Nella giornata del 26 maggio, presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, si è tenuto il primo incontro di monitoraggio per fare il punto sulla reindustrializzazione dello stabilimento Hiab di Statte dopo che il 30 gennaio si è raggiunto un accordo a seguito di un mese di occupazione del sito da parte dei lavoratori. La protesta ha seguito la volontà della multinazionale svedese di chiudere lo stabilimento. Presente all’incontro anche la Regione Puglia.

Le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm si attendevano che l’azienda, insieme all’advisor Vertus, li avrebbe informati circa il lavoro svolto in questi primi quattro mesi di incarico. In realtà, l’incontro è stato aggiornato al 19 giugno, sempre al Mimit, “sia per mancanza di informazioni necessarie, sia perché FIM FIOM UILM hanno chiesto legittimamente – a fronte dell’accordo sottoscritto – precisazioni ulteriori sia sul contratto d’affitto del capannone sia sulla gestione delle cinque proposte fin qui raccolte. Sui motivi della sospensione, su tutte le perplessità espresse dalle organizzazioni sindacali, abbiamo chiesto all’azienda di riferire con chiarezza nel prossimo incontro” si legge in una nota unitaria.

Durante l’incontro ai sindacati è stato reso noto che in questi giorni verrà rafforzato il mandato a Vertus sia in termini di durata d’incarico sia di perimetro di ricerca che verrà esteso a tutto il territorio nazionale. FIM, FIOM, UILM ritengono però “non adeguato il lavoro svolto in questi primi mesi anche se è un segnale importante il cambio di mandato all’advisor che a nostro avviso poteva esser previsto da subito”. E ricordano che “ci sono 97 lavoratori che vogliono tornare al lavoro quanto prima e che non accettano di rimanere parcheggiati per volontà di una multinazionale. Seppur riteniamo importante e positivo il ruolo del Mimit e della Regione Puglia, occorre spingere affinché l’azienda si assuma fino in fondo le responsabilità della situazione da lei creata e adempia pienamente agli accordi sottoscritti”.

Lo scorso 5 marzo è stato definito l’accordo con Hiab Italia per fronteggiare la chiusura del sito di Statte, dopo che il 28 febbraio è stato l’ultimo giorno di produzione nello stabilimento tarantino. La cassa integrazione è stata avviato l’11 marzo ed avrà durata di 12 mesi.

L’accordo prevedeva anche la possibilità di trasferimento di 25 unità, su base volontaria, nel sito di Minerbio, in provincia di Bologna, con la corresponsione di un incentivo pari a 10mila euro ed il pagamento di un alloggio per un periodo massimo di 90 giorni, che però sino allo scorso marzo nessun lavoratore aveva voluto prendere in considerazione. Inoltre, l’accordo ha previsto anche la possibilità dell’esodo volontario incentivato attraverso il pagamento di una somma lorda pari all’equivalente di 10 mensilità e di ulteriori 800 euro a fronte della dovuta transazione sul rapporto di lavoro, con la integrazione della Cigs prevista per il personale non rientrante tra i pensionandi (non dovrebbero essere più di 5-6 unità coloro che hanno maturato i requisiti anagrafici).

Una vertenza, lo ricordiamo ancora una volta, apertasi a seguito della decisione irrevocabile e unilaterale dell’azienda di voler dismettere l’attività del sito di Statte, per trasferire il tutto in Emilia Romagna prima (anche se sono sorti anche lì dei problemi), e poi probabilmente per delocalizzare il tutto negli impianti esteri, tra cui quello di Saragozza in Spagna. La scelta dell’azienda, come abbiamo riportato più volte, è legata a logiche e scelte di mercato tese alla massimizzazione del profitto attraverso la riduzione dei costi, visto che per anni quello di Statte è stato uno stabilimento d’eccellenza, con decine di operai specializzati impegnati nella produzione di gru di piccola e media portata ad alto livello, diventando così il cuore del processo produttivo della società.

Che negli scorsi mesi ha provato a giustificare la chiusura alla crisi di mercato ed al calo degli ordinativi. Tesi però rispedita al mittente dai sindacati che hanno evidenziato come il rapporto intermedio del 2024 dica esattamente il contrario, ovvero che gli ordini per HIAB sono stati in costante aumento (come avvenuto anche per tutto il 2022, con un fisiologico calo nel 2023). Anche per questo i lavoratori hanno provato ad opporsi in tutti i modi possibili, arrivando anche ad occupare per diverse settimane lo stabilimento. Senza dimenticare i lavoratori delle tante aziende che ruotano intorno all’indotto della HIAB: la ditta delle pulizie, le aziende di trasporto, i fornitori di minuteria, le manutenzioni elettriche e di macchine speciali, la ditta addetta al taglio e quella addetta a trattamenti e verniciature speciali delle lamiere. Parliamo di un numero che oscilla tra i 50 e i 100 lavoratori che rischiano di avere anch’essi ripercussioni a seguito della chiusura del sito di Statte. 

Una strategia imprenditoriale, quella intrapresa dalla HIAB e da tante altre aziende prima di lei, con la quale da anni si stanno smantellando processi produttivi di interi comparti, cancellando storie industriali decennali e desertificando l’economia del nostro territorio. Oltre a distruggere l’esistenza di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. Con la politica locale e nazionale che da tanti anni ha smesso di avere un’idea di sviluppo industriale degna di questo nome.

E così mentre da queste parti si continua a favoleggiare di decarbonizzazione, di economica green, di transizione giusta, di centinaia di milioni di euro da investire in progetti di dubbia utilità per rioccupare le migliaia di lavoratori che saranno espulsi dai processi produttivi della grande industria, le aziende del territorio tarantino continuano a chiudere una dopo l’altra, abortendo sul nascere qualsiasi speranza per un presente (non per un futuro) migliore. Con la cassa integrazione che è diventata una dimensione esistenziale alienante per migliaia di lavoratori della nostra provincia, senza che all’orizzonte s’intraveda una nuova alba.

(leggi tutti gli articoli sulla vertenza Hiab https://www.corriereditaranto.it/?s=hiab&submit=Go)

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