Il Dipartimento Ambiente, Paesaggio e Qualità Urbana Sezione Autorizzazioni Ambientali della Regione Puglia ha emanato il provvedimento autorizzatorio unico regionale (APUR) per il “Progetto di ampliamento delle volumetrie mediante sopralzo del lotto esistente della discarica di servizio e soccorso di proprietà della Manduriambiente SpA sita in località “La Chianca” – Manduria (TA)”, proposto dalla società Manduriambiente SpA, come da determinazione motivata della conferenza di Servizi assunta in data 31.01.2024.
Ricordiamo che Il Comitato VIA regionale, nella seduta del 24.10.2023 esprimeva il proprio parere definitivo ritenendo gli impatti ambientali attribuibili al progetto in valutazione non significativi e negativi alle condizioni ambientali. E che successivamente era stata autorizzata la modifica sostanziale dell’autorizzazione integrata ambientale. Un innalzamento delle campate che raggiungerà un’altezza di 14 metri e spazio ad altri 150.000 metri cubi di spazzatura per un totale di 1.168.000 metri cubi di rifiuto solido urbano. Ricordiamo che nel corso del procedimento, in più occasioni sia Arpa Puglia che l’Asl di Taranto avevano opposto a tale intervento il loro parere sfavorevole.
Il PAUR chiude di fatto la partita, nonostante il provvedimento con il quale lo scorso 12 febbraio la Giunta regionale aveva dato il via libera all’aggiornamento del Piano regionale di gestione rifiuti urbani (PRGRU) per quanto concerne il segmento della filiera degli smaltimenti in discarica, con una variazione dell’assetto impiantistico, in particolare delle volumetrie disponibili nel breve periodo, con sopralzi e senza consumo di nuovo suolo, nei siti di Deliceto, Ugento e di Manduria e con condizioni vincolanti per l’entrata in esercizio del sito di Corigliano d’Otranto. Provvedimento avverso il quale il comune di Manduria lo scorso marzo ha presentato ricorso al Tar.
All’interno del PAUR viene innanzitutto menzionata la struttura del polo all’interno del quale è sita la discarica, dove sono presenti le seguenti linee impiantistiche: Linea di selezione e biostabilizzazione della frazione umida finalizzata alla trasformazione della stessa in materiale stabile ed inerte da allocare in discarica (TMB); discarica di servizio e soccorso; impianto di trattamento aerobico della FORSU (da Realizzare).
La discarica, entrata in esercizio nell’anno 2003, è stata originariamente realizzata per settori funzionali, divisi in dieci lotti o celle di avanzamento autonome, per una volumetria totale netta di rifiuti pari a mc 630.000, ricavata in un invaso ottenuto da una cava esistente con altezza media dei fronti di circa 7 metri ed estesa per circa 109.000 mq (rispetto a circa 268.000 mq di area complessiva della piattaforma) ed ad oggi ha raggiunto le volumetrie autorizzate pari ad un totale netto di 1.018.000mc.
Il progetto originario prevedeva un flusso annuo di materiale da smaltire in discarica composto da rifiuti ingombranti ed assimilabili agli urbani, materiali non processabili dall’impianto di selezione RSU, scarti dell’impianto di cernita manuale delle frazioni da raccolta differenziata e materiale organico stabilizzato per un totale complessivo di circa 36.877 t/a. In seguito, in adempimento del Decreto Commissariale n. 214/CD del 27.12.2005 – stoccaggio definitivo della frazione secca, anche la frazione secca prodotta dall’impianto di trattamento RSU è stata smaltita in discarica.
La progressione degli abbancamenti ha comportato la saturazione completa di ogni cella di avanzamento che è stata sottoposta alla prima operazione di copertura superficiale provvisoria finalizzata ad isolare la massa dei rifiuti in corso di assestamento. Successivamente, con provvedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) ottenuta con D.D. n. 59 del 18.10.2013, è stato autorizzato l’abbancamento di ulteriori volumetrie in discarica, pari a 388.000 mc. Con riferimento allo stato dei luoghi, la società ha ulteriormente prodotto l’elaborato “T.1.3 – Stato di fatto ad aprile 2022 – Planimetria e sezioni” che illustrava complessivamente la situazione planoaltimetrica del sito e della discarica. Dichiarando che in base a quanto previsto dal Piano di Adeguamento al D.Lgs. 36/03 (Art. 17 comma 3) approvato con decreti CD n. 113 del 20.04.2006 e 128 del 26.05.2006, la volumetria autorizzata è da intendersi ad assestamento avvenuto.
Ciò premesso, il progetto inizialmente presentato prevedeva un ampliamento delle volumetrie mediante il rialzo del lotto esistente della discarica di servizio e soccorso di una quota pari a circa 15 metri oltre il livello medio del piano campagna adiacente all’invaso sede della discarica, incluso il capping. La sopraelevazione prevedeva dunque l’apporto di una volumetria aggiuntiva pari a 400.000 m3 lordi (368.000 m3 netti). Ma la proposta progettuale inizialmente formulata presentava alcune criticità tra cui la stabilità complessiva dell’intero corpo della discarica, la baulatura e pendenze per il deflusso del percolato, l’efficienza e integrità dei presidi ambientali quali sistema di raccolta del percolato e di captazione gas, in tutte le fasi di vita della discarica, il sistema di impermeabilizzazione di fondo e delle scarpate del volume in ampliamento.
