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E’ arrivata nella giornata di ieri la convalida del sequestro probatorio senza facoltà d’uso dell’altoforno 1, chiesto dal pubblico ministero Francesco Ciardo della Procura di Taranto e notificato dai Carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) e dagli investigatori dello Spesal ad Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria tra la sera di mercoledì e le prime ore di giovedì.

Al momento risultano essere tre gli indagati per i reati di delitti colposi di danno (previsto dall’art. 449 del Codice penale per chi cagiona per colpa un incendio o un altro disastro) e getto pericoloso di cose (art. 674 del Codice penale, per chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti): si tratta del direttore generale della società, Maurizio Saitta, del direttore dello stabilimento di Taranto, Benedetto Valli, e del direttore dell’area altoforni, Arcangelo De Biasi. A Valli sarebbe stata contestata anche la mancata comunicazione in base alle norme della legge Seveso (incidente rilevante).

L’incendio è avvenuto a causa dell’esplosione di una delle tubiere dell’impianto dalle quali transita aria calda ad elevata temperatura che serve per la combustione del coke (che è fuoriuscito in grande quantità) e quindi l’innesco del processo produttivo della ghisa. Che ha causato prima la fuoriuscita di gas afo e in un secondo momento, anche se sono ancora in corso accertamenti in tal senso, coke incandescente misto a fusi dopo.

Secondo quanto ricostruito da chi era presente in fabbrica in quel momento e da chi ha potuto osservare da vicino l’impianto nelle ultime 72 ore (lavoratori, rls, sindacati, responsabili dell’area e del reparto, chi sta indagando sull’evento ed i vari enti preposti al controllo dei luoghi di lavoro e agli impianti sotto ogni punto di vista), la tubiera sarebbe stata tranciata di netto da materiale staccatosi dal rivestimento interno dell’altoforno senza che quest’ultimo si sia fuso (il che esclude che si sia trattato di semplice guarnitura che si stacca ed è di consistenza molle), il che vuol dire che ha attraverso tutto il letto caldo dell’altoforno arrivando siano al piano di colata ed anche oltre.

Dal video che ha ripreso quanto accaduto nella mattina del 7 maggio, vi sarebbero state due fiammate: la prima di minore entità, che sarebbe stata gestita dagli addetti dell’area seguendo le procedure standard previsti da eventi di questo tipo. La seconda invece, imprevista e che ha colto di sorpresa il personale presente in quel momento tra cui tre lavoratori impegnati a spegnere e raffreddare l’area con tre manichette ad acqua sfiorato di pochi centimetri, è arrivata a distanza di poco tempo e sarebbe stata almeno dieci volte più potente della prima.

Di fatto, come è stato chiaro sin dai primi momenti, si tratta di un incidente molto grave e che solo per puro caso non ha causato vittime tra i lavoratori (al momento si contano cinque lavoratori feriti che si sono recati nell’infermeria dell’azienda e che avrebbero riportato delle bruciature) e danni ingentissimi agli impianti con conseguenze imprevedibili all’interno e all’esterno della fabbrica.

Come già riportato, la struttura legale dell’azienda, a quanto si è appreso, ha preparato memorie e documentazione tecnica per chiedere la revoca del provvedimento di sequestro. La posizione dell’azienda terrà ad evidenziare che non ci sono stati feriti tra i lavoratori e che l’incidente è stato gestito dalle squadre e dai mezzi dei Vigili del Fuoco dello stabilimento, nonché dal personale di fabbrica senza difficoltà.

Al momento non è stata ancora presa una decisione da parte dell’azienda sul personale dell’altoforno 1 – uno dei due attualmente in funzione nel siderurgico di Taranto – che è rimasto inattivo con l’impianto fermo. Stessa situazione si pone anche per il personale degli impianti collegati all’impianto. I sindacati però danno per probabile un aumento della cassa integrazione a partire dalla prossima settimana, all’incirca sulle 70 unità.

Sempre ieri si è invece svolta una riunione in Prefettura convocata dal prefetto di Taranto Paola Dessì, a cui hanno preso parte l’azienda con il direttore generale della società, Maurizio Saitta e il direttore dello stabilimento di Taranto, Benedetto Valli, e del direttore dell’area altoforni, in cui si è affrontata la tematica dell’attuazione del Piano di Emergenza Esterno dell’azienda e diversi enti, tra cui ARPA Puglia.

