanno procedendo e, come ha svelato il ministro, “i commissari straordinari dovrebbero essere proprio in queste ore a Baku per trattare, perché da chiarire ci sono aspetti cruciali legati al piano industriale, alla compagine azionaria, al supporto finanziario, al rifornimento del gas che vogliono assicurare attraverso una nave rigassificatrice, a quale costo e a quale prezzo“. Tutti nodi importantissimi da sciogliere tra cui quello occupazione (tra i più delicati in assoluto), che per chi segue questa vicenda da tempo, sa che potrebbero occupare trattative, incontri e procedure lunghissime, che potrebbero arrivare anche al prossimo autunno-inverno.

Senza dimenticare che nelle prossime settimane un ruolo decisivo lo giocheranno da un lato l’eventuale chiusura positiva del procedimento di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale e dall’altro la pronuncia del tribunale di Milano sulla causa in corso, portata avanti da alcuni cittadini per la chiusura dell’area a caldo della fabbrica, dopo che il tribunale italiano ha ricevuto mesi addietro il pronunciamento della Corte di Giustizia Europea sull’attuazione della direttiva che regola il funzionamento degli impianti produttivi più impattanti e sulle procedure da seguire nell’ambito dell’autorizzazioni agli stessi.

Chiunque acquisirà gli asset avrà il supporto pubblico, in quanto, “per facilitare l’operazione e per garantire l’interesse nazionale, oltre ad attivare la procedura di golden power, che abbiamo dimostrato di saper utilizzare al meglio nel caso Beko per garantire e blindare lo sviluppo del piano industriale, lo Stato avrà una partecipazione minoritaria ma comunque significativa attraverso Invitalia“, ha dichiarato il titolare del Mimit. E’ quindi ipotizzabile che la stessa possa superare quel 10% inizialmente ipotizzato e salire sino al 20%: eventualità che sarebbe gradita allo stesso gruppo azero nel quale règia presente una forte componente statale.

Questo il quadro generale “con cui ci stiamo misurando e mi auguro che il processo di vendita si concluda entro il mese di giugno“. Anche perché, stando alle dichiarazioni del ministro dell’Economia Giorgetti durante uno degli ultimi vertici, il governo potrebbe immettere altre risorse economiche nelle casse dell’azienda non oltre quel mese. Anche se è francamente difficile ipotizzare che tutti i tasselli di questa vicenda e tutti i passaggi formali possano concludersi in così breve tempo.

“Ovviamente, dobbiamo rimanere sul pezzo ogni giorno, perché quotidianamente lungo il percorso emergono ostacoli da rimuovere. E cerchiamo di farlo anche con il supporto e il consenso sindacale, perché i sindacati hanno dimostrato meglio e più di altri soggetti quanto tengono al lavoro e alla produzione industriale italiana” ha poi concluso il ministro delle Imprese e del Made in Italy.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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