A tal fine, si legge sempre nel PAUR, la società ha provveduto ad una revisione complessiva del progetto iniziale provvedendo ad “eliminare il pacchetto impermeabilizzante posto alla base del sopralzo rifiuti, così da evitare interferenze tra intervento in sopralzo e assestamenti nel tempo del corpo rifiuti; eliminare le terre armate poste ai margini della discarica, quale opera di contenimento realizzare il sopralzo rifiuti mediante berme di idonea pendenza che garantiscano la stabilità complessiva del sistema; realizzare un pacchetto di copertura conforme al Dlgs 121/20, utilizzando strati equivalenti al fine di alleggerire il carico sul corpo rifiuti; garantire idonea pendenza del capping definitivo al fine di garantire l’allontanamento delle acque meteoriche nella fase di post gestione In base agli obiettivi sopra esposti, la volumetria lorda dei rifiuti del progetto revisionato passa dai precedenti 400.000 a 150.000 mc, con una lieve riduzione anche delle quote massime fuori terra”.
Le ultime rilevazioni non segnalano superamenti di inquinanti nelle acque sotterranee dei pozzi e in falda
Nel PAUR viene inoltre riportato che con riferimento alle indagini integrative condotte dalla Società Manduriambiente SpA secondo il Piano trasmesso in riscontro alle richieste espresse dal Comitato VIA della Regione Puglia nella seduta del 21/06/2023, nei giorni 1-2 agosto 2023, ha effettuato i campionamenti delle acque sotterranee nei pozzi P1, PV1 e PV2 dell’impianto, congiuntamente ai due laboratori terzi incaricati dal Proponente (i.e. laboratorio TecnoLab S.r.L. e laboratorio CRC S.r.L.).
Come riportato nei Rapporti di Prova (RRdP), redatti dai laboratori di ARPA Puglia e dai verbali di campionamento, non emergono superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) per nessuno dei parametri analizzati. Come evidenziato da ARPA nella nota del 20.09.2023, non sono stati rilevati superamenti delle CSC per nessuno dei parametri analizzati. In particolare, evidenzia ARPA, non risultano reiterati i superamenti di dicloroetilene, tricloropropano, dibromoetano per il pozzo P1; Manganese per il pozzo PV2; Zinco per il pozzo PV1.
Dato atto delle ulteriori indagini poste in essere dalla società, considerate unitamente all’assenza di superamenti CSC (come da tabella Pozzo P1) nei rilevamenti storici (condotti sino ad oggi) non si evincono chiare evidenze di presenza di percolato in falda.
“E’ comunque opportuno, in stretta relazione all’istanza di modifica richiesta e al fine di valutare nel tempo possibili variazioni, effettuare in aggiunta a quanto già previsto nel PMC a corredo dell’AIA, nell’anno idrologico (15 mesi), un monitoraggio con frequenza trimestrale delle acque sotterranee, con campionamento dinamico previo spurgo di tutti piezometri dei parametri previsti: alifatici cancerogeni e non cancerogeni” si legge nel PAUR. E “dovrà realizzarsi un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni odorigene come descritto nella Relazione di riscontro R1 trasmessa dal proponente insieme alle integrazioni progettuali del 19/01/2023, concordandone con ARPA le eventuali modifiche e integrazioni necessarie” (oltre 43 le segnalazioni dei cittadini nel solo mese di agosto dello scorso anno, mentre furono 18 a luglio e 15 a settembre). Nel territorio di Manduria è infatti presente uno dei mezzi mobili di ARPA per il controllo della qualità dell’aria e non sono state registrate condizioni particolari.

Le principali condizioni ambientali poste alla società
La Sezione Tutela e Valorizzazione Paesaggistica della Regione Puglia ha previsto che “siano attuate tutte le misure di mitigazione previste in progetto; sia realizzata una cortina di verde lungo il perimetro del lotto attraverso la piantumazione di alberature simili a quelle già presenti o comunque di specie arboree autoctone come ad esempio il Pino d’Aleppo (Pinus halepensis). Siano inoltre piantumate al di sotto delle suddette alberature, arbusti di specie autoctone come ad esempio il Lentisco (Pistacia Lentiscus), in modo tale che la barriera vegetale risulti compatta. Sono comunque vietate le piantumazioni di specie esotiche e di palmacee in genere; le aree a verde di progetto siano piantumate a vegetazione con specie arboree autoctone a rapido accrescimento come ad esempio il Pino d’Aleppo (Pinus halepensis)”.
