Ai lavoratori della Fondazione Cittadella della Carità sono stati pagati gli stipendi di aprile (la scadenza era il 10 maggio) nella giornata di lunedì 19 maggio. Ciò è stato possibile, lo ricordiamo, in esecuzione del provvedimento del Tribunale di Taranto del 16 aprile (autorizzazione al pagamento in pre deduzione di parte delle retribuzioni arretrate) e del relativo accordo intervenuto presso il Comitato Sepac Regione Puglia, come avvenuto lo scorso 25 aprile in merito agli stipendi da gennaio a marzo.
Con un decreto emesso il 16 aprile, il Tribunale di Taranto – sezione Procedure Concorsuali – ha infatti autorizzato la Fondazione alla stipula di un contratto di finanziamento da 650.000 euro, destinato al pagamento degli stipendi arretrati dei circa 150 lavoratori della Casa di Cura. Una misura necessaria, secondo i giudici, per scongiurare il rischio “grave e irreparabile” che deriverebbe dalla revoca dell’accreditamento regionale, ipotesi avanzata dalla stessa Fondazione nel caso di ulteriore morosità.
Un’altra boccata d’ossigeno per i 160 lavoratori interessati da tempo dalla vertenza, conseguente alla gravissima crisi finanziaria che ha colpito la struttura sanitaria tarantina.
Il pagamento degli stipendi era stato preannunciato nell’ultimo incontro tra la Fondazione e le organizzazioni sindacali di venerdì 16 maggio. Durante il quale era stato comunicato che la situazione con Asl si stava sbloccando e che all’inizio di questa settimana sarebbero partiti i bonifici. Questo perché, come chiarito durante l’incontro e spiegato dai sindacati ai lavoratori, l’obbligazione datoriale di corrispondere le retribuzioni non è soggetta a condizioni ed è autonoma e distinta rispetto ai rapporti tra datore di lavoro e Asl. Tanto più che quella della regolarità delle retribuzioni, era una delle condizioni dell’ accordo presso il comitato regionale Sepac.
Bisognerà invece attendere per il saldo della tredicesima del 2023 e del 2024, la retribuzione di aprile 2024 e il premio di produzione. Verso i lavoratori, lo ricordiamo ancora una volta, la Fondazione è arrivata nel tempo a vantare un debito pari a 2,5 milioni di euro (tra TFR, retribuzioni e buono pasto arretrati).
Sempre durante l’incontro di venerdì scorso, i sindacati hanno rilevato che non è stato ancora pubblicato il piano ferie estive, come previsto da contratto collettivo nazionale e nel giusto contemperamento tra tempi di vita e di lavoro. Anche in questo caso l’azienda ha comunicato che in questa settimana il piano dovrebbe venir condiviso con i rappresentanti sindacali aziendali.
Per quanto concerne invece i carichi di lavoro, “ancora una volta abbiamo rilevato il peggioramento delle condizioni di lavoro e di assistenza nel rispetto del D. L. vi 66/03 (orario di lavoro), del ccnl e dei regolamenti regionali” denunciano dalla Funzione Pubblica Cgil di Taranto.
“Infatti, non solo la questione economica ma anche quelle delle condizioni di lavoro e della qualità della assistenza sono temi centrali e non secondari; ciò anche in ragione delle diverse fuoriuscite di personale. Preliminarmente, prendiamo atto che finalmente l’azienda ha preso atto della situazione segnalata e se ne è fatta carico – specificano dal sindacato -. Abbiamo proposto come possibile soluzione, quella di reintegrare in tutto o in parte il personale a tempo determinato cessato quale riserva tecnica da utilizzare per le scoperture di personale a vario titolo. L’azienda ha proposto di bilanciare i carichi assistenziali, tenendo conto del personale presente in tutta la struttura. Naturalmente, non a giornata. Ci sembra una soluzione che potrebbe alleggerire la situazione. Verificheremo se ciò in concreto si realizzerà, ma è sicuramente un primo passo” concludono dalla FP Cgil.
Il tutto in attesa di iniziare a parlare del piano industriale che resta ancora ignoto: infatti, a tutt’oggi non si ha alcun elemento di conoscenza e valutazione per le organizzazioni sindacali impegnate nella vertenza, le quali ritengono da tempo indispensabile l’avvio immediato di un confronto. In particolar modo, non è chiara la percentuale delle quote della Fondazione che il gruppo Neuromed rileverà o ha già rilevato (anche se nei mesi scorsi si parlava del 51%) dopo la composizione del nuovo CdA, così come non sono stati chiariti quante risorse economiche il gruppo Neuromed vorrà investire e in quali tempistiche ciò dovrà avvenire.
(leggi tutti gli articoli sulla vertenza Cittadella della Carità https://www.corriereditaranto.it/?s=cittadella&submit=Go)
