Ancora un po’ di pazienza, papà”. E accanto l’emoticon di un cuore spezzato. Una frase emblematica quella di Mario Cito postata su Facebook dopo l’avvio dell’inchiesta della procura sulla morte del papà Giancarlo e il sequestro della salma. Il caso giudiziario è nato dopo la denuncia presentata dalla sorella maggiore dell’ex sindaco ed ex parlamentare di At6-Lega d’Azione meridionale (attraverso l’avvocato Giulio Maria Giannico) per presunta malasanità.

Oggi è stata effettuata l’autopsia da parte del medico legale Francesco Introna ma serviranno ulteriori approfondimenti per conoscere gli esiti. Il pm Salvatore Colella ha iscritto nel registro degli indagati cinque medici indagati per concorso in omicidio colposo: tre dell’Rsa L’Ulivo della Cittadella della Carità, dove era ricoverato, uno del reparto di chirurgia dell’ospedale Santissima Annunziata e uno del reparto di chirurgia generale dell’ospedale di Martina Franca.  Gli avvisi di garanzia rappresentano un atto dovuto per consentire agli indagati di nominare propri consulenti. L’esame autoptico dovrà accertare se vi siano state negligenze o omissioni nel percorso assistenziale che ha preceduto la morte del paziente.

Giancarlo Cito, scomparso domenica scorsa all’età di 79 anni, fa ancora parlare di sé dopo che in vita è stato un grande protagonista della politica cittadina (e non solo). Per alcuni è stato un’anomalia. Per altri un salvatore della patria. Ha saputo intercettare il malcontento della gente stufa dei partiti usando il populismo e la tv-partito come un’arma per demolire gli avversari. Ma le tante disavventure giudiziarie ne hanno tarpato le ali. Prima fra tutte, la condanna definitiva a 4 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e l’ombra della contiguità con la criminalità organizzata.

“Anche da morto lo tormentano”, ha scritto un cittadino commentando il post di Mario Cito, che è tra i sei candidati a sindaco per le amministrative del 25 e 26 maggio. E poi altri giudizi che confermano il grande consenso popolare che Giancarlo Cito, pur essendo un personaggio assolutamente divisivo, aveva saputo conquistare: “L’unica speranza di Taranto era lui”, “Bisognerebbe intitolare a lui la fontana di piazza Ebalia”, “Se il sud avesse una dozzina di uomini come lui, oggi staremmo vivendo un’altra storia”, “Era il papà di tutti noi tarantini”.

Sempre sui social l’ex sindaco Giovanni Battafarano ha evidenziato come Giancarlo Cito sia stato “un esponente politico della destra estrema, un picchiatore violento nei confronti degli studenti di diverso orientamento politico. In Consiglio comunale nei primi anni Novanta – ha ricordato – ho avuto scontri durissimi con lui”. Poi ha riconosciuto che da sindaco Cito “mostrò attenzione nei confronti della manutenzione cittadina che rimane un suo merito. Travolto da una inchiesta giudiziaria, da parlamentare andai a trovarlo a via Speziale ed egli gradì molto la mia visita. Ora che è spirato prevale l’umana pietà. Rivolgo ai suoi familiari le mie condoglianze”.

Una volta restituita la salma, potranno essere fissati nuovamente i funerali, inizialmente previsti per il 13 maggio. Poi la denuncia, l’inchiesta, le polemiche, le lacrime vere e quelle di coccodrillo.

One Response

  1. Sindaco sceriffo che da giovane esercitava attività di picchiatore e mazziere. Ha svolto attivamente azioni di provocazioni verso le iniziative sindacali e non si è privato di partecipare a tutti gli eventi eversivi compreso il movimento neo fascista dei “boia chi molla” in Calabria. Senza dimenticare l’uso della violenza razzista nei confronti di immigrati. Usò la sua televisione come strumento di ingiurie e di offesa nei confronti di avversari politici. Più volte querelato e più volte fruitore di amnistie. Nelle sua funzione di sindaco può essere ricordato per aver tolto le auto dai marciapiedi. Quanto alla sua contiguità con la criminalità parla la sentenza definitiva. Non credo che debba essere rimpianto per il suo impegno politico. Adesso è giusto che riposi in pace.

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