Ascolta l’audio dell’articolo

Sta facendo discutere la scelta della premier Giorgia Meloni, di recarsi al seggio per i referendum dell’8 e 9 giugno e non ritirare le schede. Naturalmente sorgono i dubbi sulla legittimità della sua azione. Ma i cittadini si chiedono: è possibile rifiutare la scheda elettorale? La risposta è sì, ma come ogni atto civico, anche il rifiuto richiede consapevolezza. Vediamo cosa comporta, come si fa e quali effetti produce.

Un diritto non obbligatorio
In Italia, votare è un diritto costituzionalmente garantito, ma non un obbligo. Nessuno può essere costretto a recarsi al seggio o a ritirare la scheda. Di conseguenza, anche rifiutare la scheda elettorale è una scelta legittima, che si può esercitare direttamente al seggio.

Chi decide di non votare può farlo in due modi:

Non recandosi affatto alle urne, ovvero astenendosi;

Presentandosi al seggio ma rifiutando di ritirare la scheda.

In questo secondo caso, è possibile chiedere che il proprio rifiuto sia verbalizzato nel registro del seggio, anche se la legge non obbliga i presidenti a farlo. Tuttavia, molti accolgono la richiesta come segno di trasparenza.

Le forme del dissenso: rifiuto, scheda bianca o nulla
Negli ultimi anni, accanto alla classica astensione, sono cresciute altre forme di dissenso elettorale:

Scheda bianca: si ritira la scheda e la si restituisce senza alcuna preferenza. È un modo per dire “non mi rappresenta nessuno”.

Scheda nulla: si annulla volontariamente il voto, ad esempio tracciando segni non conformi, scrivendo messaggi o barrando più simboli.

Ma in entrambi i casi, scheda bianca e nulla vengono conteggiate come “voti espressi”: il cittadino risulta presente alle urne, anche se la sua scelta non incide sull’assegnazione dei seggi. In altre parole, non influiscono sul risultato finale.

Diverso è il rifiuto della scheda: chi si reca al seggio, firma per la registrazione, ma poi non accetta la scheda, non rientra tra i “votanti”. È un modo per distinguersi dalla massa degli astenuti e lasciare (eventualmente) una traccia documentata della propria posizione critica.

Nessuna sanzione, ma nemmeno effetto diretto
Rifiutare la scheda non comporta alcuna sanzione legale o amministrativa. È una libera scelta, come lo è l’astensione. Tuttavia, occorre sapere che il rifiuto non produce effetti immediati sul piano del risultato elettorale. Rispetto alle altre elezioni, dove vige il sistema proporzionale, o nei collegi maggioritari, dove vince chi prende più voti validi, l’unico caso in cui il quorum conta è il referendum abrogativo, dove è richiesto il 50%+1 degli elettori al voto perché l’esito sia valido. In quel contesto, l’astensione (o il rifiuto) può diventare strumento politico efficace.

Un gesto simbolico (ma non inutile)
Chi rifiuta la scheda spesso lo fa per protesta, per sfiducia nella politica o per rifiuto dell’attuale offerta elettorale. È un gesto che, pur non cambiando l’esito della consultazione, può assumere valore simbolico e diventare forma di pressione sociale, soprattutto se condiviso da molti.

Alcuni movimenti civici invitano i cittadini a recarsi al seggio e a rifiutare formalmente la scheda, per distinguere il proprio gesto da una semplice astensione. Altri chiedono di farsi verbalizzare, in modo da lasciare una traccia ufficiale del dissenso.

In ogni caso, rifiutare la scheda è un’opzione democratica, che può essere esercitata pacificamente e consapevolmente, senza timore di conseguenze.

4 Responses

  1. Già! La tradizionale furbizia dell’italiano. È stato tirato fuori dal cilindro, dietro una spiegazione capziosa, il sistema per ingolfare, se non addirittura paralizzare, i seggi. La discussione e la conseguente verbalizzazione comporterà, assai probabilmente, lungaggini nelle operazioni di voto. Provate a immaginare.

  2. Certo che non esiste alcun obbligo di votare e nel caso dei referendum si può anche prendere solo una parte delle schede se si tratta di più quesiti. Ma affermare, come si scrive in questo articolo, che non ritirare la scheda è una “forma di protesta e di sfiducia verso la politica” se può avere senso per un elettore qualsiasi di certo non lo ha per chi fa politica per mestiere da quando andava alla scuola materna come la Meloni. In ogni caso c’è una differenza enorme tra una votazione politica o amministrativa e un referendum e cioè che con il referendum decidono subito gli elettori e non i partiti. Se vincono i SI le leggi sono abrogate altrimenti resta tutto come prima Si chiama democrazia diretta.

  3. Il referendum è unico metodo di decisione nelle mani degli elettori. Invece è assurdo che ci debba essere il quorum mentre qualsiasi altra consultazione elettorale non lo prevede. Si elegge il parlamento, che potrà fare o abrogale qualunque legge, qualunque sia il numero dei votanti, mentre quando possono decidere i cittadini si pone uno sbarramento.

  4. Non votare è la scelta più giusta ,ai sinistri compreso la CGIL di Landini prima hanno firmato il male ,oggi si svegliano e ci chiedono di cambiare le nostri sorti e di regalare la cittadinanza a persone che andrebbero espulse ,”non tutti”, ma la maggior parte .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *