È passata quasi inosservata, per la concomitanza con le elezioni amministrative a Taranto, la pubblicazione della classifica sulla Qualità della Vita per bambini, giovani e anziani del Il Sole 24 ore, riferita ai dati del 2024.

La quinta edizione del report, basato su tre indici generazionali, stila una classifica delle 107 province italiane con il miglior contesto di vita per fasce di età, analizzando le “risposte dei territori alle esigenze specifiche dei tre target generazionali più fragili e insieme strategici, i servizi a loro rivolti e le loro condizioni di vita e di salute”.

Le tre top ten sono, dato purtroppo scontato, appannaggio del Nord-Est: solo uno il piazzamento del Mezzogiorno.

Lo scenario complessivo

A livello demografico, se il Nord mantiene stabile il numero di residenti tra o e 14 anni all’interno dello scenario tra 2023 e 2033, il trend per il Centro è in lieve calo mentre al Mezzogiorno si prevede una diminuzione costante e più marcata. Stessa situazione viene rappresentata per la fascia 18-35 anni, mentre il numero degli anziani residenti è previsto in aumento del 18% in maniera uniforme in tutta Italia.

A Taranto, in particolare, la stima di quest’anno dell’incidenza delle fasce sulla popolazione è dell’11,6% per i bambini, del 62,8% per i giovani e del 25,6% per gli anziani: dati in calo per le prime due fasce, in aumento per la terza, rispetto agli anni precedenti.

La nostra popolazione invecchia, quindi, ma se questo può essere considerato un trend nazionale, alcuni dati emersi nel capoluogo ionico e provincia sono in controtendenza con l’andamento nazionale, come quello sulle competenze alfabetiche e numeriche registrate al termine della scuola media dalle prove Invalsi e sul tasso di disoccupazione giovanile: entrambe le voci migliorano a livello nazionale, ma non a Taranto (e, più in generale, al Sud).

Qualità della vita: bambini

È Lecco la città più adatta ai bambini in Italia, seguita da Siena e Aosta. Tra i piazzamenti migliori quelli riportati negli indicatori che evidenziano il rapporto tra sport e infanzia (che include il numero di praticanti, le scuole e i risultati) e le competenze alfabetiche e numeriche registrate dall’Istat per gli studenti di terza media.

Taranto, invece, si piazza all’87esimo posto, scendendo di 5 posizioni rispetto allo scorso anno: tra i voti più bassi quelli riportati proprio per l‘indice sport e bambini (93° posto) e per la quantità di verde attrezzato a disposizione in città (96° posto): solo 5,2 mq per bambino (fascia 0-14 anni), su una media nazionale di 23,3 mq. Non è un mistero, peraltro, che i pochissimi spazi con giochi per bambini siano spesso lasciati all’incuria e all’abbandono, al vandalismo degli incivili, alla sporcizia. Una situazione che si verifica tanto nelle periferie quanto nelle zone più centrale: emblematica la fotografia di piazza Marconi in cui, solo qualche giorno fa, i bambini giocavano tra la spazzatura abbandonata nel verde, escrementi di animali e pavimentazione dissestata.

Male anche l’indicatore che misura la quantità di edifici scolastici con mensa (92°posto), situazione più unica che rara alle nostre latitudini (18%), laddove al Nord è la normalità da anni, e che si riflette su una serie di servizi a sostegno delle famiglie, piuttosto carenti, che a sua volta rischia di influire sul tasso occupazionale, soprattutto femminile. La retta della mensa, poi, incide sul reddito del 3,2%, piazzando Taranto e provincia al 63°posto.

Non va meglio sulle competenze alfabetiche e numeriche degli studenti di terza media: nel primo caso solo il 44% ottiene la sufficienza, nel secondo caso il 52%.

Infine, si registra una media di 2,3 pediatri ogni 1.000 abitanti tra Taranto e provincia mentre, a proposito di servizi comunali per l’infanzia, solo il 13,2% ne ha usufruito: un dato davvero basso.

Tutti gli indicatori del capoluogo ionico e della sua provincia si piazzano nella metà inferiore della classifica, ad eccezione di quello che misura la quantità di edifici scolastici con palestra, ovvero il 49,1%: poco meno della metà, ma in Italia la situazione non è delle migliori, il che garantisce comunque il posizionamento al 13°posto.

Qualità della vita: giovani

Sul podio delle città più vivibili per la fascia d’età 15-34 anni ci sono Gorizia, Bolzano e Cuneo: a pesare positivamente sopratutto la trasformazione dei contratti di lavoro in indeterminati e l’offerta di spettacoli e intrattenimento.

In questa classifica Taranto e provincia rimediano, invece, il posto più basso dei tre report: 105° posto, sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno (106°posto).

Uguale piazzamento per il nostro territorio a causa della percentuale di disoccupazione giovanile rilevata dall’Istat: il 28% su una media nazionale del 12%, ovvero meno della metà. Troppo bassa anche la percentuale di ragazzi di età compresa tra 25 e 39 anni che hanno conseguito la laurea: solo il 17,9% su una media del 28% (104° posto in Italia). Influisce, poi, la scarsa quantità di contratti di lavoro che si trasformano in indeterminati, garantendo stabilità personale ed economica: appena il 9%, su una media nazionale del 13% (95° posto nella classifica).

Insomma, una situazione che ben fotografa anche quanto rilevato in campagna elettorale in merito ad una città che perde costantemente la sua fascia di popolazione giovane, costretta a recarsi altrove per costruire il proprio futuro: un impoverimento di cui Taranto e provincia pagano un prezzo sempre più alto. Significativo anche l’indice di soddisfazione per il proprio lavoro della fascia 20-34 anni: appena il 7,5% (90° posto), una chiara conseguenza di quanto esposto prima a proposito di occupazioni poco stabili e sempre più difficili da trovare.

Pochi anche gli amministratori comunali under 40 (20%, 89° posto), mentre resta alto il numero di incidenti stradali notturni gravi (3,8 ogni 10mila maggiorenni).

Nella metà superiore della classifica solo l’incidenza del canone di locazione sul reddito medio (15,9%, 31°posto), esempio di come il mercato immobiliare si adatti ad una città in cui il precariato e i salari bassi sono la regola e non l’eccezione, e l‘età media al parto (32 anni per il primo figlio, comunque in linea con la media nazionale).

Qualità della vita: anziani

Sono Bolzano, Treviso e Trento le tre città in cui gli anziani vivono meglio in Italia: a fare la differenza, in questo caso, sono la spesa sociale per gli abitanti con più di 65 anni, la speranza di vita, ma anche il numero di infermieri e medici specializzati per questa fascia d’età e i posti a disposizione nelle Rsa, nonchè la presenza di orti urbani e biblioteche.

Taranto, anche stavolta, ottiene un piazzamento piuttosto basso: 82° posto, comunque in ripresa rispetto al 99° posto rimediato nel 2024.

Sotto la media nazionale il numero di posti letto nelle Rsa (13%, 60° posto), solo 42 euro di spesa sociale per i cittadini con più di 65 anni su una media nazionale di 103 euro (80°posto). Bassa anche la pensione media percepita, 1.077 euro su quasi 1.300 euro di media italiana (91° posto) e solo 2,2 geriatri ogni 10mila over 65 (81° posto) mentre gli infermieri (non pediatrici) sono appena 80 ogni 100mila abitanti sopra i 15 anni. Infine, il dato più basso è quello che vede il piazzamento al 104° posto per consumo di farmaci per malattie croniche, piuttosto elevato rispetto alla media registrata in Italia.

Buoni i dati sul consumo di farmaci per depressione e obesità (25° e 20° posto rispettivamente), mentre il numero di anziani soli è sotto la media nazionale (33,4% contro 37,7%), mentre decisamente basso è il numero di biblioteche a disposizione (3,1 su 10mila residenti over 65).

“La Qualità della vita per fasce d’età del Sole 24 Ore – si legge nell’introduzione e commento al report – rappresenta, da alcuni anni, un’utile bussola per fare il punto sulle fragilità di un Paese in piena crisi demografica, dove sempre più spesso si invoca la necessità di un patto generazionale che, anche attraverso i fondi del Pnrr, raccolga investimenti per lo sviluppo e il futuro dell’Italia. Le tre graduatorie verranno incluse, a fine anno, nella 36esima edizione della Qualità della vita”.

Una classifica generale, che stando alle premesse, non si rivela certo positiva per la nostra città ed il suo territorio, ancora troppo poveri di servizi e offerta ad appannaggio delle fasce d’età più fragili e nello stesso tempo più ricche di potenzialità inespresse per la nostra società.

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