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Aumenta la richiesta di prodotti artigianali locali anche se la loro produzione pesa economicamente sulle aziende che li producono. Abbiamo approfondito la tematica con Emma Prunella, segretaria dell’ Associazione Panificatori Pasticcieri e Affini della provincia di Taranto – Fippa, che ha raccontato al corriereditaranto.it l’andamento delle vendite relative ai periodi di festa, con un focus particolare sulla produzione della colomba e i tipici dolci della Pasqua tarantina.

“Ad oggi i numeri sono crescenti” – ha detto Prunella- “Perché produciamo con una specifica strategia. Se l’anno prima abbiamo venduto 300 colombe, quello dopo ne aggiungo una ventina, di sicuro non ne sforniamo 500. Poi se la richiesta è elevata provvediamo con un’altra infornata, ma in magazzino non rimane nulla”.

Un metodo efficiente che consente all’azienda l’attività nel mercato locale e nazionale e la capacità di adattarsi alle richieste dei clienti. Cibi variegati e di qualità che uniscono il piacere ad un corretto stile di vita.

Le colombe più richieste sono quelle prodotte con diverse farine, di semola integrale e ai cinque cereali, per poi passare ai condimenti semplici e particolari come la colomba con la ricotta, frutta di stagione, cioccolato crema, frutti di bosco, marmellate e pistacchio. Senza dimenticare il tarallo scileppato, le pastiere, i biscotti, le scarselle, la pecorella di zucchero e tanti altri.

Più complesse sono le produzioni per chi soffre di celiachia, in quanto autorizzare il laboratorio dal Ministero della Salute perché i forni possono avere contatto solo con quel tipo di prodotto altrimenti c’è il rischio contaminazione.

“Ad oggi abbiamo un solo negozio a Laterza in provincia di Taranto. Mettere su queste aziende costa un sacco di soldi poi mettere su una vendita che rimane fine a se stessa diventa spreco di energia e soldi” ha sottolineato Prunella.

“Il consumatore sta diventando più responsabile” – ha spiegato- “Cerca di mangiare in maniera sana, per tutelare il proprio corpo e mantenersi in salute. Questa linea è perfettamente collegata con la produzione dei nostri prodotti con materie prime di qualità che oggi, vengono apprezzate e scelte rispetto alle produzioni industriali”.

A questo bilancio positivo però si aggiungono alcune note negative. Una su tutte l’aumento del costo delle materie prime che rallentano e, tal volta, bloccano le produzioni. “Nonostante l’elevate richieste, i nostri incassi sono diminuiti. Solo il cioccolato è arrivato a costare ottanta euro al chilo, non considerando l’olio, le farine, il burro a questo bisogna aggiungere il costo della luce e del gas, di tutto il guadagno ottenuto rimangono 3 – 4 euro”.

Un circolo vizioso che nemmeno le spedizioni ai clienti “fuori sede” riescono a spezzare. Ed è proprio da questo ultimo dato che emerge la cosi detta fuga di cervelli che rende la città priva di manodopera.

“Siamo limitati” – ha detto Prunella- “Perché nessun giovane si avvicina a questo lavoro, considerato da loro troppo antico. La verità è che non sono abituati ad imparare lavorando, oggi frequentano corsi di 30 ore e credono di sapere tutto del mestiere quando il vero corso sarebbe in azienda da noi. Stiamo chiedendo allo Stato dei sovvenzionamenti per avere i giovani in azienda, con retribuzione, per far scoprire col tempo questo mondo”.

Un ricambio generazionale che Prunella spera si possa ottenere immediatamente “Il cambiamento deve avvenire subito perché oggi, fortunatamente, ci sono ancora maestri da cui imparare ma, ahimè la loro presenza non durerà a vita” conclude Prunella con un velo di rammarico.

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