Nelle scorse settimane abbiamo posto due quesiti ai nostri lettori di cui sicuramente il nuovo sindaco di Taranto dovrà tenere conto nell’ambito delle sue competenze.  Abbiamo chiesto quale tra alcune opere si vorrebbe che i lavori fossero portati a termine nel più breve tempo possibile.

Il 53% tiene particolarmente alla conclusione dell’Ospedale San Cataldo (siamo giunti al 1691mo giorno dalla posa della prima pietra da parte dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte in data 12 ottobre 2020). L’ospedale, dopo una serie infinita di rinvii, dovrebbe essere pronto entro la fine del prossimo anno, ma diventa esercizio inutile indicare date precise perché ci sono tante variabili in corso come le verifiche degli impianti e del polo tecnico-amministrativo. Il nuovo ospedale, su quattro livelli, avrà una superficie coperta di circa 43mila metri quadri, 715 posti letto, 70 ambulatori, 28 sale di diagnostica, 19 sale operatorie, 2.286 posti auto, un eliporto, e un’area verde attrezzata di oltre 220 mila metri quadrati.

Ultimazione di Palazzo Archita (26%): anni e anni di ritardi e rinvii. Ogni volta pare esserci la svolta. Palazzo degli Uffici è circondato dalle impalcature e sovrastato dalla enorme gru da oltre vent’anni. Si parla di lavori da avviare entro la fine del 2025 che dovrebbero concludersi in meno di 200 giorni e quindi tra maggio e giugno del 2026.

Ma ciò riguarda solo il primo lotto, quello che sarà al centro dell’ormai prossimo bando di gara, che comprende: restauro delle facciate esterne dell’edificio, illuminazione artistica esterna e sistemazioni delle piazze prospicienti l’immobile, restyling dei tratti di strada che da decenni appunto sono occupati dai pali dei ponteggi. Per il restauro degli interni della galleria, il recupero delle due corti interne,  il restyling del percorso di collegamento dal piano terra all’esterno e l’illuminazione artistica degli spazi interni, ci vorrà altro tempo. L’impegno di spesa, che per i due lotti è di oltre 25 milioni di euro. L’ex Palazzo degli Uffici sarà un ambiente polivalente e inclusivo. Quando non è dato ancora di sapere…

Termine lavori Tangenziale Nord (12%): del suo mancato completamento si è occupato negli scorsi mesi, dopo anni di silenzio totale (a parte il Comitato Strade Sicure), il tg satirico ‘Striscia la notizia’. Nelle mire iniziali l’arteria avrebbe dovuto migliorare il collegamento con Massafra e, di conseguenza, con il primo casello autostradale. Un progetto da 106 milioni di euro, abbandonato da circa 20 anni. Un collegamento che devierebbe il traffico a lunga percorrenza allontanandolo dalla zona industriale di Taranto snellendolo verso la tangenziale sud di Taranto, verso la zona a est, verso la stazione Nasisi. L’intervento è stato realizzato solo in parte, ma poi è stato stralciato nell’elaborazione dell’ultimo Piano regionale dei Trasporti, a causa di una mancanza di comunicazione tra Provincia e Regione, lasciando un’incompiuta. L’opera è stata concepita più di venti anni fa e dell’intero tragitto, lungo poco più di 13 km, circa 6,3 km sono già stati assoggettati a procedure espropriative e in parte addirittura completati a doppia corsia per senso di marcia. Il tratto ultimato che comprende strade, ponti e complanari, giace in stato di abbandono e del resto del tracciato non si sa nulla. Ci sarebbero a quanto pare altre priorità.

Compimento i lavori che riguardano il Lungomare (7%): a novembre 2024 l’Amministrazione Melucci, annunciò, come sempre con enfasi, l’apertura del cantiere di rifunzionalizzazione della scarpata. Gli interventi, per i quali la spesa sarà superiore al mezzo milione di euro, sarebbero dovuti durare sette mesi e terminare il 17 maggio scorso. Ma sembra ormai chiaro, visto l’andamento dei lavori, che ci vorrà ancora tempo.

Un intervento direttamente connesso con la riqualificazione del waterfront di Lido Taranto ( l’ex dopolavoro cantieri navali e l’ex circolo nautico dell’Ilva), partita in questi giorni, che prevede numerose opere di rinverdimento naturalistico all’interno della stessa scarpata. La ditta appaltatrice dei lavori, commissionati dal Comune, ha rimosso gli spuntoni che sorreggevano la piattaforma in legno, liberando così tutta l’area. Quei ferri, tutti arrugginiti, come più volte denunciato dal corriereditaranto.it costituivano un grande pericolo per i bagnanti. L’intervento di riqualificazione prevede anche il versamento di sabbia naturale nella zona attualmente destinata a parcheggio e la riqualificazione delle gallerie storiche sottostanti il lungomare.

