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Potrebbe entrare in funzione nel 2026 l’invaso artificiale del Pappadai. L’uso del condizionale è a fini cautelativi, visto che parliamo di un’opera che è stata pensata addirittura all’interno del piano Marshall dopo la Seconda Guerra Mondiale, ripresa e realizzata con la Cassa del Mezzogiorno, e poi, per una serie di difficoltà, che si sono riscontrate negli anni non è mai entrata in funzione.
A fine maggio prossimo invece, partiranno i lavori delle opere infrastrutturali per mettere in esercizio l’invaso artificiale, opera di fondamentale importanza (anche se non l’unica) per affrontare l’emergenza idrica della Puglia. I lavori di progettazione sono stati presentati questa mattina, proprio su un’area dell’invaso del Pappadai, situato nel territorio di Monteparano, in occasione di una tavola rotonda, moderata dal caporedattore Rai TGR Puglia, Giancarlo Fiume, organizzata dal Consorzio di Bonifica Centro Sud Puglia, alla presenza del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e dell’assessore regionale, Donato Pentassuglia. Sono intervenuti anche tutti i soggetti e le Autorità nazionali e regionali coinvolti nella gestione della risorsa idrica: il Commissario Straordinario del Consorzio di Bonifica Centro Sud Puglia, il Commissario Straordinario all’emergenza idrica, il Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, il presidente del Consiglio di Amministrazione di Acque del Sud spa, il presidente Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue, e i presidenti delle associazioni di categoria agricole regionale, CIA, Coldiretti, Confagricoltura.
Al fine di ripristinare le originarie condizioni delle opere, il Consorzio di Bonifica Centro Sud Puglia – che ha assunto dal 01.01.2024 anche le funzioni del Consorzio di Bonifica soppresso Consorzio Speciale per la Bonifica di Arneo – ha completato le attività di progettazione e affidamento di due importanti interventi finalizzati, il primo, al recupero funzionale delle opere, degli impianti e delle apparecchiature dell’Invaso del Pappadai (Importo di progetto € 2.000.000,00 – Importo dei lavori € 1.330.000,00 – CUP: I57H21005730001) e, il secondo, finalizzato al recupero funzionale delle opere ed impianti facenti parte del sistema Irrigazione Salento costituito dal nodo idraulico di Monteparano e nodo idraulico di Sava (Importo di progetto € 2.133.000,00 – Importo dei lavori € 1.361.295,50 – CUP: I47H21003610001).
Come spiegato dal Commissario straordinario del Consorzio Unico di Bonifica Centro Sud Puglia, Francesco Ferraro il progetto si base su due lotti che sono stati già appaltati, quindi sono già iniziati i lavori di revampizzazione di una parte di tutto l’invaso e dell’impianto. Seguiranno due lotti ancora, i quali, grazie ai fondi FSC, ci permetteranno di completare l’opera. “È un invaso di circa 20 milioni di metri cubi d’acqua che arriva dalla diga di Monte il cui invaso, quando raggiunge un determinato livello di acqua che non può più contenere: dunque invasiamo disponendo di un’ulteriore riserva. L’acqua di questo invaso serve nel corso della stagione irrigua, prendendo la strada dell’irrigazione Salento da Monteparano e addirittura fino a Leverano, dove abbiamo una serie di distretti irrigui che complessivamente trasformano circa 10.000 ettari di terreno da asciutto ad irriguo. Immaginiamo qual è l’importanza di tutta dell’opera sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista anche economico e sociale per tutto il nostro territorio” ha dichiarato Ferraro.
Nel novembre del 2023, attraverso una variazione di bilancio la Regione Puglia destinò 6 milioni di euro prelevandoli dai fondi del Programma Operativo Complementare (POC) per il completamento della diga del Pappadai, che si andarono ad aggiungere ai due milioni di euro del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare: fondi che il Consorzio Unico di Bonifica Centro Sud Puglia ha utilizzato per procedere alla gara d’appalto per arrivare ai collaudi e all’afflusso di acqua nell’invaso per l’agricoltura del tarantino e del Salento.
