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A Taranto, il Primo Maggio non è mai una ricorrenza come le altre. È un giorno che mescola memoria, rabbia e speranza: non solo dal palco del concertone che dal 2013 utilizza la musica come strumento per veicolare denunce in cui la parola “lavoro” si carica di un peso più grande. Nel cuore di una delle vertenze industriali più lunghe e complesse d’Italia, il lavoro è spesso stato sinonimo di sacrificio, malattia, propaganda, silenzi istituzionali e divisioni profonde. Ma anche di dignità, resistenza e futuro, con gli interventi della magistratura, che spesso si è sostituita alla politica, e la resilienza dei comitati.
Oggi, mentre in tutta Italia si celebra la Festa dei Lavoratori, Taranto si interroga ancora su quale sarà il suo destino. La vertenza Ilva – o ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia – resta il nodo centrale, mai sciolto. La trattativa in corso con i potenziali investitori, gli azeri di Baku Steel, apre scenari inediti ma anche incognite. Il governo cerca un equilibrio tra continuità produttiva, tutela occupazionale e riconversione ambientale. Ma il tempo passa e il futuro resta sospeso.
Eppure, nonostante tutto, Taranto non si arrende. Pezzo dopo pezzo, prova a rilanciare un piano B, quello della diversificazione economica, evocato da anni e mai pienamente realizzato. Taranto non è solo la città delle emergenze. È anche la città delle possibilità. Il porto, ad esempio, con il suo potenziale ancora inespresso, può tornare al centro delle strategie di rilancio, attrarre investimenti, sviluppare la logistica, aprire nuove rotte nel Mediterraneo.
C’è anche la sfida dello stabilimento Leonardo di Grottaglie. Nato con una vocazione fortemente legata alla produzione di fusoliere in fibra di carbonio per il Boeing 787, il sito ha attraversato negli ultimi anni fasi alterne, legate sia all’andamento del mercato aeronautico che a scelte industriali del gruppo. Oggi, mentre la transizione industriale del territorio tarantino è al centro di numerosi tavoli istituzionali, il ruolo della divisione Aerostrutture torna cruciale.
In tema di riconversione si guarda con interesse alla possibilità di ampliare la gamma produttiva, svincolando progressivamente il sito dalla mono-committenza Boeing e puntando su nuove commesse, anche in ambito difesa, space economy, droni e mobilità aerea sostenibile.
La trattativa tra Leonardo e il fondo sovrano saudita PIF (Public Investment Fund) per un possibile investimento nella divisione Aerostrutture è attualmente in una fase iniziale e suscita un acceso dibattito tra opportunità industriali e preoccupazioni sindacali.
Un’altra realtà importante è la multinazionale danese Vestas, che ha inaugurato a Taranto una linea di produzione per le pale eoliche V236-15.0 MW, le più grandi al mondo. Ciascuna pala misura 115,5 metri di lunghezza e, una volta installata, la turbina raggiunge un’altezza di 280 metri, con un diametro del rotore di 236 metri. Queste turbine sono in grado di generare energia sufficiente per alimentare circa 20mila famiglie.
E ancora. Con un decreto firmato dai Ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e dell’Economia, Taranto e Brindisi sono stati designati come poli strategici per l’eolico offshore. Nello specifico, a Taranto verranno costruite le piattaforme galleggianti per le turbine, mentre Brindisi ospiterà le attività di supporto tecnico e logistico. La fabbrica di turbine eoliche da 1.300 occupati verrà realizzata dalla cinese MingYang e Renexia.
A proposito di investimento, c’è il progetto JFT (Just Transition Fund), che mette sul tavolo risorse per la riconversione e la creazione di nuove filiere produttive. Recentemente è ripartita la macchina del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis): diversi progetti sono in campo, ma ancora in fase di stallo. Bisogna accelerare, sbloccare, coordinare. Basta promesse, servono cantieri.
Infine, c’è la grande opportunità fornita dai Giochi del Mediterraneo del 2026. Ma perché questa non sia solo una vetrina effimera, occorre un lavoro strutturato. Oltre i nuovi impianti sportivi, servono servizi, accoglienza, decoro urbano e coinvolgimento sociale. Solo così l’evento diventerà un volano di sviluppo e non l’ennesimo spot a cui siamo tristemente abituati.