A tal proposito, è giusto evidenziare che le centraline dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale poste sul perimetro del siderurgico e all’esterno dello stesso nel rione Tamburi e in altre zone del territorio (da Statte a Paolo VI, da San Vito a Talsano e in varie aree della città), non hanno registrato nessuno sforamento per tutti gli inquinanti monitorati. Il che significa che l’evento ha interessato a livello di ricadute solo l’area interna dello stabilimento.

La cerimonia per la ripartenza dell’altoforno 1 alla presenza del Ministro Urso

L’altoforno 1 era tornato in marcia a metà ottobre dopo oltre un anno di inattività (agosto 2023) ed era prevista una prossima fermata a breve per interventi strutturali di una certa importanza, a partire dal rifacimento del crogiolo che comporta una fermata dell’impianto di diversi mesi ed una spesa di oltre 100 milioni di euro. Parliamo di un impianto giudicato oramai a fine vita, basti pensare che la costruzione dello stesso e del materiale refrattario interno risale al 2001 (utilizzato per rivestire le pareti dell’altoforno che serve a fornire all’impianto l’isolamento termico, protezione contro metallo fuso e scorie e resistenza all’usura meccanica e chimica) con la messa in marcia nel 2002. Lo stesso impianto poi è stato fermo un paio di anni per interventi di revamping previsti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale nel 2015.

Inoltre, si cercherà di capire se la ripartenza dell’impianto avvenuta lo scorso ottobre, sia avvenuta a freddo o in fase di pre riscaldo (come lasciato intendere dall’azienda nei mesi scorsi): non è un dettaglio da poco, vista la complessità dell’impianto in questione e le procedure diverse da attuare oltre a tutte le fasi di controllo che vanno effettuate in entrambi i casi. Questo, in parte, potrebbe spiegare le ragioni dell’incidente del 7 maggio, in particolar modo se Afo 1 è stato fatto ripartire a freddo lo scorso ottobre.

La fermata dell’altoforno 1 era prevista già questa primavera, in concomitanza della ripartenza dell’altoforno 2 che però risulta attualmente fermo e ‘freddo’, ovvero non in fase di pre riscaldo: questo significa che non è prevista una ripartenza nel medio periodo, in quanto l’azienda non avrebbe le risorse necessarie per effettuare i lavori previsti. Al momento quindi e quasi certamente per diverse settimane almeno (a seconda di come si evolverà la vicenda legata al sequestro dell’altoforno 1), il siderurgico è tornato a marciare con un solo altoforno (il 4) come avvenuto già lo scorso anno, con tutte le difficoltà e conseguenze, impiantistiche e non solo che ciò comporterà. Tra le quali un nuovo record negativo della produzione che al momento è proiettato a bissare la stessa quantità d’acciaio prodotto nel 2024, ovvero di poco superiore ai 2 milioni di tonnellate.

Bisognerà adesso capire come si risolverà ed evolverà questa nuova vicenda, nel mentre è in corso la trattativa per la vendite degli asset industriali del gruppo alla società azera Baku Steel, oltre al procedimento di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale che entro giugno dovrebbe vedere il decreto definitivo del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Attualmente il procedimento è confluito in Conferenza dei Servizi dopo la conclusione dei lavori del Gruppo Istruttore della commissione AIA-IPPC, che ha rilasciato il proprio parere prevedendo 476 prescrizioni, anche sulla base del parere positivo (con prescrizioni) rilasciato dall’Istituto Superiore di Sanità su iniziativa del ministero della Salute. I lavori riprenderanno lunedì: al momento sono state discusse all’incirca 220 delle oltre 470 prescrizioni, per ognuna delle quali il confronto tra le parti risulta essere lungo e complesso, il che significa che non è detto che entro giugno possa arrivare il decreto del ministero dell’Ambiente con il rilascio della nuova AIA come ipotizzato inizialmente.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/05/08/ex-ilva-scatta-il-sequestro-per-laltoforno-1/)

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