L’opera idraulica in provincia di Taranto costruita tra il 1994 ed il 1997, rimasta abbandonata per 30 anni, dovrà consentire, durante il periodo invernale, di accumulare una riserva idrica nell’invaso di circa 19.900.000 metri cubi. La diga in pietrame con manto, con una quota di massimo invaso di 108,5 metri sul livello del mare, sarebbe utile a convogliare le acque del Sinni per 20 miliardi di litri di acqua da utilizzare per uso potabile e irriguo e una volta ultimata andrebbe a servire l’Alto Salento, ancora oggi irrigato esclusivamente con pozzi e autobotti. L’acqua accumulata nel bacino sarà infatti destinata all’irrigazione di 10mila ettari, compresi quelli del nord Salento, duramente colpiti dalla Xylella, dove si potrà ora procedere al reimpianto degli ulivi.
Il legame con l’ex Ilva e il progetto del dissalatore sul Tara
Pochi sanno però, o forse non ricordano, che la vicenda dell’invaso Pappadai è legata, suo malgrado, anche al siderurgico tarantino ex Ilva. Nel1994 fu finanziata, e successivamente realizzata con lavori ultimati nel 1997, la condotta che doveva portare le acque affinate degli impianti reflui civili dei depuratori Gennarini e Bellavistaallo stabilimento siderurgico di Taranto, per essere utilizzate nei processi di raffreddamento degli impianti. In tal modo si sarebbe evitato il prelievo per usi industriali delle acque del Sinni, liberando una portata d’acqua pari a 250 litri al secondo. A valle di questa condotta fu installato un impianto di super affinamento per rendere le acque idonee all’uso industriale.
L’AIA rilasciata all’ex Ilva il 4 agosto del 2011, recependo le indicazioni della Regione Puglia, aveva prescritto all’azienda l’uso dei reflui depurati ed affinati provenienti dai depuratori Gennarini e Bellavista in luogo delle acque del Sinni attualmente impiegate per il suo processo produttivo. Come abbiamo ampiamente documento in questi 20 anni, il progetto non è mai andato a compimento per diverse ragioni (venendo definitivamente bocciato dal Cis Taranto nel 2020, a fronte di investimento pari a 14 milioni di euro che però avrebbe visto la luce soltanto in un decennio). Bloccando di fatto anche l’utilizzo dall’invaso Pappadai (costruito tra il 1994 ed il 1997 in pietrame con manto, con una quota di massimo invaso di 108,5 metri sul livello del mare). Perché proprio le acque del Sinni, per 20 miliardi di litri di acqua, sarebbero dovute affluire all’interno dell’invaso per essere utilizzate per uso potabile e irriguo e una volta ultimato avrebbe servito l’Alto Salento, ancora oggi irrigato in gran parte con pozzi e autobotti. Tanto è vero che l’invaso, situato nell’isola amministrativa di Taranto tra Monteparano e Fragagnano, è stato occasionalmente riempito con le acque del Sinni per consentirne il collaudo.
