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Come nasce un fenomeno dal nulla. Tommy Cash ha fatto ballare non solo le nonnine di Ostuni, che lo hanno accompagnato sulle note del tormentone “Espresso macchiato”, ma tutto il pubblico del concertone dell’Uno Maggio Libero e Pensante. Mi amore, mi amore. La filastrocca diventata virale, cantata in parte in inglese e in parte in un italiano maccheronico, spopola senza un vero perché. Ma Tommy Cash è la stella dell’edizione 2025. Un cantante, a suo modo, di dimensione internazionale, che ha rappresentato il colpo grosso dei direttori artistici Michele Riondino, Antonio Diodato e Roy Paci in un’edizione non particolarmente ricca, come nomi di richiamo, rispetto agli altri anni, ma sempre coinvolgente e partecipata (in 50 mila al Parco delle Mura Greche).

L’evento è stato condotto da Martina Martorano e Serena Tarabini con le incursioni di Andrea Rivera e del cantautore polistrumentista Naip. Gli organizzatori hanno deciso di puntare soprattutto sull’impronta elettronica nel tentativo ambizioso di creare una love parade che ricordasse i grandi raduni storici di Berlino e Zurigo. Ecco spiegata la scelta di dare ampio spazio ai dj Riva Starr e Fideles. E poi il teatro-canzone con Paolo Rossi e Ascanio Celestini, la vincitrice di Musica Contro Le Mafie Acquachiara, Giancane, Pop X, Lamante, Motta e la sua band, Fido Guido & Rockin’Roots Band, Denaldo, La Nina, Mille, Il Teatro degli orrori.

Tra i primi ad esibirsi sono stati Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo, sulle cui note Michele Riondino (che condivide la direzione artistica con Antonio Diodato e Roy Paci) ha letto un appassionato intervento parlando di diritti negati, della tragedia delle morti sul lavoro, di Palestina, di genocidio, delle leggi sulla robotica di Isaac Asimov, di speranza, di libertà, di Costituzione. Di un diritto, tra gli altri. Quello a un mondo libero e giusto.

Della resilienza palestinese hanno discusso Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini e Leonardo Tosti, i tre giovani curatori del libro “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza”, edito da Fazi. Una raccolta che si fa memoria collettiva. L’edizione 2025 ha celebrato i 50 anni di Amnesty in Italia, aderendo inoltre alla campagna #R1pud1a (che richiama l’art 11 della Costituzione) contro le guerre, lanciata a novembre da Emergency, attraverso il consueto dibattito della mattina.

La musica è servita come sempre a veicolare i messaggi di denuncia di diverse realtà in lotta. Ma dal 2013, anno in cui il concertone Libero e Pensante è nato senza voler essere mai un’alternativa a quello romano, sembra non essere cambiato nulla. Le stesse vertenze in campo, quasi ovunque. A cominciare dalla questione ex Ilva, nervo scoperto per qualsiasi governo di qualunque colore. Sul palco è stato srotolato lo striscione “Mai più con il cappello in mano” dopo la testimonianza dell’operaio Raffaele Cataldi, autore del libro Malesangue, protagonista il giorno precedente di un acceso confronto con il commissario di Adi in As Davide Tabarelli, che lo aveva redarguito sostenendo che non ha bisogno di leggere il suo libro per capire come si gestisce un’azienda. Si continua a fare a malesangue, insomma, e a rincorrere una soluzione che tarda ad arrivare. E forse non arriverà mai.

Sul palco anche il collettivo di fabbrica Gkn; Stefania Barca, docente di Storia dell’Ambiente e Storia di Genere all’Università di Santiago di Compostela; Libera Contro le Mafie; Quarticciolo Ribelle, Ultima generazione; XR-Extintion rebellion; il Comitato #siamoaitolidicoda per i lavoratori dello spettacolo; i lavoratori precari del Cnr; i movimenti No Tav e No Tap.

Il momento di maggior commozione è arrivato con l’intervento di Cira, moglie di Massimo Battista, l’ex operaio morto a causa di un tumore lo scorso anno, tra i fondatori del Comitato e tra gli ideatori del Concertone. A lui è stato dedicato il parco archeologico. Al suo coraggio e al suo amore per la città. “Oggi sono qui – ha detto Cira, attorniata dai figli Giovanni, Rosaria e Benedetta, e dai colleghi di Massimo, alcuni in lacrime – con il cuore pieno di emozione e di orgoglio perché sento che è il mio dovere e il mio privilegio rendere omaggio a mio marito, un uomo straordinario”. Massimo “era una forza incontrollabile per Taranto. Era – ha ricordato – un operaio che non ha avuto mai paura di denunciare con nomi e cognomi le ingiustizie e fino all’ultimo giorno della sua vita ha continuato a difendere una intera città. Massimo non era solo nato a Taranto, lui era Taranto”.

*credit foto: Vanni Caputo e Giacomo Rizzo

One Response

  1. Non c’erano alcolici in vendita questa ricorderò del concerto del primo maggio nella città che Riondino definisce la discarica d’Italia (verissimo )

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