Se chiedete a Mario Cito cosa è cambiato (in peggio) a Taranto negli ultimi 30 anni, vi risponderà che c’è solo l’imbarazzo della scelta: “Questa città va capovolta, letteralmente”.
Classe ’74, figlio dell’indimenticato Giancarlo, sindaco del capoluogo ionico negli anni ’90, Mario Cito ha le idee molto chiare sulla sua candidatura a primo cittadino: “La notizia della caduta della Giunta Melucci – racconta ai nostri microfoni – mi ha raggiunto mentre ero all’estero. Ho subito avvertito il dovere e il diritto di tornare e mettermi in gioco, per non lasciare Taranto nelle mani sbagliate.”
La lista con cui si presenta, AT6 Lega d’Azione Meridionale, non ha connotazione politica: “Voglio raccontare ai cittadini – spiega – come si può tornare allo splendore di tanti anni fa. Amo la mia città e voglio tornare a viverci: nessuna posto al mondo è come Taranto”.
Se fosse eletto sindaco, da dove comincerebbe?
“La prima cosa che farei è scendere in strada per ascoltare le richieste dei cittadini e annotare in prima persona tutto quello che c’è da fare. Taranto ha bisogno di un sindaco che sia presente sul territorio H24”.
Un po’ come faceva suo padre, insomma
“È la cosa più giusta e ovvia. O guardi con i tuoi occhi quello che manca sul territorio, o non potrai mai conoscere davvero le reali esigenze della città”.
A Taranto ci vogliono disciplina e rigore?
“I tarantini hanno bisogno di una vera e propria rieducazione e non si tratta, badi bene, di un’impresa titanica: educazione, civiltà, cultura, pulizia, accoglienza, sono tutte caratteristiche che abbiamo perso nel tempo, ma per recuperarle occorre che il sindaco sia il primo a dare il buon esempio, a mostrare nei fatti come si comporta un buon cittadino”.
Il suo programma elettorale?
“Rivoluzionare Taranto: il mio programma è strutturato in venti punti, tutti ugualmente importanti. Pulizia, sviluppo economico, vertenze occupazionali, turismo: non ci sono aspetti che hanno priorità su altri, se non quello di riportare questa città almeno alla normalità e poi, pian piano, occuparsi di tutto il resto”.
Un eventuale ballottaggio dove la vedrebbe schierarsi?
“Partiamo dal presupposto che potrei anche arrivare io al ballottaggio; qualora non dovessi farcela, invece, esaminerò attentamente i due contendenti e valuterò i loro programmi per la città. Non mi schiererò, insomma, con quello che mi sta più simpatico, ma con chi mi dà maggiori garanzie rispetto all’altro per il bene di Taranto e dei suoi cittadini”.
In cosa Taranto è peggiorata notevolmente rispetto all’epoca in cui suo padre era sindaco?
“In tutto! Pulizia, accoglienza, ma soprattutto nello scollamento tra cittadini e amministrazione: i tarantini devono tornare ad essere orgogliosi della propria città, devono collaborare per il decoro, l’ordine. Invece, adesso, mi sembra tornata l’epoca del ce me ne futt a me. La città si è riempita di extracomunitari? Se lavorano e sono in regola ben venga, sono un valore aggiunto. Un altro tasto dolente è la sicurezza: l’exploit di furti e traffico di droga è un altro sintomo di quello che sta accadendo alle nostre latitudini”.
Qual è il suo punto di forza rispetto agli avversari?
“L’esperienza: sono stato per trent’anni consigliere comunale e provinciale, so perfettamente come si amministra una città, ma anche quello che avviene nelle stanze di Palazzo di Città. Gli altri candidati, a parte uno, sono dei poppanti della politica, non hanno alcuna esperienza in merito: emeriti sconosciuti, insomma. La storia ci ha dato ragione e ci darà ragione, non devo dimostrare nulla a nessuno”.