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Sono 24 i Comuni che avranno sei mesi di tempo, a partire da giugno, per recuperare il ritardo accumulato nella raccolta differenziata e avvicinarsi almeno al 65%, target del piano rifiuti che avrebbero dovuto raggiungere già nel 2022. Per farlo avranno a disposizione 2,5 milioni di euro che la Regione Puglia ha stanziato in via straordinaria proprio per incentivare la differenziata in quei centri attardati.
Parliamo, infatti, di città dove la raccolta è praticamente ferma e non raggiunge nemmeno il 40% di differenziata. Un risultato che, oltre a lasciare indietro questi 24 paesi, incide anche sulla gestione complessiva del ciclo dei rifiuti, obbligando la Regione, come già accaduto, a riaprire le discariche chiuse o ad ampliare quelle ancora in attività. Questo perché tra i 24 centri ci sono anche tre capoluoghi di provincia: Taranto, Brindisi e Foggia, con un numero di residenti importante.
La giunta Emiliano, andando contro il principio che vuole che ad essere incentivati economicamente siano i Comuni virtuosi, ha deciso di dare una sterzata e cercare di far decollare la raccolta differenziata laddove è all’anno zero, o quasi. Ecco l’elenco dei beneficiari: Andrano (39,63% di differenziata nel 2024), Brindisi (32,03), Cutrofiano (29,64), Foggia (24,34%), Giurdignano (37,79%), Martignano (30,48%), Minervino di Lecce (34,78%), Muro Leccese (31,27%), Nociglia (34,9%), Otranto (26,65%), Palmariggi (22,71%), Poggiardo (39,96%), San Cassiano (35,29%), San Marco in Lamis (24,31%), Sanarica (24,11%), Santa Cesarea Terme (34,73%), Scorrano (21,59%), Soleto (32,50%), Spongano (39,82%), Sternatia (26,66%), Supersano (32,81%), Taranto (24,45%), Uggiano la Chiesa (38,24%), Zollino (38,06%).
Questi centri avranno 15 giorni di tempo per rispondere alla manifestazione pubblica della Regione e trasmettere un sintetico piano per avviare o potenziare la raccolta differenziata, attraverso ad esempio l’attivazione del porta a porta, campagne di comunicazione, acquisto di attrezzatura. La sperimentazione durerà sei mesi, sino a fine dicembre, ogni Comune riceverà un finanziamento in rapporto al numero di residenti, calcolando anche che ci sono Comuni turistici che vedono lievitare la propria popolazione nei mesi estivi. Tutta la cifra a disposizione dovrà essere rendicontata dai Comuni e, soprattutto, spesa e bene. Altrimenti, il rischio è di dover restituire i soldi ricevuti. Si tratta di contributi a fondo perduto, ma le amministrazioni comunali avranno l’obbligo di centrare l’obiettivo e incrementare di almeno 15-20 punti la differenziata.
Gli interventi da finanziare consentiranno, è la speranza, di superare i ritardi negli obiettivi del piano regionale sui rifiuti che prevedeva di raggiungere già nel 2022 il 65% di differenziata. Le difficoltà di queste 24 città, difatti, finiscono per mettere in crisi l’intero sistema regionale di trattamento del rifiuto indifferenziato, tanto è vero che lo scorso gennaio la giunta Emiliano è stata costretta a intervenire riaprendo alcune discariche e ampliandone altre.
Intanto Il salasso “ecotassa” si abbatterà nel 2025 in particolare su 91 Comuni e a cascata, quindi, sui loro cittadini residenti. Si tratta dei 91 centri dove la raccolta differenziata è ancora bassa, troppo bassa.
L’Ager, l’agenzia regionale, ha determinato per ogni città il tributo speciale per il deposito in discarica e negli impianti di incenerimento senza recupero energetico dei rifiuti solidi. L’assegnazione dell’aliquota da applicare ad ogni centro è determinata sulla base delle percentuali di differenziata raggiunte nel 2024. D’altronde, la tassa regionale ha proprio questo scopo: disincentivare lo smaltimento dei rifiuti in discarica e incentivare il recupero di materiali ed energia. Le aliquote oscillano da 7,5 a 30,98 euro per tonnellata di rifiuti portati in discarica.
Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia, questa è la situazione secondo la determina di Ager: a Bari, con il 45,97% di differenziata nel 2024, sarà applicata un’aliquota di 30,98 euro per ogni tonnellata di rifiuti finita in discarica (si tratta della tariffa massima); stessa aliquota pagheranno anche i cittadini di Foggia, Brindisi e Taranto. Situazione migliore per Lecce (70,53% di differenziata e un’aliquota pari a 18,07 euro per tonnellata di rifiuti), Barletta (68,23% e 18,07 euro di aliquota), Andria (75,58% e 15,49 euro) e Trani (75,5% e 15,49 euro).
Si tratta di un tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi istituito con legge nel 1995, anche se la norma è stata applicata con enorme ritardo. La tassa si applica «quando i rifiuti solidi vengono conferiti in discarica, smaltiti negli impianti di incenerimento senza recupero di energia, abbandonati o scaricati in depositi incontrollati», così recita il provvedimento.
La ratio della legge è semplice: “Chi inquina paga”, questo dovrebbe essere il principio cardine della normativa ambientale. In sostanza va a punire i Comuni che ancora oggi non sono riusciti a mettere in pratica politiche efficienti per la raccolta differenziata.