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La vicepresidente esecutiva e commissario europeo per le competenze, l’istruzione, la cultura, il lavoro e i diritti sociali Roxana Mînzatu a nome della Commissione europea, ha risposto (martedì 3 giugno) ad una nuova interrogazione scritta da parte dell’europarlamentare Valentina Palmisano (del Movimento 5 Stelle che fa parte del gruppo The Left) sull’ex Ilva di Taranto e i lavoratori impiegati nel siderurgico tarantino presentata lo scorso 21 marzo.
“La Commissione ha avviato il patto per l’industria pulita e il piano d’azione per la siderurgia – si legge nell’incipit dell’interrogazione della Palmisano -. L’impianto siderurgico Acciaierie d’Italia (ex-ILVA) a Taranto, uno dei pochi in Europa con ciclo integrale a carbone, deve produrre almeno 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno per non entrare in perdita economica. Tuttavia, la valutazione di impatto sanitario per tale livello produttivo è stata bocciata per il mancato rispetto dei limiti di rischio sanitario. Attualmente, la produzione si ferma a 2 milioni di tonnellate, con soli 8 000 lavoratori e 4 000 in cassa integrazione. La decarbonizzazione, necessaria per aumentare la produzione senza violare i limiti sanitari, non sarà realizzabile prima del 2040-2050, secondo studi scientifici indipendenti”.
Tanto premesso, l’europarlamentare ha chiesto alla Commissione di rispondere ad alcuni quesiti: “Come intende sostenere economicamente i lavoratori a rischio di perdita del posto di lavoro? Quali misure intende adottare per proteggere la salute dei lavoratori esposti a inquinanti oltre i limiti della Direttiva 2010/75/UE, e prevede un fondo specifico per il risarcimento dei lavoratori esposti ad amianto e altri agenti cancerogeni? E’ a conoscenza del fatto che 400 milioni di euro, destinati alle bonifiche delle falde acquifere e dei terreni contaminati, sono stati deviati per sostenere la continuità produttiva, e quali misure intende adottare per implementare le bonifiche, indispensabili per lo sviluppo di altri settori economici territoriali (agropecuaria ovvero agricoltura e zootecnia, mitilicoltura, turismo)?”.
“La Commissione è a conoscenza della situazione delle Acciaierie d’Italia e del suo impatto sui lavoratori dell’industria e sui settori economici locali – ha inizialmente risposto la vicepresidente Roxana Mînzatu -. La Commissione riconosce le sfide poste dalla necessità di decarbonizzare l’impianto, garantendo nel contempo la salute e la sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente circostante. La Commissione ha presentato un patto per l’industria pulita, seguito a ruota dal piano d’azione per la siderurgia e la metallurgia, che mira a sostenere la transizione dell’industria siderurgica verso la sostenibilità ambientale. Il piano d’azione definisce misure per sostenere l’industria siderurgica nei suoi sforzi volti a ridurre le emissioni di carbonio, mantenendone nel contempo la competitività e tutelando la salute e la sicurezza dei lavoratori”.
Per quanto riguarda il sostegno ai lavoratori delle Acciaierie d’Italia, la Commissione osserva che “il programma nazionale Fondo per una transizione giusta per l’Italia, cofinanziato dall’UE con 1.029 miliardi di EUR, fornisce sostegno ai lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro. Nell’area di Taranto tale piano fornirà sostegni ad azioni di qualificazione per i disoccupati e per i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro. La Regione Puglia prevede inoltre di avviare corsi di formazione pertinenti, finanziati dai fondi di coesione dell’UE”.
Infine, per quanto riguarda la questione ambientale e sanitaria “nell’ambito di una procedura di infrazione in corso la Commissione sta monitorando l’attuazione delle misure adottate per rendere l’impianto Acciaierie d’Italia conforme alla direttiva 2010/75/UE4”. Specificando che “la Commissione è consapevole del fatto che fondi nazionali per un valore di 400 milioni di euro, inizialmente destinati a finanziare progetti di bonifica delle falde acquifere contaminate e dei siti della zona, sono stati da allora riassegnati alle acciaierie di Taranto affinché possano mantenere la produzione. Tali fondi e la loro riassegnazione sono di competenza della Repubblica italiana“.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)
