Veglia di preghiera per Francesco

Il silenzio, le lacrime e la preghiera. In serata una veglia per Francesco nella chiesetta inferiore della Concattedrale. Tanti fedeli si sono riuniti per un momento di raccoglimento. Molti i ragazzi presenti per testimoniare l’amore per il Papa, testimone del tempo e della storia. Con la sua grande umanità. Il Papa degli ultimi, degli emarginati, il Papa della giustizia sociale e dell’impegno per il Pianeta con le sue encicliche che rappresentano un monito per tutti.

Durante la veglia è stata letta l’ultima omelia di Francesco, quella del giorno di Pasqua, per fare arrivare a chiunque, ha detto il parroco, la potenza della parola di Dio. “Cristo è risorto, è vivo! Egli non è rimasto prigioniero della morte, non è più avvolto nel sudario, e dunque – ha spiegato il Pontefice nel messaggio affidato al cardinale Angelo Comastri – non si può rinchiuderlo in una bella storia da raccontare, non si può fare di Lui un eroe del passato o pensarlo come una statua sistemata nella sala di un museo! Al contrario, bisogna cercarlo e per questo non possiamo stare fermi. Dobbiamo metterci in movimento, uscire per cercarlo: cercarlo nella vita, cercarlo nel volto dei fratelli, cercarlo nel quotidiano, cercarlo ovunque tranne che in quel sepolcro. Cercarlo sempre”.

Parole di speranza, evocate nella certezza del Signore risorto. Per Francesco “il Giubileo ci chiama a rinnovare in noi il dono di questa speranza, a immergere in essa le nostre sofferenze e le nostre inquietudini, a contagiarne coloro che incontriamo sul cammino, ad affidare a questa speranza il futuro della nostra vita e il destino dell’umanità. E perciò non possiamo parcheggiare il cuore nelle illusioni di questo mondo o rinchiuderlo nella tristezza; dobbiamo correre, pieni di gioia”.

Durante l’incontro di preghiera è stato ricordato l’operato di Papa Francesco, ma anche il suo stile di vita modesto, lo portano già allora a essere conosciuto come il “vescovo dei poveri”. Poi l’enciclica Laudato sì, del 2015, che lega l’ecumenismo all’ambientalismo, proiettando la Chiesa in una nuova missione, un nuovo ruolo guida per il mondo contemporaneo.  È stato un pastore umile e coraggioso, capace di parlare al cuore del mondo con parole semplici e gesti autentici. Il suo pontificato ha lasciato un segno indelebile nella storia della Chiesa e dell’umanità. “In questo momento di grande tristezza, ci uniamo in preghiera – ha esortato infine il parroco – affinchè il Signore lo accolga nella sua pace infinita e conforti quanti oggi ne piangono la perdita”.

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