La Sezione Autorizzazioni Idriche della Regione ha evidenziato che “dal report presentato dal proponente, si deduce che i dati relativi ai piezometri P2 e P3, ubicati rispettivamente a monte e a valle della discarica rispetto alla direzione di scorrimento della falda, sono già significativi e indicativi di un’assenza di interferenza tra l’attività svolta presso la Manduriambiente SpA e l’ambiente idrico sotterraneo. Si evidenzia che i valori di Ferro riscontrati nel periodo 2009-2021 sono inferiori al Livello di Guardia citato nel D.D n.59 del 18/10/2013 pari a 2096 μg/l. Diversamente per il Manganese talvolta è stato registrato il superamento del Livello di Guardia pari a 288 μg/l (valori rossi in tabella), soprattutto in corrispondenza del Pozzo 3. In conclusione si evidenzia che i parametri presentano un andamento stabile e non hanno subito significativi scostamenti delle concentrazioni rispetto ai valori registrati dai monitoraggi effettuati negli anni da ARPA e pertanto non si evidenziano anomalie degne di nota rispetto al loro trend storico”.
Tanto premesso, in relazione agli aspetti di competenza della Sezione Autorizzazioni Idriche, che ha espresso parere favorevole, la stessa ha previsto le seguenti condizioni ambientali: “l’approvvigionamento idrico aziendale avvenga nel rispetto delle misure di tutela (art. 52 delle Norme Tecniche di Attuazione del PTA aggiornato, adottato con DGR n°1521/2022) e degli obiettivi di qualità del Piano di Tutela delle Acque e dunque potenziando il riutilizzo delle acque meteoriche ed individuando fonti alternative all’emungimento di acque da sottosuolo. Si specifica a tal proposito che il prelievo di acque dal sottosuolo è oggetto di concessione e deve rispettare le disposizioni ed i limiti contenuti negli allegati al provvedimento; il riuso delle acque meteoriche raccolte e trattate deve avvenire nel rispetto dei parametri del R.R. 8/2012; nell’area di impianto non destinata alla discarica, il sistema di gestione delle acque meteoriche deve essere conforme alla disciplina del Capo II del R.R. n°26/2013; sia verificata periodicamente l’integrità dei dispositivi di protezione delle superfici, limitando il percolamento delle acque meteoriche sia nel corpo di discarica che nelle aree permeabili adiacenti all’area di impianto; le acque reflue di tipo domestico devono essere smaltite in conformità al R.R. n. 26/2011 come modificato ed integrato dal R.R. . 7/2016, adottando gli schemi di cui all’allegato 3; siano adottati protocolli di intervento per limitare l’infiltrazione di sostanze inquinanti nel terreno, in caso di accidentali sversamenti”.
La Sezione Autorizzazioni Ambientali, esaminata la documentazione, rileva che l’intervento in oggetto non ricade su terreni attraversati dal reticolo fluviale censito dalla carta idrogeomorfologica, né su aree golenali o pertinenziali di corsi d’acqua. Poiché, i terreni coinvolti dall’intervento, secondo quanto riportato nella suddetta nota, appaiono interessare il Comune di Manduria, è stato attestato che per il Comune di Manduria non risultano terreni gravati da Uso Civico.
Anche l’Autorità di Bacino, relativa al Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale, ha espresso parere favorevole in merito al progetto con la prescrizione di tenere costantemente attivo e funzionante il sistema di monitoraggio della falda e di definire un programma di intervento in caso di superamento dei valori di legge.

Ma il futuro non potrà continuare ad essere nelle discariche
Resta il fatto che comunque, la discarica è esaurita (risulta essere già di 10 metri circa fuori terra), ed ha già beneficiato di un primo sopralzo e 15 anni sono un lasso di tempo normale per l’accettabilità da parte della comunità ospitante, oltre che un tempo congruo per l’imprenditore di recuperare l’investimento e godere dei profitti. Perseverare a tenere in vita impianti in questi casi non è mai la soluzione migliore, tenendo anche conto del fatto che la discarica della Manduriambiente è inserita in un contesto territoriale dove sono presenti, rispettivamente a circa 100 metri e 700 metri di distanza dall’invaso di discarica, l’impianto di trattamento di rifiuti organici “Eden’94” e la discarica “LiCicci” per rifiuti solidi urbani indifferenziati, ad oggi esaurita e in attesa di bonifica.
Nella legge di bilancio per il 2025 e su proposta dell’Assessorato all’Ambiente, il Consiglio regionale si è dotato di una norma, a vantaggio delle comunità, che prevede una forma di compensazione, “indennità di disagio”, in favore dei comuni ospitanti discariche, che dovrebbe incidere con una diminuzione della Tari per i territori che subiscono il disagio. Compensazioni e ristori che però non potranno impedire un peggioramento della qualità della vita e dell’ambiente per tutti i cittadini che abitano nelle zone interessate dalle discariche, a cominciare proprio dalla popolazione di Manduria che da tantissimi anni subisce e patisce un inquinamento di primo piano.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/02/13/a-manduria-arriveranno-ancora-rifiuti/)