Ed è in tale contesto (le coincidenze sono fin troppe) s’inserisce anche il progetto dell’Acquedotto Pugliese di realizzare il dissalatore sul fiume Tara in provincia di Taranto. Il dissalatore è stato infatti pensato per far sì che i reflui dei depuratori Gennarini-Bellavista (sull’impianto sempre AqP ha deliberato la scorsa primavera interventi pari a 55,8 milioni di euro per il potenziamento dell’attività di depurazione dell’impianto e per la realizzazione, nel medesimo impianto, di serre solari per il trattamento dei fanghi, mentre la condotta sottomarina a servizio del depuratore di Taranto Gennarini dovrebbe entrarein esercizio a giugno 2025, a conclusione dei lavori che dovranno partire nella primavera 2024) vengano affinati e utilizzati dagli agricoltori (invece che rilasciati in mare come accade ancora oggi) ed allo stesso tempo garantire l’acqua necessaria al siderurgico ex Ilva per raffreddare gli impianti (visto che lo stesso preleva da sempre ingenti quantitativi di acqua dal fiume Tara per il raffreddamento degli impianti pari a 36 milioni di metri cubi l’anno oltre che dal Sinni anche se in forma minore e dal Mar Piccolo) ed ampliare la quantità di acqua potabile per i cittadini pugliesi delle province di Taranto, Brindisi e Lecce.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/11/16/ex-ilva-naufraga-il-progetto-delle-acque-reflue/)
“Oggi rilanciamo un’idea nuova per la gestione della risorsa idrica in Puglia e in tutto il Mezzogiorno – ha affermato il presidente Emiliano – che consenta a regioni come il Molise, la Campania, la Calabria o la Basilicata, di utilizzare ciò che già è nella nostra disponibilità, grazie a programmi a breve termine, come quello della diga del Pappadai, e a medio termine, come quella del Liscione in Molise. L’acqua non può essere gestita come una festa patronale o come un elemento identitario, è un patrimonio comunitario che deve essere condiviso secondo uno schema giusto, assicurato da un rapporto tra il governo centrale e le società che devono distribuire l’acqua. Grazie alla riforma che abbiamo varato difendendo il valore pubblico dell’acqua, Acquedotto Pugliese è pronto ad essere la parte principale del soggetto unico per la distribuzione dell’acqua in tutto il sud Italia”.
“Una giornata importante – ha dichiarato l’assessore regionale all’Agricoltura, Donato Pentassuglia – perché dimostriamo come la Regione ha attenzionato tutte le opere strategiche e infrastrutturali per utilizzo efficiente della risorsa acqua. Abbiamo lavorato con i diversi soggetti, Autorità di distretto meridionale, Acque del Sud, il Commissario straordinario di preposto per gli interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, i Ministeri, fino ad arrivare ad intercettare risorse importanti dal Fondo di Sviluppo e Coesione. In quest’opera – ha ricordato l’assessore – abbiamo stanziato altresì risorse importanti a valere sul nostro bilancio regionale. Si tratta dei primi 6 milioni che hanno determinato opere che, di fatto, consentono l’utilizzazione vera e piena di questa diga, fiore all’occhiello per la Puglia in termini di utilizzazione di risorse idriche, specie in questo momento storico. Dunque parlarne in questo momento è ancora più importante perché dimostriamo fattivamente che in questi anni abbiamo lavorato per pianificare scelte strategiche per il futuro. Questo significa guardare al futuro da tutte le fonti di approvvigionamento e verso tutti i territori”.
“Determinante in Puglia ripartire dalle incompiute, dagli interventi di manutenzione straordinaria della diga di Saglioccia, realizzata negli anni 80 e mai entrata in esercizio, con lo sbarramento sul torrente omonimo, affluente di destra del fiume Bradano, in agro di Altamura, in località Tempa Bianca”, incalza Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, nel sottolineare l’importanza “del recupero funzionale della Diga del Pappadai, opera idraulica in provincia di Taranto che sarebbe utile a convogliare le acque del Sinni per 20 miliardi di litri di acqua da utilizzare per uso potabile e irriguo e una volta ultimata andrebbe a servire l’Alto Salento, ancora oggi irrigato esclusivamente con pozzi e autobotti. Altre opere invece sono ancora in lista di attesa come il completamento delle opere di sistemazione idraulica e di conservazione del suolo nel bacino del torrente Vallona a protezione dell’area irrigua di San Nicandro Garganico, con inizio lavori a luglio 1991 interrotti a giugno 1993 e sul torrente Scarafone, con inizio lavori ad ottobre 1990 interrotti nel luglio 1992 in provincia di Foggia, Il completamento e la sistemazione del bacino Capo D’acqua ed utilizzo irriguo acque alte”.
“La tropicalizzazione del clima sottopone ormai ciclicamente – incalza Coldiretti Puglia – alla violenza di nubifragi e bombe d’acqua che si abbattono su un territorio fragile, dove l’incuria e la mancanza di opere di manutenzione ordinaria dei canali e delle reti di scolo aggravano la situazione. Serve un piano organico pluriennale per gli interventi di manutenzione straordinaria, al fine di non gravare di oneri impropri i consorziati, già colpiti sia patrimonialmente che nella formazione del reddito, in considerazione dei ripetuti danni subiti, a causa della mancata manutenzione delle strutture di bonifica e che realizzi investimenti in infrastrutture irrigue e, soprattutto, avvii fattivamente interventi di manutenzione straordinaria degli impianti irrigui collettivi, pozzi compresi e delle reti di distribuzione di acqua potabile nelle aree rurali. Di fronte al cambiamento climatico è necessario realizzare un piano invasi per contrastare la siccità ed aumentare la raccolta di ac qua piovana oggi ferma ad appena l’11%”.
“La riattivazione dell’invaso artificiale del Pappadai, struttura situata nel territorio di Monteparano (Taranto), può essere il primo passo importante verso una generale riorganizzazione del sistema idrico-irriguo nel nord Salento ed è l’esempio da seguire per una più vasta ‘governance dell’acqua’ che riguardi tutta la Puglia e metta in rete le regioni del Mezzogiorno, superando ostacoli e contrapposizioni degli ultimi 20 anni” ha dichiarato intervenendo alla cerimonia che ha tenuto a battesimo la consegna dei lavori per la riattivazione del Pappadai, il presidente regionale e vicepresidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani Gennaro Sicolo è tornato sulla questione siccità e sulla necessità di affrontare strutturalmente il problema.
In merito al nuovo sistema della gestione idrica che metta insieme, oltre a territorio e istituzioni pugliesi, anche le Regioni Campania, Molise e Basilicata, “naturalmente, sarà fondamentale il ruolo del Governo nazionale per trovare metodi e obiettivi condivisi che superino le incomprensioni alla base delle difficoltà attuali nella concertazione tra regioni attigue delle azioni necessarie a garantire il fabbisogno idrico-irriguo con benefici per tutti i diversi territori regionali. La riattivazione dell’invaso del Pappadai rappresenta quindi molto più di un semplice progetto tecnico. È l’avvio di una nuova stagione di collaborazione istituzionale, in cui pubblico e privato lavorano insieme per garantire sostenibilità, efficienza e resilienza alle attività produttive del territorio” ha concluso Sicolo della CIA Puglia.
(leggi tutti gli articoli sul Pappadai https://www.corriereditaranto.it/?s=pappadai&submit=Go)



Ci dimentichiamo del depuratore appena messo in funzione a Manduria che produrrà molti milioni di metri cubi anno, ma AQP non ha previsto il suo utilizzo con la conseguenza che la costosa acqua depurata sarà inutile mentre il salento soffre. Potrebbe nascere il dubbio che qualcuno stia pensando a irrigare campi di calcio o peggio da golf invece di risolvere problemi più seri come agricoltura e usi civili. Intanto propongono il dissalatore malvisto da tutti. Si potrebbe chiedere a AQP perché non utilizza dette acque depurate?
Giusta osservazione! Noi agricoltori a Manduria abbiamo problemi di carenza d’acqua e di costi.
Ma che assurdità! Siamo in carenza idrica e abbiamo un invaso mai utilizzato e poi si fanno nuovi impianti che chissà se e quando saranno disponibili. Poi leggo che a Manduria si fa un depuratore che produce milioni di metri cubi d’acqua pulita che Acquedotto Pugliese non canalizza verso usi civili e che di fatto sarà dispersa. Ma siamo in un manicomio rimasto attivo?