Ascolta l’audio di questo articolo

Il rientro dopo la bussata del troccolante. Tre tocchi, l’applauso, le lacrime, l’ultima nazzicata, l’ultima marcia funebre, la folla che pian piano si disperde. Restano le foto e i ricordi di un’edizione speciale dei Riti della Settimana Santa tarantina con il passaggio in città vecchia della processione dei Misteri per i 350 anni della fondazione della Confraternita, la contemporanea presenza dell’Amerigo Vespucci, che è anche nave giubilare e ha ospitato a bordo un sepolcro aperto all’adorazione dei perdoni, il villaggio IN Italia, oltre all’arrivo delle navi da crociera.

Eventi concatenati che hanno richiesto un piano straordinario di sicurezza. La città non ha rinnegato lo spirito della tradizione pur essendo nel bel mezzo di una campagna elettorale. Ai manifesti dei riti erano appaiate le gigantografie dei candidati, santini di ogni tipo, dunque. Poi c’è la vertenza infinita dell’ex Ilva che, come ammesso dall’arcivescovo Ciro Miniero nell’omelia del precetto pasquale nell’ex Ilva, resta ancora un nodo irrisolto. “Ci siamo piegati a servizio sincero degli ammalati, degli operai e delle famiglie?” , si è chiesto il presule, che ha poi rivolto un appello “a chi ha il compito e il dovere di agire affinché voi possiate ritrovare serenità” e “che la città tutta possa intravedere un orizzonte limpido. Tutto deve partire da questo segno di amore”. Anche il vescovo, riflettendo evidentemente sulla frammentazione sociale e politica, è tornato a invocare una pacificazione perché è indubbio che la città, stanca, delusa e tradita, sia lacerata dalle divisioni. Da decenni.

Proprio attorno ai riti la città si ritrova. Uniti nelle difficoltà. Luogo comune? Forse. Ma la risposta dei tarantini, che vivono il triduo pasquale in maniera immersiva, anche in questa occasione non è mancata. Ognuno riscopre l’infanzia dei ricordi. L’immagine di un popolo in cammino. Per indugiare su ogni passo, sul Vangelo raccontato dai simulacri. Gesù in croce è l’emblema di tutti i poveri cristi sulla scena della storia. E analoghe sono le espressioni della pietà popolare rivolte a Maria, madre, profuga, capace di comprendere tutte le sofferenze e andare incontro a tutti i bisogni.

Segni, gesti, fotogrammi che sprigionano una grande forza di coesione. Dall’uscita della prima posta di perdoni, passando dalla iconica processione dell’Addolorata ai Misteri, tornati quest’anno in città vecchia, fino il rientro al Carmine con il troccolante che ha bussato al portone chiedendo asilo per sé e per i suoi confratelli, ormai esausti. Riti diffusi in tutto il mondo grazie allo streaming e al prezioso e puntale lavoro degli organi di informazione. Riti secolari che si ripetono con uguale trasporto. Tra fede, devozione, folklore e un pizzico di fanatismo.

Le due processioni si sono svolte nella città vecchia, troppo spesso sedotta e abbandonata. Uno scenario suggestivo per la sfilata delle statue dei Misteri in via Garibaldi, con il mare sullo sfondo. Ma anche le ciminiere. Taranto riparte, puntando su se stessa. La sfida è proprio questa. Di prospettive ha parlato non solo l’arcivescovo, ma anche il padre spirituale della Confraternita del Carmine, don Marco Gerardo, che, oltre a chiedere ai cittadini di pregare per i confratelli (e viceversa, aggiungiamo), ha sottolineato che il futuro della città va deciso a Taranto. Non altrove.

*foto di apertura credit ufficio stampa Tour Vespucci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *