“Il negoziato per la cessione dell’ex Ilva con Baku Steel va molto bene, sta andando avanti malgrado tutto, malgrado quello che è accaduto e non doveva accadere”. Lo ha assicurato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo al Congresso della Fim-Cisl, a Napoli.

Il sequestro dell’altoforno dopo l’incidente dello scorso 7 maggio “ovviamente ha avuto un impatto sul negoziato e non solo sul negoziato, anche sulla produzione”, ha continuato Urso, sottolineando che servono “tre condizioni per chiudere il negoziato, che sono preliminari alla chiusura del negoziato e senza le quali non si può chiudere il negoziato per le quali ho chiamato la responsabilità a tutti gli attori”.

La prima condizione, ha ribadito il ministro Urso “è che ci sia l’AIA e che sia sostenibile economicamente, prima della chiusura del negoziato. La seconda condizione e che ci siano le autorizzazioni, a cominciare da quelle che riguardano la nave rigassificatrice, perché senza gas non c’è acciaio green. Questo lo si può raggiungere e lo si deve raggiungere con responsabilità e consapevolezza attraverso un accordo di programma che la legge consente di fare tra tutti gli attori, Governo con i ministeri competenti, Regione, Comune, Provincia dove necessario e Autorità portuale. Un accordo di programma che deve essere realizzato nei prossimi 20 giorni, per poi consentirci di fare, sulla base di quell’accordo di programma, un’AIA che sia sostenibile. Il tutto, chi ha fatto i calcoli, ha detto che bisognerà arrivare almeno fino a dicembre“. Prima di parlare di una eventuale nazionalizzazione dell’ex Ilva, a cui il ministro Matteo Salvini si è detto favorevole, Urso ha spiegato che “prima mi dovete rispondere se siete d’accordo all’accordo di programma che prevede la nave rigassificatrice”.

E alla domanda se ci saranno i fondi per arrivare a quella scadenza, Urso ha replicato: “Dipende dall’Europa”. Lasciando intendere che eventuali altri prestiti ponte ad Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria dovranno ottenere il semaforo verde da parte della Commissione Europea, onde evitare che gli stessi vengano considerati degli aiuti di stato.

“Io non ho pregiudizi. Talvolta è necessario lo Stato, talvolta i privati. Ma in Europa e in Italia le regole della produzione valgono sia se il capitale è pubblico, sia se il capitale è privato, sia se il capitale privato è straniero. Cosa voglio dire? Che l’Aia serve comunque, che il gas serve comunque. Non è che la nazionalizzazione o la statalizzazione dello stabilimento (ex Ilva di Taranto) ti consente di fare quello che vuoi, senza un’Aia che rispetti la salute o l’ambiente, o che possa prescindere dal gas” ha conclusoil ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso,

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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