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Rischia concretamente di tornare a vivere settimane di forti tensioni la vertenza dei circa 80 lavoratori della ex Taranto Isolaverde, società partecipata della provincia di Taranto fallita nel 2016. Vertenza di cui ci siamo occupati a lungo e che resta una delle tante crisi del lavoro irrisolte nel capoluogo ionico.
La riunione tenutasi a Bari presso la Task force regionale per l’occupazione presieduta da Leo Caroli, a cui hanno preso parte anche il commissario straordinario per le bonifiche Felice Uricchio, diversi dirigenti della Regione, i sindacati Cobas del Lavoro Privato, Filcams Cgil e Uiltrasporti, oltre all’ex assessore con delega alle società partecipate e affari generali del comune di Taranto Michele Mazzariello, ha infatti riportato tutti alla drammatica realtà.
Dal prossimo mese di maggio infatti, ai lavoratori non sarà più corrisposta la Naspi (la disoccupazione) come avvenuto nell’ultimo anno, di per sé già esigua visto che la media salariale percepita da ogni singolo lavoratore ammontava a non più di 550 euro mensili (inizialmente non superiore alle 700 euro e che per legge dal quarto mese subisce una riduzione del 3%). Attualmente però, non ci sono forme di sostegno al reddito utilizzabili, come ad esempio avviene per altre vertenze attraverso la cassa integrazione o la mobilità così come vi sono molti dubbi sulla possibilità di applicare il reddito di dignità regionale (RED).
Durante la riunione il presidente della task force regionale Leo Caroli, ha informato i presenti che la Regione Puglia ha messo da parte un tesoretto di 10 milioni di euro, che però la stessa non può utilizzare in maniera autonoma: si dovrà quindi avviare un’interlocuzione con il governo se e in che modo si possa eventualmente approvare una norma che valga per tutte le regioni che hanno risparmiato risorse economiche da utilizzare in queste vertenze così delicate. Ma i tempi della politica e della burocrazia sono troppo lunghi e irti di ostacoli, mentre una soluzione per sostenere questi lavoratori va trovata a stratto giro di posta.
Perché se è vero che gli stessi rientreranno nel progetto ‘Green Belt’ (anche durante la riunione è stato confermato come tutta una serie di passaggi burocratici sono stati già realizzati sia dalla Regione Puglia che dal Comune pur mancando il parere finale della Corte dei Conti), che consiste nella realizzazione di una infrastruttura verde per la città di Taranto, si compone di diversi interventi, tutti mirati ad incrementare e valorizzare il patrimonio naturalistico, afferenti al recupero di aree verdi esistenti e potenziamento della loro accessibilità e possibilità di fruizione, riforestazione o nuova forestazione, realizzazione di parchi urbani o loro riqualificazione (per un investimento pari a 90 milioni di euro all’interno del Just Transition Fund), è altrettanto vero che le fasi amministrative non saranno completate prima di settembre, mentre al termine della procedura negoziale prevista dal regolamento del Fondo di Transizione Giusta le attività vere e proprie inizieranno non prima di gennaio 2026.
Tempi lunghissimi, inaccettabili per chi tra pochi giorni non saprà più come mandare avanti la propria famiglia. “Abbiamo chiesto un tavolo permanente per trovare una soluzione ponte in questo periodo per sostenere i lavoratori – ha dichiarato al termine della riunione Salvatore Stasi dei Cobas del Lavoro Privato -. Sin dalla prossima settimana però, potranno essere messe in atto una serie di azioni sindacali, visto e considerato che parliamo di persone che sono ad un passo dalla disperazione”.
Ricordiamo che questi lavoratori sono fermi dal 30 aprile scorso, quando terminò il progetto biennale denominato ‘Green Passage’, gestito da Kyma Servizi Spa (l’ex Infrataras), società interamente partecipata del Comune di Taranto e finanziato dalla Regione Puglia, che li vide impegnati in attività di igiene ambientale, manutenzione del verde, piccole manutenzioni e bonifiche ambientali, a causa dell’esaurimento delle risorse economiche pari a 6 milioni di euro con le quali era stato finanziato.
Il “Progetto di recupero aree a verde e relitti stradali in area urbana“ era infatti rientrato nell’ambito del CIS per l’area di Taranto nel luglio 2021, a valere sulle risorse residue della programmazione FSC 2014-2020 alle Regioni del Mezzogiorno, con la delibera del 27 luglio 2021 del CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) “Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 – Assegnazione risorse per interventi connessi all’emergenza COVID-19 e finanziamento per il recupero aree a verde nell’ambito del contratto istituzionale di sviluppo per l’area di Taranto”.
Già quattro anni fa però, fu precisato un dettaglio non da poco e che in parte è il vulnus di questa storia: ovvero che il progetto avrebbe avuto sulla carta una durata di 36 mesi, ma che la parte finanziaria avrebbe coperto solo i primi 24 mesi (le attività partirono nell’estate del 2022). Il progetto portato avanti sino all’aprile 2024, ha visto la rivalorizzazione delle aree verdi esistenti sull’intero territorio comunale, attraverso la raccolta trasporto e conferimento di materiale antropico, la manutenzione ordinaria e straordinaria di aree a verde pubblico, e il ripristino e la realizzazione di aree a verde attrezzato, oltre a varie attività di cantiere.
Ricoprendo un’importante finalità sociale consistente nella salvaguardia dei livelli di occupazione (attraverso l’assunzione con contratto a tempo determinato part time a 30 ore) di quasi 90 lavoratori che all’inizio della vertenza erano oltre 140. Giova inoltre ricordare che questo progetto seguì le orme di quello precedente, denominato ‘Verde Amico’, conclusosi anch’esso dopo due anni nel febbraio 2021 (cofinanziato da risorse messe a disposizione dall’ex Commissario per le bonifiche ambientali Vera Corbelli al termine di un duro scontro con il ministero dell’Ambiente).
Un problema sociale ma anche e soprattutto politico, proprio nel momento in cui il Comune di Taranto è commissariato e la prossima giunta non si insedierà prima dell’inizio dell’estate. E a pochi mesi dalle elezioni per rinnovare il consiglio regionale. Ma per questi lavoratori va trovata a tutti i costi una soluzione ponte, per accompagnarli sino alla loro nuova occupazione.
(leggi tutti gli articoli sulla vertenza ex Isolaverde https://www.corriereditaranto.it/?s=isolaverde&submit=Go)

