“E’ chiaro che essendosi fermato un altoforno e non potendo ripartire con la produzione, avremo una produzione dimezzata rispetto a quanto era stata pianificata e concordata anche con i sindacati, con l’accordo raggiunto con loro sulla gestione della cassa integrazione. Metà produzione, significa metà occupati rispetto a quanto programmato“. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine di Investopia Europe 2025, in corso a Milano, a chi gli chiedeva se ci fosse l’eventualità di ulteriori esuberi, oltre ai 4mila già annunciati, all’ex Ilva di Taranto. “Quello che più mi preoccupa – ha continuato il ministro – sono le ricadute sulla filiera, che non potrà avere i prodotti che aveva commissionato e sull’indotto che il Governo aveva ristorato pienamente in questo anno, consentendo di superare appieno le problematiche che sono state create ovviamente con l’Amministrazione straordinaria anche grazie alla ripresa produttiva”.
“La direzione aziendale dell’ex Ilva sta procedendo a comunicare direttamente ai reparti il numero di lavoratori che saranno collocati in cassa integrazione a decorrere dalla prossima settimana senza nessun confronto preventivo con le parti sociali”. Questa la denuncia di Fim, Fiom e Uilm segnalando che in alcuni reparti la percentuale del personale coinvolto raggiunge “soglie allarmanti, fino al 70%, in aperta violazione delle disposizioni previste dal Decreto Ministeriale in materia e dell’accordo di Cassa Integrazione Straordinaria” sottoscritto con le organizzazioni sindacali.
“Queste disposizioni – prosegue il comunicato – escludono espressamente dalla sospensione i lavoratori addetti alle attività di manutenzione e sorveglianza, nonché quelli impegnati nelle attività strettamente connesse alla sicurezza e alla tutela ambientale, quando direttamente coinvolti in programmi manutentivi specifici”. L’azienda ha predisposto, “in modo arbitrario e senza alcuna condivisione, un piano di sospensione delle attività che rischia seriamente di compromettere la continuità degli interventi manutentivi e, di conseguenza, la funzionalità e la sicurezza degli impianti, contravvenendo agli impegni assunti con il piano di ripartenza”.
I sindacati sottolineano inoltre “la totale assenza di omogeneità nei criteri applicativi della cigs da parte dei responsabili di area, il che alimenta ulteriore incertezza e disorientamento tra i lavoratori”.
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