Fine ristrutturazione Stadio Iacovone (2%):  dopo esser stato demolito in buona parte (tutto l’anello inferiore), è in fase di ricostruzione. I lavori stanno procedendo, sotto il controllo della struttura commissariale dei Giochi, secondo cronoprogramma. Di recente si è proceduto alla rimozione della vecchia copertura e agli scavi di fondazione della nuova struttura.

Completamente finanziato con soldi del Governo per un totale di 59,750 milioni di euro, lo stadio Iacovone sarà l’impianto bandiera dei XX Giochi del Mediterraneo che si terranno a Taranto dal 21 agosto al 3 settembre del 2026. La sfida è  completare l’opera in 15 mesi (tre ne sono già trascorsi) e la società che si è aggiudicata i lavori del secondo lotto conta di farcela in tempo lavorando 6 giorni su 7 con dei turni allungati ma che non prevedono che si possa lavorare anche di notte. Esiste una penale per ogni giorno di consegna in ritardo dei lavori ma anche un premio di accelerazione se l’opera dovesse essere consegnata prima.

 

L’altro quesito riguardava i cosiddetti polmoni verdi della città. Quale parco urbano si vorrebbe che fosse riqualificato quanto prima?

Parco delle Mura Greche (55%): il parco fu inaugurato ai primi del Duemila dall’amministrazione guidata dalla scomparsa Rossana Di Bello, con l’utilizzo di fondi europei.  Ubicato alle spalle di via Ancona,  con accesso principale è in via Venezia, è conosciuto soprattutto per il concerto del Primo Maggio Taranto che si tiene nel grande piazzale. C’è tra l’altro la proposta di intitolarlo a Massimo Battista, il consigliere comunale morto prematuramente lo scorso ottobre, molto legato a questo posto. Il parco versa in stato di abbandono: piantumazione alberi lasciata a sé stessa (senza acqua non si rinverdisce lo stato dei luoghi), tubazioni dell’acqua corrose, sporcizia, fontane spente, vasche prosciugate,  degrado evidente.  L’immondizia è sparsa ovunque, soprattutto lungo il muro di cinta (deturpato dalle scritte) – https://www.corriereditaranto.it/2024/10/04/il-lontano-splendore-di-un-parco-1/

Parco Cimino (30%): polmone verde ed oasi di pace con affaccio sul mar Piccolo, meriterebbe una mirata riqualificazione che lo rimetta al centro delle attività amministrative del Comune di Taranto. La precedente amministrazione, sempre con annunci roboanti – Pineta Cimino, l’impegno dell’amministrazione Melucci per un’organica riqualificazione -nel 2023, aveva previsto e promesso anche l’implementazione delle strutture ludiche all’interno del parco e l’inaugurazione dell’anfiteatro con 250 posti a sedere (realizzato nel 2023 ed ora abbandonato).

Senza dimenticare il potenziamento dell’illuminazione serale, problema esistente da diversi ad eccezione del vialetto che scorre immediatamente dopo l’accesso. È imbarazzante vedere tanti runners che, dopo il tramonto, liberi da impegni lavorativi, corrono sparsi fra gli alberi alla sola luce dei cellulari – https://www.corriereditaranto.it/2024/08/23/parco-cimino-perche-al-buio/

Parco del Mirto (15%): si tratta di una delle poche aree verdi presenti in città e l’unica che insiste nel Quartiere Paolo VI, oggetto negli anni di continui atti vandalici tra cui un paio di incendi dolosi tra il 2017 ed il 2023 che hanno distrutto le palizzate (anche depredate in occasione del falò di San Giuseppe) e la piccola in legno ubicata all’ingresso.

Negli anni anche l’area giochi è stata deturpata. Inoltre tutto il parco è sprovvisto di illuminazione pubblica. Il tempo sembra essersi fermato: all’interno della struttura pericolante sono presenti rifiuti e attrezzature abbandonate nel 2023. Addentrarsi nel parco è come avere un colpo al cuore: la decadenza (dei giochi, dei cartelli consumati, degli attrezzi ginnici vandalizzati), si mischia con la natura che ricopre tutto, selvaggia e incontrollata. Erba altissima, processionaria sugli alberi, spazzatura gettata negli angoli più nascosti. Avrebbe dovuto far parte della famosa Green Belt che doveva circondare la città.  L’intervento di riqualificazione andrebbe accompagnato da un efficace servizio di vigilanza h 24 per evitare purtroppo che vengano compiuti ulteriori atti vandalici. https://www.corriereditaranto.it/2025/04/04/il-silenzio-delle-periferie-paolo-vi/

 

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